Vomero: chi è davvero responsabile?
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Vomero, i rider trasformano i marciapiedi in piste: sanzioni e sequestri dei Carabinieri
Vomero: chi è davvero responsabile?
Una riflessione dopo le sanzioni ai rider
Di recente Cronache della Campania ha pubblicato un articolo che racconta di controlli dei Carabinieri al Vomero, dove alcuni rider sono stati multati o denunciati per aver “trasformato i marciapiedi in piste” e aver violato il codice della strada per rispettare le consegne imposte dal lavoro.
È giusto che chi viola le regole venga sanzionato. Tuttavia, limitarsi a descrivere i rider come “centauri indisciplinati” rischia di raccontare solo metà della storia. Per capire davvero cosa succede sulle strade di Napoli e in tante altre città italiane, bisogna guardare più in profondità alla responsabilità delle piattaforme digitali che gestiscono il lavoro dei rider.
1. Le app non sono neutrali: creano incentivi pericolosi
Quando usiamo termini come “i rider” senza specificare le dinamiche che guidano il loro comportamento, si crea un’immagine distorta. I rider non decidono in autonomia di correre sui marciapiedi: lo fanno per rispettare i parametri degli algoritmi. Le app:
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Impongono tempi di consegna molto stretti, spesso irrealistici nel traffico urbano;
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Penalizzano economicamente chi non rispetta gli indicatori di performance;
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Spesso non prevedono pause né limiti adeguati per la sicurezza.
La responsabilità principale non è quindi dei singoli fattorini, ma delle strategie operative delle piattaforme che spingono verso comportamenti rischiosi per aumentare velocità e profitti.
2. I rischi per i rider sono sistemici e non individuali
Diversi studi e interventi giudiziari in Italia mostrano come le condizioni di lavoro dei rider siano spesso gestite in modi che trascurano sicurezza e diritti. Per esempio:
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Recentemente un giudice ha accolto un ricorso contro Glovo per mancata valutazione dei rischi per i rider, sottolineando l’insufficienza delle tutele sulla sicurezza e formazione necessaria per lavorare in strada.
Questo conferma che non si tratta di “indisciplina individuale”, ma di strutture organizzative che non garantiscono condizioni di lavoro adeguate, né processi di valutazione dei rischi realmente efficaci.
3. Il vero problema: un modello basato sulla velocità a qualsiasi costo
La narrazione di molti media, incluso l’articolo del Cronache, tende a dipingere i rider come il problema. Ma la questione è strutturale:
🔹 Le app fanno profitto a spese della sicurezza;
🔹 Gli algoritmi premiano la rapidità, non la prudenza;
🔹 La pressione esterna porta i lavoratori a scegliere tra ritardi (e quindi penali) o rischi per sé e per i pedoni.
Finché il modello di business di queste piattaforme sarà costruito in questo modo, le sanzioni finiranno per colpire i più deboli — i rider — e non le cause profonde.
Conclusione: cambiare il punto di vista
La sicurezza nel Vomero, come in tutte le città italiane, implica una responsabilità diffusa:
✔ rider (rispetto del codice)
✔ istituzioni (controllo e regole)
✔ piattaforme digitali (modelli operativi e incentivi)
Biasimare solo i rider è facile, ma incomprensivo della realtà di sfruttamento digitale in cui vivono. Bisogna spostare il focus dalle singole persone alle regole che le governano — perché se gli algoritmi puniscono chi non corre, allora chi guida quei software deve assumersi una parte significativa della responsabilità.

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