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Non chiedono diritti ma ridimensionamento della flotta un disegno ambiguo con rider autonomi con diritti ma non troppi

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  116 ore di lavoro. 757 km percorsi. 249 euro guadagnati. Mentre lo sfruttamento ti sbatte in faccia la cruda realtà della strada, c’è chi, ancora oggi, sogna di scrivere un Contratto Collettivo Nazionale per i rider che definire "fumoso" è un eufemismo. Ci troviamo di fronte a un progetto contrattuale che si muove su un paradosso grottesco, un disegno ambiguo il cui unico risultato reale è la precarizzazione permanente . Il paradosso del "lavoratore ibrido" L'idea di fondo è quella di creare una figura speculativa che serve solo a fare gli interessi delle piattaforme: Autonomi, ma non troppo: lavoratori a cui si vogliono concedere diritti col contagocce, negando le vere tutele del lavoro subordinato. Subordinati, ma non troppo: costretti a restare legati a doppio filo alle esigenze e ai ritmi aziendali, quel tanto che basta per garantire alle multinazionali una flessibilità ancora maggiore e, soprattutto, a costo zero. In questo clima di i...

Se le piazze sussurrano, la realtà urla: la parabola del contratto 2020

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GUARDA IL VIDEO DENUNCIA Se le piazze sussurrano, la realtà urla: la parabola del contratto 2020 Non sappiamo con certezza matematica se tutte le indiscrezioni che circolano in questi giorni siano vere. Non spetta a noi fare i magistrati. Di certo, però, c’è una cosa che nessuno può negare: il vociferare nelle piazze esisteva, ed era forte. Chi vive la strada, chi passa le ore in attesa tra una consegna e l'altra, certe storie le sente nell'aria da un pezzo. Ma al di là dei sospetti, ci sono i fatti. E i fatti dicono che nel 2020 una specifica sigla sindacale ha deciso di firmare un accordo con le piattaforme di Assodelivery. Un contratto che fin dal primo giorno è stato rigettato, contestato e preso a subissate di fischi dalla stragrande maggioranza dei rider in tutta Italia. Non era un accordo per tutelarci, ma una firma calata dall'alto che ha legalizzato il cottimo e la precarietà, cristallizzando condizioni di lavoro insostenibili. Dalle piazze alla cronaca nera Quel p...

Il ricatto del rimbalzo a 34 gradi

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  Sequestrati dall'App di Domenica a 34 Gradi INVIATO AL SUPPORTO IL: 14 GIUGNO 2026  Domenica pomeriggio, asfalto rovente e 34 gradi all'ombra. Mentre le piattaforme fatturano sulla pigrizia estiva delle città, sui telefoni dei rider si consuma un ricatto silenzioso. Un ciclo continuo di ordini speculativi inviati a ripetizione, progettato per logorare la resistenza economica dei lavoratori. Rifiutare un ordine in perdita non è un capriccio: è una necessità di sopravvivenza per chi gestisce in proprio i costi di un motociclo, tra benzina, usura e rischi stradali. Ma l'algoritmo non accetta il dissenso. Quando un ordine viene rifiutato perché fuori mercato, il sistema risponde riproponendolo scientificamente allo stesso lavoratore, congelando l'applicazione e costringendolo all'immobilità sotto il sole. LA MATEMATICA DELLO SFRUTTAMENTO I dati tecnici sollevati da questa protesta mettono a nudo l'arbitrarietà delle tariffe dinamiche. L'algoritmo lancia un...

Rider con account altrui molesta tre donne: sorgono spontanee tre domande

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  Rider con account altrui molesta tre donne: sorgono spontanee tre domande L'ultimo grave episodio di cronaca accende nuovamente i riflettori sul Far West delle consegne a domicilio. Un uomo, utilizzando l'account di un'altra persona, ha molestato tre donne. Di fronte a una vicenda di tale gravità, la retorica aziendale sul "modello efficiente e sicuro" crolla miseramente. Sorgono spontanee tre domande fondamentali che pretendono risposte chiare da parte delle piattaforme e delle istituzioni. 1. Perché le applicazioni non sono intervenute prima? I sistemi di geolocalizzazione e gli algoritmi delle piattaforme sono incredibilmente sofisticati quando si tratta di monitorare i tempi di consegna, calcolare i percorsi al secondo o penalizzare un lavoratore per un minimo ritardo. Com'è possibile, allora, che le stesse tecnologie non siano in grado di rilevare anomalie evidenti nell'utilizzo degli account? I controlli biometrici (come il riconoscimento facciale ...

IL PARADOSSO DEL DELIVERY: Le piattaforme "comprano" l'impunità con pochi spiccioli, i rider pagano le multe.

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 Il Comune di Bologna si accorge che qualcosa non va nel settore del delivery solo oggi, dopo il drammatico investimento di una bambina di quattro anni da parte di un rider. Per anni i lavoratori hanno gridato, scioperato e denunciato una verità che le istituzioni hanno finto di non vedere: non si tratta di fatalità, ma di un ricatto strutturale. Sia chiaro: le regole e il codice della strada valgono per tutti, ed è sacrosanto sanzionare chi infrange la legge. Chi circola con mezzi non omologati, truccati o pericolosi mette a rischio la vita altrui e va fermato. Ma fare di tutta l'erba un fascio serve solo a scaricare la colpa sull'anello più debole della catena, ignorando i veri registi di questo caos. I primi e principali responsabili sono i colossi del delivery. Le multinazionali non possono lavarsene le mani: sono loro che accettano cecamente autodichiarazioni fittizie sui mezzi utilizzati, fingendo di non sapere che dietro a una "bici muscolare" dichiarata sull...

Formia, l'invasione dei rider dai paesi vicini: «Senza filtri sulle App per noi è la fame»

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  C'è un bug nel sistema del food delivery, o forse sarebbe meglio chiamarla una scelta deliberata . Un meccanismo che permette a un rider registrato ufficialmente come residente a Torino di accendere l'applicazione e iniziare a ricevere ordini a Firenze, senza alcun tipo di blocco o controllo sui parametri territoriali. ​Se questa dinamica sembra assurda, la realtà è che sta già provocando danni enormi nelle realtà più piccole. L'ultimo grido d'allarme arriva da Formia , dove i rider locali si trovano sospesi in un limbo insostenibile: un'invasione di colleghi dai paesi limitrofi che sta letteralmente azzerando i guadagni di chi sul territorio ci vive e ci lavora ogni giorno. ​La dinamica: Nessun parametro territoriale, anarchia totale ​Il problema alla base è la totale assenza di filtri geografici rigidi da parte di piattaforme come Deliveroo. Quando abbiamo denunciato il caso del collegamento da Torino a Firenze, abbiamo sollevato il velo su una vulnerabilità ...

Dietro l'algoritmo:cosa succede al cervello di un rider dopo anni di delivery "7 su 7"

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  "NON E' UN PENSIERO,E' UN DATO CLINICO:QUELLO CHE PUO SUCCEDERE AL CERVELLO DI UN RIDER DOPO ANNI DI ATTIVITA' E' DOCUMENTATO.INVITIAMO I PENSATORI E I DIFENSORI DELL'AUTONOMIA  A CONTESTARE GLI STUDI MEDICI,SE NE HANNO LE CAPACITA" Diciamolo chiaramente, senza giri di parole: non è una scusante. Quando un ordine arriva in ritardo, quando il cibo è freddo o quando per strada si assiste a una manovra azzardata, la frustrazione è la prima a bussare alla porta. Ma tra le strade delle nostre città, in sella a una bici o a uno scooter, ne abbiamo viste di tutti i colori. E la verità è che dietro quel ritardo o quel sorpasso al limite c'è un essere umano incastrato in un ingranaggio spietato. ​Lavorare nel delivery per anni, 7 giorni su 7, 12 ore al giorno, non è solo una sfida fisica contro il meteo e il traffico. È un vero e proprio esperimento neurologico estremo non autorizzato. ​Cosa succede realmente al cervello di un rider costretto a questi ritmi? ...