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La solitudine nei server di Deliveroo: tra il sorriso del marketing e la stallo della realtà

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​Accendi lo schermo del telefono o incroci un cartellone pubblicitario per strada e la scena è sempre la stessa: immagini patinate, colori caldi, sfondi mozzafiato e un rider con un sorriso a trentadue denti. La promessa è invitante, quasi idilliaca: "Diventa il capo di te stesso, gestisci il tuo tempo, unisciti alla nostra community!" . È il grande circo del reclutamento continuo, una macchina promozionale perfettamente oleata che vende indipendenza e felicità su due ruote. ​Poi, però, c'è la realtà. E ha un volto decisamente meno sorridente. ​È il volto di chi quella candidatura l'ha inviata più di un anno fa. Persone che hanno compilato form, caricato documenti, inserito dati personali e che da oltre dodici mesi si trovano incastrate in un limbo digitale senza via d'uscita. ​Il gran teatro delle candidature fantasma ​Mentre le campagne pubblicitarie continuano a sfornare spot che invitano nuovi aspiranti lavoratrici e lavoratori a iscriversi, migliaia di c...

L’estetizzazione della precarietà: quando il "Rider" diventa solo un’esca da clickbait

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  Non bastavano le piattaforme di delivery a sfruttare il lavoro sui pedali: ora ci si mette anche l'industria culturale. L'ennesimo esempio arriva dalle pagine culturali de Il Giorno , in un'intervista ai registi Davide Pavanello e Roan Johnson per il lancio del loro progetto cinematografico e musicale intitolato, guardacaso, "Rider" . ​Alla domanda sul perché di questo titolo, la risposta del co-regista lascia stupefatti per la sua disarmante sincerità: ​ «Questo film non parla di rider e della loro condizione. È una storia d'amore e lui fa il rider... Rider è un modo di essere, non solo il lavoro che fai» . ​Eccolo qui, dichiarato senza troppi pudori: l'ennesimo caso di "parola bandiera" usata come esca per fare clic e attirare l'attenzione dei media . ​Usare la figura del rider come mero pretesto estetico — arrivando a paragonarlo a un "cavaliere sul cavallo bianco" o a una romantica figura in continuo movimento — signif...

Fantasmi in bicicletta, veleno a mezzo stampa: il grande inganno del delivery all'italiana

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 Fantasmi in bicicletta, veleno a mezzo stampa: il grande inganno del delivery all'italiana ​C’è un grande teatro dell'assurdo che va in scena ogni giorno nelle nostre città. Da un lato abbiamo le forze dell'ordine e la giustizia che sguazzano nel buio, impegnate in una surreale caccia ai fantasmi: si rincorrono profili anonimi, account ceduti, identità fluide e volti coperti da uno scaldacollo sotto il casco. Un'Ispettore Gadget moderna che prova a dare un volto all'ennesimo rider svanito nel nulla dopo un insulto o una mancata precedenza. ​Dall'altro lato c'è la macchina da guerra dell'informazione. La stampa non aspetta, non contestualizza e soprattutto non distingue. Un singolo fattorino commette un atto deprecabile? La sentenza dei giornali è immediata e spietata: condanna in blocco per un'intera categoria. ​La trappola del fango generalizzato ​Il meccanismo mediatico è tanto collaudato quanto disonesto: si prende il singolo mela marcia e si dip...

Dietro il casco c’è un corpo che paga il conto: la salute dei rider non è una mancia

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Leggi articolo completo  Dietro il casco c’è un corpo che paga il conto: la salute dei rider non è una mancia ​Mani salde sul manubrio, occhi fissi sul navigatore, specchietti che girano all'impazzata e l'ennesimo conto alla rovescia sullo schermo dello smartphone. Visto da fuori, il rider su due ruote è il simbolo del dinamismo moderno, l'ingranaggio perfetto di una città che vuole tutto e lo vuole subito. Ma cosa succede davvero quando la visiera si abbassa e le ore di corsa diventano otto, nove, dieci al giorno?   ​A scoperchiare il vaso di Pandora sulla reale usura fisica e psicologica di questo lavoro è un illuminante e documentato articolo di Mondosanità (“Rider in scooter tutto il giorno: cosa succede davvero a schiena, spalle e stress”), che analizza con rigore scientifico e dati alla mano quello che da anni urliamo nelle piazze: il delivery non è un "lavoretto", è un lavoro usurante a tutti gli effetti. ​La micro-traumatologia di chi vive su strada ​Sullo...

Delivery sconto su consegna= negazione diritti ai rider

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  Le notifiche sullo smartphone si susseguono a ritmo battente: “Sconto del 50% sul tuo prossimo ordine!” , “Consegna gratuita per tutto il weekend!” , “Ordina ora e ricevi un coupon da 10 euro!” . ​Le grandi piattaforme di delivery continuano a sommergere gli utenti di promozioni e sconti aggressivi con l'unico obiettivo di drogare il mercato, fidelizzare i clienti e fagocitare la concorrenza. Per il marketing i soldi ci sono sempre. Il budget per la pubblicità e l'acquisizione di nuovi utenti sembra inesauribile. ​Poi, però, il piano della realtà si sposta sulle condizioni di chi quelle consegne le effettua. ​Non appena si alza la voce per chiedere ciò che in qualsiasi altro settore si chiama dignità del lavoro — paga oraria garantita, tutele in caso di infortunio o malattia, ferie pagate, protezione contro gli algoritmi opachi e la fine del cottimo mascherato —, la narrazione delle multinazionali cambia improvvisamente di segno. Il tono entusiasta dei banner pubblicitari...

Tasse da professionisti tariffe da fame

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  Deliveroo: 10 minuti per spiegare le tasse, 10 anni per non capire le tariffe da fame ​Un video di dieci minuti. Tanto è bastato a Deliveroo per confezionare il suo ultimo "tutorial" rivolto ai rider, spiegando con estrema disinvoltura come e perché doversi aprire la Partita IVA . ​Dieci minuti per snocciolare regimi forfettari, adempimenti, dichiarazioni dei redditi e ritenute. Un riassunto veloce, preconfezionato, che fa ricadere interamente e in pochi clic tutta la complessità e la responsabilità fiscale sulle spalle dei lavoratori . ​Peccato che, per capire che il loro modello aziendale è strutturalmente incompatibile con una reale Partita IVA, a Deliveroo non siano bastati più di dieci anni di attività in Italia. ​La grande illusione dell'imprenditore di se stesso ​La narrazione delle piattaforme la conosciamo a memoria: "Sei il capo di te stesso, gestisci il tuo tempo, sei un libero professionista" . ​Ma la Partita IVA, nel mondo reale e nella nor...

La clamorosa delusione di chi lavora a Torino

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  TORINO – Ricordiamo tutti il siparietto del 22 giugno 2025 . Una passerella istituzionale in piena regola, sapientemente allestita sotto Palazzo Civico. C'era il Sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, c'era la consueta coda di giornalisti, telecamere spianate e taccuini aperti per immortalare l'incontro con i rider. In quell'occasione abbiamo assistito alla solita rappresentazione di circostanza: toni indignati, slogan ad effetto, pacche sulle spalle e una pioggia di impegni solenni per migliorare le nostre condizioni di lavoro. ​A distanza di oltre un anno, a settembre 2026 , il bilancio è desolante: è rimasto tutto esattamente com'era . Le promesse del Sindaco si sono dissolte non appena si sono spente le luci dei riflettori. Nessun intervento concreto, nessuna misura reale sulla tutela, sul riconoscimento dei diritti o sulla sicurezza di chi ogni giorno macina chilometri per le strade della città. ​Come se non bastasse, la storia si ripete. La vicesindaca Mich...