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​Il Profeta del pedale e il grande inganno del "Ruba Mazzetta"

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 ​ ​ ​​I rider non sono pedine. La lotta non è un marchio registrato. ​Tutti lo conosciamo. È il solito "profeta rivoluzionario", quello arrivato prima degli altri, lo "spettatore della prima ora" che ha osservato da lontano il settore delle consegne prima del boom mediatico e dell'esplosione delle app. Ora si erge a guida spirituale della categoria, ma c’è un piccolo dettaglio: disconosce sistematicamente il lavoro, il sudore e le lotte quotidiane di tutti gli altri. ​Mentre centinaia di lavoratori affrontano ogni giorno la strada, il freddo, la pioggia e la precarietà reale, il nostro profeta continua a spacciare per "rivoluzione" cose già viste e straviste: ​Fotocopie di sentenze ottenute a carissimo prezzo da altri. ​Iniziative fotocopia spacciate per visioni geniali e inedite. ​Slogan riciclati da chi la strada la vive davvero, senza riflettori puntati. ​Ma la domanda sorge spontanea: è davvero rivoluzione o siamo davanti a un triste gioco a ...

Il VeloxBike di Parma e la falsa polemica sui rider: il vero nemico è l'algoritmo!

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​Negli ultimi giorni a Parma sta facendo discutere l'introduzione del "VeloxBike" , il dispositivo di controllo pensato per verificare la velocità e la conformità delle biciclette elettriche e dei veicoli utilizzati per le consegne a domicilio. Immediatamente si è scatenata la solita polemica: "Così si penalizzano i rider che lavorano per portare a casa lo stipendio!" . ​ Noi diciamo NO a questa narrazione ipocrita. ​Non crediamo minimamente che si possa accettare un sistema in cui dei lavoratori, pur di sfamare l'algoritmo spietato delle app di delivery — che li pretende sempre più veloci e performanti —, debbano mettere a costante rischio la propria salute, la propria vita e la sicurezza dei pedoni sulle strade. ​La sicurezza non è un privilegio, è un diritto ​Mettere in discussione i controlli sulla sicurezza stradale significa cadere nella trappola tesa dalle multinazionali del cibo a domicilio. ​ Il rispetto delle regole non si tocca: Il Codice della ...

GRAND THEFT EXPLOITATION: "VIAGGIATE IN MACCHINA E DI GIORNO"

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   ​L'ennesima barzelletta sulla pelle dei rider ​Se pensavate che la sicurezza di chi lavora in strada fosse una priorità per chi dovrebbe tutelare i lavoratori, vi sbagliavate di grosso. La "geniale" soluzione del Segretario UGL per contrastare l'ondata di aggressioni, rapine e violenze ai danni dei rider è arrivata: viaggiare di giorno e muoversi in macchina. ​Un consiglio "illuminato" che sembra uscito direttamente dalle schermate di caricamento di GTA, dove basta schivare i pericoli con un joystick. Peccato che la realtà di chi lavora ogni giorno e ogni notte sulle nostre strade non sia un videogioco, e che un coprifuoco "fai-da-te" o l'acquisto di un'automobile non siano un piano di sicurezza aziendale né tantomeno un diritto garantito. ​Non servono consigli d'oro, servono TUTELE REALI ​Chi lavora in strada non chiede lezioni di orario, né pretende mezzi corazzati o soluzioni irrealizzabili. Chi lavora per le piattaforme di delive...

La solitudine nei server di Deliveroo: tra il sorriso del marketing e la stallo della realtà

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​Accendi lo schermo del telefono o incroci un cartellone pubblicitario per strada e la scena è sempre la stessa: immagini patinate, colori caldi, sfondi mozzafiato e un rider con un sorriso a trentadue denti. La promessa è invitante, quasi idilliaca: "Diventa il capo di te stesso, gestisci il tuo tempo, unisciti alla nostra community!" . È il grande circo del reclutamento continuo, una macchina promozionale perfettamente oleata che vende indipendenza e felicità su due ruote. ​Poi, però, c'è la realtà. E ha un volto decisamente meno sorridente. ​È il volto di chi quella candidatura l'ha inviata più di un anno fa. Persone che hanno compilato form, caricato documenti, inserito dati personali e che da oltre dodici mesi si trovano incastrate in un limbo digitale senza via d'uscita. ​Il gran teatro delle candidature fantasma ​Mentre le campagne pubblicitarie continuano a sfornare spot che invitano nuovi aspiranti lavoratrici e lavoratori a iscriversi, migliaia di c...

L’estetizzazione della precarietà: quando il "Rider" diventa solo un’esca da clickbait

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  Non bastavano le piattaforme di delivery a sfruttare il lavoro sui pedali: ora ci si mette anche l'industria culturale. L'ennesimo esempio arriva dalle pagine culturali de Il Giorno , in un'intervista ai registi Davide Pavanello e Roan Johnson per il lancio del loro progetto cinematografico e musicale intitolato, guardacaso, "Rider" . ​Alla domanda sul perché di questo titolo, la risposta del co-regista lascia stupefatti per la sua disarmante sincerità: ​ «Questo film non parla di rider e della loro condizione. È una storia d'amore e lui fa il rider... Rider è un modo di essere, non solo il lavoro che fai» . ​Eccolo qui, dichiarato senza troppi pudori: l'ennesimo caso di "parola bandiera" usata come esca per fare clic e attirare l'attenzione dei media . ​Usare la figura del rider come mero pretesto estetico — arrivando a paragonarlo a un "cavaliere sul cavallo bianco" o a una romantica figura in continuo movimento — signif...

Fantasmi in bicicletta, veleno a mezzo stampa: il grande inganno del delivery all'italiana

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 Fantasmi in bicicletta, veleno a mezzo stampa: il grande inganno del delivery all'italiana ​C’è un grande teatro dell'assurdo che va in scena ogni giorno nelle nostre città. Da un lato abbiamo le forze dell'ordine e la giustizia che sguazzano nel buio, impegnate in una surreale caccia ai fantasmi: si rincorrono profili anonimi, account ceduti, identità fluide e volti coperti da uno scaldacollo sotto il casco. Un'Ispettore Gadget moderna che prova a dare un volto all'ennesimo rider svanito nel nulla dopo un insulto o una mancata precedenza. ​Dall'altro lato c'è la macchina da guerra dell'informazione. La stampa non aspetta, non contestualizza e soprattutto non distingue. Un singolo fattorino commette un atto deprecabile? La sentenza dei giornali è immediata e spietata: condanna in blocco per un'intera categoria. ​La trappola del fango generalizzato ​Il meccanismo mediatico è tanto collaudato quanto disonesto: si prende il singolo mela marcia e si dip...

Dietro il casco c’è un corpo che paga il conto: la salute dei rider non è una mancia

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Leggi articolo completo  Dietro il casco c’è un corpo che paga il conto: la salute dei rider non è una mancia ​Mani salde sul manubrio, occhi fissi sul navigatore, specchietti che girano all'impazzata e l'ennesimo conto alla rovescia sullo schermo dello smartphone. Visto da fuori, il rider su due ruote è il simbolo del dinamismo moderno, l'ingranaggio perfetto di una città che vuole tutto e lo vuole subito. Ma cosa succede davvero quando la visiera si abbassa e le ore di corsa diventano otto, nove, dieci al giorno?   ​A scoperchiare il vaso di Pandora sulla reale usura fisica e psicologica di questo lavoro è un illuminante e documentato articolo di Mondosanità (“Rider in scooter tutto il giorno: cosa succede davvero a schiena, spalle e stress”), che analizza con rigore scientifico e dati alla mano quello che da anni urliamo nelle piazze: il delivery non è un "lavoretto", è un lavoro usurante a tutti gli effetti. ​La micro-traumatologia di chi vive su strada ​Sullo...