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GUARDANO IL SINTOMO, IGNORANO LA MALATTIA

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  Tra banchetti a Imola, retate a Bologna e raccolte firme: perché prendersela con l'ultimo anello non salverà i rider ​Ci siamo svegliati dentro un videogioco. Ma qui non ci sono extra lives , non c'è un tasto restart e non si guadagnano punti virtuali: si parla di pane, di dignità e di sopravvivenza quotidiana sulle strade di Bologna e Imola. ​Negli ultimi giorni le cronache e le piazze locali si riempiono di iniziative sbandierate come "soluzioni": ​A Imola spuntano i banchetti per raccogliere firme contro i doppi account e l'affitto dei profili. ​A Bologna si piazzano presidi fisici e controlli a tappeto per cogliere sul fatto chi utilizza i fake GPS . ​Sulla carta sembra una mobilitazione per la legalità. Nella realtà, è un "banchetto continuo" piazzato sulle piazze per dare l'illusione che qualcosa stia cambiando, mentre chi muove i fili del gioco rimane comodamente nell'oscurità . ​Il grande inganno: a chi vanno queste firme? ​Intendia...

Non siamo noi a sporcare il cibo: è il vostro profitto che puzza.

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  ​Oggi i giornali titolano scandalizzati: “Batteri ed enterobatteri negli zaini dei rider: contaminate 7 borse su 15” . Si parla di igiene, di salute pubblica, di controlli e sanzioni. Ma, come al solito, la narrazione dominante punta il dito contro l'ultimo anello della catena: noi lavoratori delle consegne. ​La realtà è un’altra, ed è ora di dirlo a voce alta: la contaminazione degli zaini non è una negligenza dei rider, è una conseguenza diretta dello sfruttamento sistemico delle piattaforme di food delivery. ​1. Gli zaini ce li danno, ma chi si occupa della manutenzione? ​Le multinazionali del delivery non ci considerano dipendenti quando si tratta di diritti, ma pretendono che siamo noi a gestire sul campo ogni strumento di lavoro. ​Gli zaini termici vengono usati per ore, sotto la pioggia, la neve o con 40 gradi d’estate, e accumulano l'usura di centinaia di consegne. ​Non esistono punti di lavaggio né sanificazione forniti o rimborsati dalle aziende. ​Non ci ven...

PADOVA, LE PIATTAFORME CONVOCATE DAL SINDACO. MA CHI SI ASSUME DAVVERO LA RESPONSABILITÀ DELLA SICUREZZA DEI RIDER?

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 PADOVA, LE PIATTAFORME CONVOCATE DAL SINDACO. MA CHI SI ASSUME DAVVERO LA RESPONSABILITÀ DELLA SICUREZZA DEI RIDER? **Dalle denunce sulla sicurezza stradale alla convocazione dei responsabili delle applicazioni digitali: tante parole, pochi impegni concreti. Ancora una volta, il conto rischia di essere pagato dalla collettività.** La decisione del sindaco di Padova di convocare i responsabili delle piattaforme di delivery, dopo le numerose segnalazioni e polemiche legate alla sicurezza stradale e ai comportamenti dei rider, rappresenta un passaggio importante. Finalmente si prova a chiamare al tavolo anche chi organizza, gestisce e trae profitto da questo sistema di lavoro. Ma cosa succede quando arriva il momento di assumersi le proprie responsabilità? Secondo quanto emerso, le piattaforme non avrebbero assunto impegni concreti di intervento, preferendo indirizzare la questione verso iniziative di formazione e corsi di sicurezza stradale gestiti con il coinvolgimento delle forze ...

Tavoli farsa e lezioni d'autonomia: la verità che non vi dicono su Glovo e Deliveroo

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 Tavoli farsa e lezioni d'autonomia: la verità che non vi dicono su Glovo e Deliveroo ​Mentre il "delegato UGL" continua a fare propaganda raccontando la favoletta dei sindacati confederali che avrebbero "abbandonato" i tavoli di trattativa con i colossi del delivery Glovo e Deliveroo, è arrivato il momento di fare chiarezza e ristabilire la realtà dei fatti. ​Non è un abbandono, è il rifiuto di una farsa! ​Le sigle sindacali che oggi non sedevano a quei tavoli lo sanno benissimo il perché. Non si tratta di una fuga o di disinteresse verso le lavoratrici e i lavoratori. Tutt'altro! ​Non abbiamo alcuna intenzione di sederci a trattative farsa come semplici COMMENSALI per far da comparsa a decisioni già prese sulla pelle dei rider. C'è una differenza fondamentale tra chi tratta per difendere i diritti di chi lavora e chi si siede al tavolo per fare da arredo. ​Un promemoria al "Delegato UGL" ​Vogliamo rinfrescare la memoria a chi punta il dito: ​...

L'Algoritmo e la Piazza: Quando il Rider Attraversa il Suo Stesso Futuro

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 L'Algoritmo e la Piazza: Quando il Rider Attraversa il Suo Stesso Futuro ​Immagina la scena. Da una parte la piazza che si riempie: bandiere, cori, cartelli che gridano contro la precarietà, lo sfruttamento e un lavoro che ha smesso di essere una promessa di dignità per diventare un ricatto quotidiano. Dall'altra parte, sospinto dal ticchettio implacabile di uno smartphone, un rider in bicicletta. ​Non è lì per manifestare. Non può permettersi il lusso di fermarsi in piazza. L'algoritmo non riconosce le rivendicazioni sindacali, non sa cosa sia il diritto allo sciopero, non ha compassione per una protesta. L'algoritmo calcola solo i minuti, penalizza chi rallenta, taglia i compensi a chi rifiuta una consegna. E così, in un cortocircuito surreale e doloroso, il rider si trova a farsi strada in mezzo a chi sta lottando proprio per restituirgli un futuro. ​Questa immagine non è una metafora cinematografica. È lo specchio perfetto del fallimento dello Stato di fronte alla ...

La vostra comodità è il nostro sfruttamento": cosa c’è davvero dietro la spesa a domicilio di Everli

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  La vostra comodità è il nostro sfruttamento": cosa c’è davvero dietro la spesa a domicilio di Everli Aprite l’applicazione, scegliete i prodotti, cliccate su "invia ordine" e attendete comodamente sul divano che qualcuno suoni al vostro campanello con i sacchetti pronti. Per i clienti, Everli è sinonimo di comodità, risparmio di tempo e servizio impeccabile. Per noi che quella spesa la facciamo, la carichiamo in macchina e ve la portiamo al piano, la realtà è ben diversa: è sfruttamento quotidiano mascherato da flessibilità. Anticipiamo i soldi per voi, aspettiamo i nostri per settimane C’è un aspetto che la pubblicità e le narrative aziendali si guardano bene dal raccontare. Non solo mettiamo a disposizione i nostri veicoli, la nostra benzina, il nostro tempo e la nostra schiena, ma molto spesso siamo noi lavoratori a dover anticipare di tasca nostra i soldi per la vostra spesa. E come ripaga l'azienda questo sforzo? Ritardando costantemente i pagamenti spettanti...

L’illusione del “lavoro serio”: cronaca di un mese buttato nel tritacarne di Amazon

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  L’illusione del “lavoro serio”: cronaca di un mese buttato nel tritacarne di Amazon "Ma davvero vuoi fare il rider a vita? Il delivery è un lavoretto da ragazzi, cercati qualcosa di più serio, qualcosa che ti dia stabilità!" Quante volte ve lo siete sentito dire? Parenti, amici, conoscenti, dispensatori seriali di consigli di vita a buon mercato. La narrazione dominante ti dice che se fai le consegne in bici o in scooter stai solo cazzeggiando, che quello non è “un lavoro vero”. E allora ti fai convincere. Prendi quel cazzo di curriculum, lo rispolveri, lo aggiusti e lo spari a pioggia su tutte le agenzie interinali del territorio. Poi, in mezzo al mare di annunci fotocopia, appare il miraggio . La terra promessa (con la fregatura incorporata) L'annuncio del colosso multinazionale: Amazon . 1.700 euro al mese, tre turni a tua scelta, nessuna competenza pregressa richiesta, nessuna abilità specifica. Ti dicono che ti serve solo la "voglia di lavorare" , accompa...