L’estetizzazione della precarietà: quando il "Rider" diventa solo un’esca da clickbait
Non bastavano le piattaforme di delivery a sfruttare il lavoro sui pedali: ora ci si mette anche l'industria culturale. L'ennesimo esempio arriva dalle pagine culturali de Il Giorno , in un'intervista ai registi Davide Pavanello e Roan Johnson per il lancio del loro progetto cinematografico e musicale intitolato, guardacaso, "Rider" . Alla domanda sul perché di questo titolo, la risposta del co-regista lascia stupefatti per la sua disarmante sincerità: «Questo film non parla di rider e della loro condizione. È una storia d'amore e lui fa il rider... Rider è un modo di essere, non solo il lavoro che fai» . Eccolo qui, dichiarato senza troppi pudori: l'ennesimo caso di "parola bandiera" usata come esca per fare clic e attirare l'attenzione dei media . Usare la figura del rider come mero pretesto estetico — arrivando a paragonarlo a un "cavaliere sul cavallo bianco" o a una romantica figura in continuo movimento — signif...