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Delivery sconto su consegna= negazione diritti ai rider

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  Le notifiche sullo smartphone si susseguono a ritmo battente: “Sconto del 50% sul tuo prossimo ordine!” , “Consegna gratuita per tutto il weekend!” , “Ordina ora e ricevi un coupon da 10 euro!” . ​Le grandi piattaforme di delivery continuano a sommergere gli utenti di promozioni e sconti aggressivi con l'unico obiettivo di drogare il mercato, fidelizzare i clienti e fagocitare la concorrenza. Per il marketing i soldi ci sono sempre. Il budget per la pubblicità e l'acquisizione di nuovi utenti sembra inesauribile. ​Poi, però, il piano della realtà si sposta sulle condizioni di chi quelle consegne le effettua. ​Non appena si alza la voce per chiedere ciò che in qualsiasi altro settore si chiama dignità del lavoro — paga oraria garantita, tutele in caso di infortunio o malattia, ferie pagate, protezione contro gli algoritmi opachi e la fine del cottimo mascherato —, la narrazione delle multinazionali cambia improvvisamente di segno. Il tono entusiasta dei banner pubblicitari...

Tasse da professionisti tariffe da fame

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  Deliveroo: 10 minuti per spiegare le tasse, 10 anni per non capire le tariffe da fame ​Un video di dieci minuti. Tanto è bastato a Deliveroo per confezionare il suo ultimo "tutorial" rivolto ai rider, spiegando con estrema disinvoltura come e perché doversi aprire la Partita IVA . ​Dieci minuti per snocciolare regimi forfettari, adempimenti, dichiarazioni dei redditi e ritenute. Un riassunto veloce, preconfezionato, che fa ricadere interamente e in pochi clic tutta la complessità e la responsabilità fiscale sulle spalle dei lavoratori . ​Peccato che, per capire che il loro modello aziendale è strutturalmente incompatibile con una reale Partita IVA, a Deliveroo non siano bastati più di dieci anni di attività in Italia. ​La grande illusione dell'imprenditore di se stesso ​La narrazione delle piattaforme la conosciamo a memoria: "Sei il capo di te stesso, gestisci il tuo tempo, sei un libero professionista" . ​Ma la Partita IVA, nel mondo reale e nella nor...

La clamorosa delusione di chi lavora a Torino

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  TORINO – Ricordiamo tutti il siparietto del 22 giugno 2025 . Una passerella istituzionale in piena regola, sapientemente allestita sotto Palazzo Civico. C'era il Sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, c'era la consueta coda di giornalisti, telecamere spianate e taccuini aperti per immortalare l'incontro con i rider. In quell'occasione abbiamo assistito alla solita rappresentazione di circostanza: toni indignati, slogan ad effetto, pacche sulle spalle e una pioggia di impegni solenni per migliorare le nostre condizioni di lavoro. ​A distanza di oltre un anno, a settembre 2026 , il bilancio è desolante: è rimasto tutto esattamente com'era . Le promesse del Sindaco si sono dissolte non appena si sono spente le luci dei riflettori. Nessun intervento concreto, nessuna misura reale sulla tutela, sul riconoscimento dei diritti o sulla sicurezza di chi ogni giorno macina chilometri per le strade della città. ​Come se non bastasse, la storia si ripete. La vicesindaca Mich...

La scia di sangue dettata dal click (non troppo) innocente

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  Tre tragedie in pochissime settimane. Un bilancio di guerra sulle strade delle nostre città, consumato nell'indifferenza di chi considera la consegna a domicilio un semplice automatismo. 9 settembre: Un rider finisce incastrato sotto un autobus. 15 settembre: Un rider si schianta contro un pullman. 25 settembre: Un rider perde la vita dopo uno scontro sull'asfalto. Non si tratta di sfortuna, né di un'incredibile catena di "semplici incidenti". Questi sono infortuni sul lavoro a tutti gli effetti. Dietro ogni icona che si muove sullo schermo di uno smartphone non c'è un algoritmo magico, ma una persona in carne ed ossa costretta a correre contro il tempo. L'illusione della flessibilità e della libertà si infrange ogni giorno contro la realtà dei ritmi imposti dalle piattaforme: bonus legati alla velocità, ranking reputazionali e penali implicite per chi rifiuta una consegna o rallenta. Quando un utente ordina un pasto con un tocco sullo schermo, quel g...

Paga per lavorare? La realtà supera la fantasia: le tre follie di Everli

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  ​Il weekend del 26 e 27 settembre si preannuncia come l'ennesimo capitolo di una gestione surreale per tutti gli shopper della piattaforma. L'azienda ha comunicato che, a causa del mancato funzionamento delle carte di pagamento aziendali, chiunque voglia lavorare durante il fine settimana dovrà anticipare i soldi di tasca propria per effettuare la spesa dei clienti. ​Chiedere a dei lavoratori di finanziare l'operatività di un'azienda è semplicemente inaccettabile. Ma questo episodio è solo la punta dell'iceberg di una serie di criticità irrisolte che continuiamo a denunciare. ​Le 3 grandi criticità che denunziamo ​1. Anticipare soldi propri per lavorare ​Anticipare il proprio denaro per conto dei clienti scarica interamente il rischio operativo e finanziario sulle spalle dei lavoratori. Chi non ha la disponibilità economica per coprire l'importo delle spese viene di fatto escluso dalla possibilità di lavorare nel weekend, mentre chi anticipa resta esposto a te...

Il "rider più pazzo del mondo" e la favola che i giornali vi raccontano per non parlare dello sfruttamento

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  leggi articolo completo C’è un copione ben preciso che i quotidiani e le testate online amano recitare: la storia del rider eccentrico, del personaggio colorato, del "folle" che consegna le pizze a bordo di un monoruota avveniristico o di qualche mezzo stravagante. Un bell'articolo di costume, qualche foto ad effetto, due righe sulla sua "vita precedente" per dare quel tocco di colore romanzato e il gioco è fatto. Tutti sorridono, il pubblico mette like e la narrazione romantica della gig economy porta a casa un altro successo. Peccato che sia una gigantesca illusione. Ciò che i giornali si dimenticano sistematicamente di raccontare è la realtà drammatica dell'oggi. Quel "rider più pazzo del mondo" che sfreccia sul suo monoruota non è l'icona di una modernità divertente: è il simbolo perfetto di un sistema deregolamentato e privo di qualsiasi controllo. La realtà che nessuno vuole scrivere Quei mezzi non possono circolare per lavoro La normat...

Il paese di "tarallucci e vino": sulla pelle dei rider la giustizia celebra il proprio fallimento

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  Ci sono decisioni giudiziarie che non si limitano a interpretare le norme, ma finiscono per fotografare al millimetro la paralisi di un intero Paese. La recente sentenza che ha bocciato la richiesta del pubblico ministero Paolo Storari di riconoscere i rider di Glovo come lavoratori subordinati ne è l’ennesima dimostrazione. La motivazione del giudice? Bisogna valutare "caso per caso". Un capolavoro di formalismo burocratico che, dietro l'apparente rigore giuridico, spalanca le porte al solito compromesso all'italiana: mentre la politica scompare e la giustizia balbetta, il sistema resta immobile. Anzi, festeggia. La festa delle piattaforme e il business delle vertenze A stappare le bottiglie sono prima di tutto le multinazionali del food delivery . L'obbligo di valutare la subordinazione rider per rider, algoritmo per algoritmo, consegna per consegna, neutralizza ogni tentativo di riforma sistemica. Per i colossi delle consegne, il rischio di un'estensione ...