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UBER SCAPPA DALL'ITALIA E PUNTA A DELIVERY HERO: IL GRANDE BLUFF DEI CONTI IN PERDITA

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 La notizia è rimbalzata tra le cancellerie finanziarie globali con il solito cinismo algoritmico: Uber sta trattando l'acquisizione totale del colosso europeo Delivery Hero con un'offerta miliardaria sul piatto. Una mossa aggressiva per dominare il mercato globale. Peccato che, per chi osserva la realtà dalla strada e non dai grattacieli di San Francisco, questa notizia abbia il sapore amaro della beffa. Stiamo parlando della stessa Uber che, dopo aver promesso per anni flessibilità e guadagni facili, ha smantellato da un giorno all'altro la divisione Uber Eats in Italia, lasciando a piedi migliaia di rider senza ammortizzatori sociali, tutele o preavvisi degni di questo nome. Per fermare quella fuga silenziosa e costringerla a pagare circa 7 milioni di euro di indennizzi agli ex lavoratori, c'è voluto l'intervento del Tribunale di Milano e la mobilitazione sindacale. La scusa ufficiale? Sempre la stessa, ripetuta come un mantra da tutte le piattaforme: “Il mercato...

Sfruttamento, pm Storari: «Tutti vedevano i rider, nessuno agiva»

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  Caro Magistrato, ben svegliato. Ti spieghiamo noi perché "nessuno faceva niente ​Ci voleva il verdetto di un tribunale, o forse solo il caffè giusto, per far sobbalzare sulla sedia un magistrato che, guardando fuori dalla finestra, ha avuto un'illuminazione tardiva: "Tutti vedevano i rider e nessuno faceva niente" . ​Caro magistrato, benvenuto nel mondo reale. Ma prima di puntare il dito contro una "complicità collettiva", accomodati. Mettiti comodo, togliti la toga per un attimo e ascolta chi quella strada la mastica ogni giorno, mentre tu, probabilmente, aspettavi che il tuo sushi arrivasse ancora caldo. ​Se nessuno ha "fatto niente" nel modo in cui intendi tu, non è per distrazione. È perché la realtà è un labirinto di necessità che le tue leggi, spesso, non riescono nemmeno a mappare. ​Te la spieghiamo noi la situazione, riga per riga. ​1. I migranti e la tregua invisibile ​ Ci sono i rider venuti da terre lontane, donde alzare la voc...
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Deliveroo e il paradosso dei diritti: tra visite mediche tardive, notifiche notturne violando il diritto di disconnessione Caro amico, tu che vesti a piacimento o a convenienza casacche sindacali di diverso colore e che difendi le piattaforme dicendo che "le applicazioni non sono aziende degli anni '70' , sai cosa ti dico? Se tu sei disposto ad accettare tutto questo, io no. Se pretendere che i miei diritti vengano rispettati significa essere "antico", allora rivendico tranquillamente di esserlo. Tu, nel frattempo, continua pure a disegnare schemi o progetti che nessuno ha mai capito. Ma facciamo un piccolo viaggio nel tempo per capire di cosa stiamo parlando. Cronistoria di una gestione paradossale 23 aprile (dopo 60 giorni): Dopo due mesi di consegne, passati a lavorare senza aver mai effettuato alcun controllo sanitario, l'azienda si sveglia e mi chiede di fare la visita medica. Una tutela della salute decisamente tempestiva, non c'è che dire. Sempre ...

200 euro Glovo la mancia per il silenzio

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  Il Bivio del Rider: La Mancia dello Sfruttamento o la Dignità in Tribunale? Immagina la scena. Sei sulla tua bici o sul tuo scooter, la schiena a pezzi dopo ore di consegne, e ti trovi davanti a un bivio. Non è un incrocio qualsiasi di Torino, è il bivio che decide quanto vali. Da una parte c'è Glovo . Ti viene incontro con il sorriso d'ordinanza del marketing corporate, tendendoti una mano. Dentro ci sono 200 euro . Un presunto "bonus", un rimborso dell'ultimo minuto sbucato dal nulla. Ma non è un regalo: è il prezzo del loro silenzio. È la mancia che ti lanciano per pulirsi l'immagine, per farsi belli sui giornali e per lavarsi la coscienza, sperando che tu dimentichi i diritti calpestati, i chilometri non pagati e le tutele inesistenti. Un contentino per lasciarti esattamente dove sei, a continuare la solita routine di sfruttamento. Dall'altra parte del bivio, invece, non c'è un algoritmo. C'è un avvocato . Non ti promette miracoli aziendali, ...

Glovo e la "svolta" sul caporalato: 200 euro di fumo negli occhi e i soliti miraggi

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  La società dei rider Glovo ha comunicato in pompa magna di aver ottenuto il parere positivo della Procura di Milano per il percorso intrapreso contro il caporalato digitale, dopo il commissariamento dello scorso febbraio. Secondo l'azienda, nelle tasche dei lavoratori arriveranno già a giugno 200 euro in più . ​Ma passiamo dalla propaganda alla realtà. Questa cifra viene sbandierata come un grande traguardo, ma nasconde una profonda ingiustizia: l'azienda non fa alcuna valutazione sui mezzi usati . Significa che chi si spacca la schiena in bicicletta riceverà lo stesso identico trattamento di chi usa la macchina e deve sostenere i costi di benzina, assicurazione e manutenzione. Non solo: nessuna distinzione tra Partita IVA e ritenuta d'acconto . Un livellamento verso il basso che ignora totalmente i costi reali sostenuti da chi lavora. ​Controlli severi? Un dovere spacciato per concessione ​«In questi mesi - prosegue il comunicato - Glovo ha collaborato in modo continuati...

Rider aggrediti nella notte tra scandolo,ipocrisia,comodità

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  Quando la stanca meccanica fa notizia: la verità sulla pelle dei rider ​Ci risiamo. Un’altra aggressione, un altro incidente, un’altra notte passata in strada a rischiare l’osso del collo. E puntuale come un orologio svizzero, ecco che scatta la macchina del clickbait. Il rider aggredito all'una di notte finisce dritto in prima pagina. ​Ma non prendiamoci in giro. Dietro questa improvvisa "solidarietà" a mezzo stampa si nascondono due problemi fondamentali che noi, che quella strada la mastichiamo ogni giorno, conosciamo fin troppo bene. ​1. Animali da zoo per riempire le pagine ​Il primo problema è che siamo diventati carne da macello mediatica. Veniamo usati come animali da zoo per riempire le pagine dei giornali e catturare l'attenzione del pubblico. Quando si scrive l'articolo sensazionalistico sul rider colpito nella notte, fa subito notizia, soprattutto adesso che il tema è caldo. Ma è una finta empatia. Finché versiamo sangue, attiriamo click; quando chi...

LA BEFFA DELLE APP: Se ti rubano il telefono, Glovo e Deliveroo ti licenziano e ti accusano di caporalato

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  LA BEFFA DELLE APP: Se ti rubano il telefono, Glovo e Deliveroo ti licenziano e ti accusano di caporalato Il cinismo delle piattaforme di delivery ha raggiunto un nuovo livello di assurdità. Non bastavano i pagamenti a cottimo, l'assenza di vere tutele e i rischi del traffico quotidiano: ora i rider devono difendersi anche dai paradossi di un algoritmo che trasforma le vittime in colpevoli. Parliamo dello strumento di lavoro fondamentale: lo smartphone . Glovo, Deliveroo e le altre multinazionali del settore non forniscono i dispositivi per ricevere gli ordini. Tutto il peso economico dell’attrezzatura tecnologica ricade sulle spalle del lavoratore. Ma il peggio avviene quando le cose vanno storte. Oltre al danno, l'infamia della disconnessione In caso di furto dello smartphone durante il turno, o di una banale rottura del display, per il rider inizia l'incubo. Oltre al danno economico di tasca propria per ricomprare il telefono, scatta immediata la beffa delle piattaform...