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Fantasmi in bicicletta, veleno a mezzo stampa: il grande inganno del delivery all'italiana

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 Fantasmi in bicicletta, veleno a mezzo stampa: il grande inganno del delivery all'italiana ​C’è un grande teatro dell'assurdo che va in scena ogni giorno nelle nostre città. Da un lato abbiamo le forze dell'ordine e la giustizia che sguazzano nel buio, impegnate in una surreale caccia ai fantasmi: si rincorrono profili anonimi, account ceduti, identità fluide e volti coperti da uno scaldacollo sotto il casco. Un'Ispettore Gadget moderna che prova a dare un volto all'ennesimo rider svanito nel nulla dopo un insulto o una mancata precedenza. ​Dall'altro lato c'è la macchina da guerra dell'informazione. La stampa non aspetta, non contestualizza e soprattutto non distingue. Un singolo fattorino commette un atto deprecabile? La sentenza dei giornali è immediata e spietata: condanna in blocco per un'intera categoria. ​La trappola del fango generalizzato ​Il meccanismo mediatico è tanto collaudato quanto disonesto: si prende il singolo mela marcia e si dip...

Dietro il casco c’è un corpo che paga il conto: la salute dei rider non è una mancia

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Leggi articolo completo  Dietro il casco c’è un corpo che paga il conto: la salute dei rider non è una mancia ​Mani salde sul manubrio, occhi fissi sul navigatore, specchietti che girano all'impazzata e l'ennesimo conto alla rovescia sullo schermo dello smartphone. Visto da fuori, il rider su due ruote è il simbolo del dinamismo moderno, l'ingranaggio perfetto di una città che vuole tutto e lo vuole subito. Ma cosa succede davvero quando la visiera si abbassa e le ore di corsa diventano otto, nove, dieci al giorno?   ​A scoperchiare il vaso di Pandora sulla reale usura fisica e psicologica di questo lavoro è un illuminante e documentato articolo di Mondosanità (“Rider in scooter tutto il giorno: cosa succede davvero a schiena, spalle e stress”), che analizza con rigore scientifico e dati alla mano quello che da anni urliamo nelle piazze: il delivery non è un "lavoretto", è un lavoro usurante a tutti gli effetti. ​La micro-traumatologia di chi vive su strada ​Sullo...

Delivery sconto su consegna= negazione diritti ai rider

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  Le notifiche sullo smartphone si susseguono a ritmo battente: “Sconto del 50% sul tuo prossimo ordine!” , “Consegna gratuita per tutto il weekend!” , “Ordina ora e ricevi un coupon da 10 euro!” . ​Le grandi piattaforme di delivery continuano a sommergere gli utenti di promozioni e sconti aggressivi con l'unico obiettivo di drogare il mercato, fidelizzare i clienti e fagocitare la concorrenza. Per il marketing i soldi ci sono sempre. Il budget per la pubblicità e l'acquisizione di nuovi utenti sembra inesauribile. ​Poi, però, il piano della realtà si sposta sulle condizioni di chi quelle consegne le effettua. ​Non appena si alza la voce per chiedere ciò che in qualsiasi altro settore si chiama dignità del lavoro — paga oraria garantita, tutele in caso di infortunio o malattia, ferie pagate, protezione contro gli algoritmi opachi e la fine del cottimo mascherato —, la narrazione delle multinazionali cambia improvvisamente di segno. Il tono entusiasta dei banner pubblicitari...

Tasse da professionisti tariffe da fame

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  Deliveroo: 10 minuti per spiegare le tasse, 10 anni per non capire le tariffe da fame ​Un video di dieci minuti. Tanto è bastato a Deliveroo per confezionare il suo ultimo "tutorial" rivolto ai rider, spiegando con estrema disinvoltura come e perché doversi aprire la Partita IVA . ​Dieci minuti per snocciolare regimi forfettari, adempimenti, dichiarazioni dei redditi e ritenute. Un riassunto veloce, preconfezionato, che fa ricadere interamente e in pochi clic tutta la complessità e la responsabilità fiscale sulle spalle dei lavoratori . ​Peccato che, per capire che il loro modello aziendale è strutturalmente incompatibile con una reale Partita IVA, a Deliveroo non siano bastati più di dieci anni di attività in Italia. ​La grande illusione dell'imprenditore di se stesso ​La narrazione delle piattaforme la conosciamo a memoria: "Sei il capo di te stesso, gestisci il tuo tempo, sei un libero professionista" . ​Ma la Partita IVA, nel mondo reale e nella nor...

La clamorosa delusione di chi lavora a Torino

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  TORINO – Ricordiamo tutti il siparietto del 22 giugno 2025 . Una passerella istituzionale in piena regola, sapientemente allestita sotto Palazzo Civico. C'era il Sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, c'era la consueta coda di giornalisti, telecamere spianate e taccuini aperti per immortalare l'incontro con i rider. In quell'occasione abbiamo assistito alla solita rappresentazione di circostanza: toni indignati, slogan ad effetto, pacche sulle spalle e una pioggia di impegni solenni per migliorare le nostre condizioni di lavoro. ​A distanza di oltre un anno, a settembre 2026 , il bilancio è desolante: è rimasto tutto esattamente com'era . Le promesse del Sindaco si sono dissolte non appena si sono spente le luci dei riflettori. Nessun intervento concreto, nessuna misura reale sulla tutela, sul riconoscimento dei diritti o sulla sicurezza di chi ogni giorno macina chilometri per le strade della città. ​Come se non bastasse, la storia si ripete. La vicesindaca Mich...

La scia di sangue dettata dal click (non troppo) innocente

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  Tre tragedie in pochissime settimane. Un bilancio di guerra sulle strade delle nostre città, consumato nell'indifferenza di chi considera la consegna a domicilio un semplice automatismo. 9 settembre: Un rider finisce incastrato sotto un autobus. 15 settembre: Un rider si schianta contro un pullman. 25 settembre: Un rider perde la vita dopo uno scontro sull'asfalto. Non si tratta di sfortuna, né di un'incredibile catena di "semplici incidenti". Questi sono infortuni sul lavoro a tutti gli effetti. Dietro ogni icona che si muove sullo schermo di uno smartphone non c'è un algoritmo magico, ma una persona in carne ed ossa costretta a correre contro il tempo. L'illusione della flessibilità e della libertà si infrange ogni giorno contro la realtà dei ritmi imposti dalle piattaforme: bonus legati alla velocità, ranking reputazionali e penali implicite per chi rifiuta una consegna o rallenta. Quando un utente ordina un pasto con un tocco sullo schermo, quel g...

Paga per lavorare? La realtà supera la fantasia: le tre follie di Everli

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  ​Il weekend del 26 e 27 settembre si preannuncia come l'ennesimo capitolo di una gestione surreale per tutti gli shopper della piattaforma. L'azienda ha comunicato che, a causa del mancato funzionamento delle carte di pagamento aziendali, chiunque voglia lavorare durante il fine settimana dovrà anticipare i soldi di tasca propria per effettuare la spesa dei clienti. ​Chiedere a dei lavoratori di finanziare l'operatività di un'azienda è semplicemente inaccettabile. Ma questo episodio è solo la punta dell'iceberg di una serie di criticità irrisolte che continuiamo a denunciare. ​Le 3 grandi criticità che denunziamo ​1. Anticipare soldi propri per lavorare ​Anticipare il proprio denaro per conto dei clienti scarica interamente il rischio operativo e finanziario sulle spalle dei lavoratori. Chi non ha la disponibilità economica per coprire l'importo delle spese viene di fatto escluso dalla possibilità di lavorare nel weekend, mentre chi anticipa resta esposto a te...