Rider subordinato e falsa sicurezza
L'ILLUSIONE DELL'ORTICELLO E IL COLLASSO DI UN MITO: SE LA RUOTA DELLE APP SI INCEPPA Guardare il proprio orticello mentre tutto intorno brucia. Era questa l’illusione che, fino a ieri, cullava l’anima del rider "modello". Quello sempre disponibile, quello che sotto il diluvio universale correva più forte, che macinava chilometri accumulando 3.000 ticket di assistenza nella speranza di un aumento di ore, di un briciolo di considerazione in più dall'algoritmo. Mentre correva a testa bassa, quel rider non si accorgeva del collega di Glovo (o di qualunque altra sigla) che, pur svolgendo le stesse identiche mansioni, si ritrovava con un giardino ancora più povero, con tariffe più misere, con tutele ridotte all'osso. C'era la convinzione strisciante, quasi fiera, che "a me non succederà", che la propria dedizione fosse uno scudo impenetrabile. Qualcuno era persino arrivato a fantasticare, in un delirio di finta stabilità, di poterci andare in pensio...