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GRAND THEFT EXPLOITATION: "VIAGGIATE IN MACCHINA E DI GIORNO"

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   ​L'ennesima barzelletta sulla pelle dei rider ​Se pensavate che la sicurezza di chi lavora in strada fosse una priorità per chi dovrebbe tutelare i lavoratori, vi sbagliavate di grosso. La "geniale" soluzione del Segretario UGL per contrastare l'ondata di aggressioni, rapine e violenze ai danni dei rider è arrivata: viaggiare di giorno e muoversi in macchina. ​Un consiglio "illuminato" che sembra uscito direttamente dalle schermate di caricamento di GTA, dove basta schivare i pericoli con un joystick. Peccato che la realtà di chi lavora ogni giorno e ogni notte sulle nostre strade non sia un videogioco, e che un coprifuoco "fai-da-te" o l'acquisto di un'automobile non siano un piano di sicurezza aziendale né tantomeno un diritto garantito. ​Non servono consigli d'oro, servono TUTELE REALI ​Chi lavora in strada non chiede lezioni di orario, né pretende mezzi corazzati o soluzioni irrealizzabili. Chi lavora per le piattaforme di delive...

La solitudine nei server di Deliveroo: tra il sorriso del marketing e la stallo della realtà

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​Accendi lo schermo del telefono o incroci un cartellone pubblicitario per strada e la scena è sempre la stessa: immagini patinate, colori caldi, sfondi mozzafiato e un rider con un sorriso a trentadue denti. La promessa è invitante, quasi idilliaca: "Diventa il capo di te stesso, gestisci il tuo tempo, unisciti alla nostra community!" . È il grande circo del reclutamento continuo, una macchina promozionale perfettamente oleata che vende indipendenza e felicità su due ruote. ​Poi, però, c'è la realtà. E ha un volto decisamente meno sorridente. ​È il volto di chi quella candidatura l'ha inviata più di un anno fa. Persone che hanno compilato form, caricato documenti, inserito dati personali e che da oltre dodici mesi si trovano incastrate in un limbo digitale senza via d'uscita. ​Il gran teatro delle candidature fantasma ​Mentre le campagne pubblicitarie continuano a sfornare spot che invitano nuovi aspiranti lavoratrici e lavoratori a iscriversi, migliaia di c...

L’estetizzazione della precarietà: quando il "Rider" diventa solo un’esca da clickbait

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  Non bastavano le piattaforme di delivery a sfruttare il lavoro sui pedali: ora ci si mette anche l'industria culturale. L'ennesimo esempio arriva dalle pagine culturali de Il Giorno , in un'intervista ai registi Davide Pavanello e Roan Johnson per il lancio del loro progetto cinematografico e musicale intitolato, guardacaso, "Rider" . ​Alla domanda sul perché di questo titolo, la risposta del co-regista lascia stupefatti per la sua disarmante sincerità: ​ «Questo film non parla di rider e della loro condizione. È una storia d'amore e lui fa il rider... Rider è un modo di essere, non solo il lavoro che fai» . ​Eccolo qui, dichiarato senza troppi pudori: l'ennesimo caso di "parola bandiera" usata come esca per fare clic e attirare l'attenzione dei media . ​Usare la figura del rider come mero pretesto estetico — arrivando a paragonarlo a un "cavaliere sul cavallo bianco" o a una romantica figura in continuo movimento — signif...

Fantasmi in bicicletta, veleno a mezzo stampa: il grande inganno del delivery all'italiana

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 Fantasmi in bicicletta, veleno a mezzo stampa: il grande inganno del delivery all'italiana ​C’è un grande teatro dell'assurdo che va in scena ogni giorno nelle nostre città. Da un lato abbiamo le forze dell'ordine e la giustizia che sguazzano nel buio, impegnate in una surreale caccia ai fantasmi: si rincorrono profili anonimi, account ceduti, identità fluide e volti coperti da uno scaldacollo sotto il casco. Un'Ispettore Gadget moderna che prova a dare un volto all'ennesimo rider svanito nel nulla dopo un insulto o una mancata precedenza. ​Dall'altro lato c'è la macchina da guerra dell'informazione. La stampa non aspetta, non contestualizza e soprattutto non distingue. Un singolo fattorino commette un atto deprecabile? La sentenza dei giornali è immediata e spietata: condanna in blocco per un'intera categoria. ​La trappola del fango generalizzato ​Il meccanismo mediatico è tanto collaudato quanto disonesto: si prende il singolo mela marcia e si dip...

Dietro il casco c’è un corpo che paga il conto: la salute dei rider non è una mancia

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Leggi articolo completo  Dietro il casco c’è un corpo che paga il conto: la salute dei rider non è una mancia ​Mani salde sul manubrio, occhi fissi sul navigatore, specchietti che girano all'impazzata e l'ennesimo conto alla rovescia sullo schermo dello smartphone. Visto da fuori, il rider su due ruote è il simbolo del dinamismo moderno, l'ingranaggio perfetto di una città che vuole tutto e lo vuole subito. Ma cosa succede davvero quando la visiera si abbassa e le ore di corsa diventano otto, nove, dieci al giorno?   ​A scoperchiare il vaso di Pandora sulla reale usura fisica e psicologica di questo lavoro è un illuminante e documentato articolo di Mondosanità (“Rider in scooter tutto il giorno: cosa succede davvero a schiena, spalle e stress”), che analizza con rigore scientifico e dati alla mano quello che da anni urliamo nelle piazze: il delivery non è un "lavoretto", è un lavoro usurante a tutti gli effetti. ​La micro-traumatologia di chi vive su strada ​Sullo...

Delivery sconto su consegna= negazione diritti ai rider

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  Le notifiche sullo smartphone si susseguono a ritmo battente: “Sconto del 50% sul tuo prossimo ordine!” , “Consegna gratuita per tutto il weekend!” , “Ordina ora e ricevi un coupon da 10 euro!” . ​Le grandi piattaforme di delivery continuano a sommergere gli utenti di promozioni e sconti aggressivi con l'unico obiettivo di drogare il mercato, fidelizzare i clienti e fagocitare la concorrenza. Per il marketing i soldi ci sono sempre. Il budget per la pubblicità e l'acquisizione di nuovi utenti sembra inesauribile. ​Poi, però, il piano della realtà si sposta sulle condizioni di chi quelle consegne le effettua. ​Non appena si alza la voce per chiedere ciò che in qualsiasi altro settore si chiama dignità del lavoro — paga oraria garantita, tutele in caso di infortunio o malattia, ferie pagate, protezione contro gli algoritmi opachi e la fine del cottimo mascherato —, la narrazione delle multinazionali cambia improvvisamente di segno. Il tono entusiasta dei banner pubblicitari...

Tasse da professionisti tariffe da fame

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  Deliveroo: 10 minuti per spiegare le tasse, 10 anni per non capire le tariffe da fame ​Un video di dieci minuti. Tanto è bastato a Deliveroo per confezionare il suo ultimo "tutorial" rivolto ai rider, spiegando con estrema disinvoltura come e perché doversi aprire la Partita IVA . ​Dieci minuti per snocciolare regimi forfettari, adempimenti, dichiarazioni dei redditi e ritenute. Un riassunto veloce, preconfezionato, che fa ricadere interamente e in pochi clic tutta la complessità e la responsabilità fiscale sulle spalle dei lavoratori . ​Peccato che, per capire che il loro modello aziendale è strutturalmente incompatibile con una reale Partita IVA, a Deliveroo non siano bastati più di dieci anni di attività in Italia. ​La grande illusione dell'imprenditore di se stesso ​La narrazione delle piattaforme la conosciamo a memoria: "Sei il capo di te stesso, gestisci il tuo tempo, sei un libero professionista" . ​Ma la Partita IVA, nel mondo reale e nella nor...