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Paga per lavorare? La realtà supera la fantasia: le tre follie di Everli

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  ​Il weekend del 26 e 27 settembre si preannuncia come l'ennesimo capitolo di una gestione surreale per tutti gli shopper della piattaforma. L'azienda ha comunicato che, a causa del mancato funzionamento delle carte di pagamento aziendali, chiunque voglia lavorare durante il fine settimana dovrà anticipare i soldi di tasca propria per effettuare la spesa dei clienti. ​Chiedere a dei lavoratori di finanziare l'operatività di un'azienda è semplicemente inaccettabile. Ma questo episodio è solo la punta dell'iceberg di una serie di criticità irrisolte che continuiamo a denunciare. ​Le 3 grandi criticità che denunziamo ​1. Anticipare soldi propri per lavorare ​Anticipare il proprio denaro per conto dei clienti scarica interamente il rischio operativo e finanziario sulle spalle dei lavoratori. Chi non ha la disponibilità economica per coprire l'importo delle spese viene di fatto escluso dalla possibilità di lavorare nel weekend, mentre chi anticipa resta esposto a te...

Il "rider più pazzo del mondo" e la favola che i giornali vi raccontano per non parlare dello sfruttamento

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  leggi articolo completo C’è un copione ben preciso che i quotidiani e le testate online amano recitare: la storia del rider eccentrico, del personaggio colorato, del "folle" che consegna le pizze a bordo di un monoruota avveniristico o di qualche mezzo stravagante. Un bell'articolo di costume, qualche foto ad effetto, due righe sulla sua "vita precedente" per dare quel tocco di colore romanzato e il gioco è fatto. Tutti sorridono, il pubblico mette like e la narrazione romantica della gig economy porta a casa un altro successo. Peccato che sia una gigantesca illusione. Ciò che i giornali si dimenticano sistematicamente di raccontare è la realtà drammatica dell'oggi. Quel "rider più pazzo del mondo" che sfreccia sul suo monoruota non è l'icona di una modernità divertente: è il simbolo perfetto di un sistema deregolamentato e privo di qualsiasi controllo. La realtà che nessuno vuole scrivere Quei mezzi non possono circolare per lavoro La normat...

Il paese di "tarallucci e vino": sulla pelle dei rider la giustizia celebra il proprio fallimento

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  Ci sono decisioni giudiziarie che non si limitano a interpretare le norme, ma finiscono per fotografare al millimetro la paralisi di un intero Paese. La recente sentenza che ha bocciato la richiesta del pubblico ministero Paolo Storari di riconoscere i rider di Glovo come lavoratori subordinati ne è l’ennesima dimostrazione. La motivazione del giudice? Bisogna valutare "caso per caso". Un capolavoro di formalismo burocratico che, dietro l'apparente rigore giuridico, spalanca le porte al solito compromesso all'italiana: mentre la politica scompare e la giustizia balbetta, il sistema resta immobile. Anzi, festeggia. La festa delle piattaforme e il business delle vertenze A stappare le bottiglie sono prima di tutto le multinazionali del food delivery . L'obbligo di valutare la subordinazione rider per rider, algoritmo per algoritmo, consegna per consegna, neutralizza ogni tentativo di riforma sistemica. Per i colossi delle consegne, il rischio di un'estensione ...

Festeggiano i risultati ottenuti con la subordinazione di Just Eat e ,allo stesso tempo,dichiarano che il modello e' insostenibile

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  In questi mesi qualcuno ha festeggiato il “protocollo caldo” firmato con Just Eat come se fosse la svolta definitiva per i rider.   Parlano di “lavoro subordinato”, “tutele”, “diritti riconosciuti”, “fine dello sfruttamento”.   E va bene: il CCNL Logistica applicato ai rider è una conquista vera, concreta, che cambia la vita alle persone. Ma c’è un problema enorme che nessuno vuole affrontare:   le stesse realtà che applaudono la subordinazione per Just Eat, chiedono autonomia per Glovo e Deliveroo. Una contraddizione che non si può ignorare. 🔍 Due pesi e due misure Quando si parla di Just Eat, dicono:   “Il rider è un lavoratore subordinato.”   “Serve un contratto vero.”   “Bisogna garantire ferie, malattia, tredicesima.” Quando si parla di Glovo e Deliveroo, improvvisamente cambia tutto:   “Serve flessibilità.”   “Serve autonomia.”   “Il modello Just Eat non si può estendere.” Ma perché?...

Dal “Servizio Essenziale” alla Pigrizia su Commissione: La Deriva del Food Delivery e il Cortocircuito della Nostra Coscienza

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  Fa quasi sorridere pensarci ora. Correva l'anno 2020: in pieno lockdown, mentre il mondo si fermava per il Covid, il delivery veniva celebrato come un “servizio essenziale”. Noi rider eravamo gli eroi invisibili che permettevano alle persone di rimanere a casa al sicuro, consegnando loro un pasto caldo o un bene di prima necessità. Poi la pandemia è finita, ma la frenesia del consumo no. Anzi, è degenerata. In sei anni siamo passati dal trasportare un semplice hamburger al soddisfare le richieste più bizzarre e superflue. Siamo arrivati alle clienti che ordinano intimo online, fino al 2026, anno in cui Deliveroo offre persino la possibilità di farsi recapitare un power bank a domicilio. In questi anni abbiamo trasportato di tutto: spese giganti, piante per San Valentino o per la Festa della Mamma, cibo per animali, vernici e chi più ne ha più ne metta. Siamo passati da un servizio essenziale di lusso a un servizio al servizio della pura pigrizia . Ma qual è il prezzo di questo ...

Deliveroo non devi cambiare narrativa devi cambiare il modello di lavoro

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  Deliveroo: invece di assumere un “problema”, forma i tuoi manager Deliveroo, ogni volta che esce un articolo sui giornali che denuncia condizioni di lavoro indegne, risponde come se il problema fosse la comunicazione, non il lavoro.   Come se bastasse un comunicato stampa per cancellare turni massacranti, paghe ridicole e algoritmi che trattano i rider come numeri. Il punto è semplice: non hai un problema di immagine, hai un problema di realtà.  Formare i manager, non i PR Invece di assumere specialisti per “gestire le crisi”, dovresti formare i tuoi manager a rispondere alle esigenze dei rider, non a quelle del brand.   Perché un’azienda che rispetta i lavoratori non ha bisogno di difendersi sui giornali: parlano i fatti. Ascoltare chi lavora, non chi scrive i comunicati I rider chiedono: - sicurezza   - paghe dignitose   - trasparenza dell’algoritmo   - tutele vere   - rispetto   Non chiedono slogan, non...

Il cortocircuito del diritto: quando la legge non è più uguale per tutti

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  Il cortocircuito del diritto: quando la legge non è più uguale per tutti ​Un’aula di tribunale, la muffa che si arrampica sulle pareti e quella scritta dorata, ormai scrostata, rotta e coperta da una patina di polvere: “La legge è uguale per tutti” . È questa l'immagine simbolo di una parabola giudiziaria che, nell'arco di un quinquennio, ha mostrato le profonde crepe del sistema di tutela del lavoro in Italia. ​ Torino, 2021: Le sentenze storiche che aprirono la strada Tutto sembrava aver preso una direzione chiara nel 2021. La Sezione Lavoro del Tribunale di Torino depositò due sentenze destinate a fare da apripista: la natura della prestazione dei rider fu finalmente riconosciuta come lavoro subordinato a tutti gli effetti. La decisione smontò l'illusione del ciclofattorino come "libero professionista di se stesso", imponendo alle piattaforme l'applicazione dei contratti collettivi nazionali, con orari definiti, ferie, malattia e contributi previdenzi...