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Visualizzazione dei post da settembre, 2025

Noi facciamo girare i soldi loro i c......

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  Il nostro impegno, specialmente durante l'emergenza COVID , ha fatto letteralmente "girare" e sopravvivere i ristoranti. Negli anni, il nostro sudore ha arricchito le piattaforme di delivery, ha ingrassato le tasche dei caporali e dei capi-zona, ha riempito le casse comunali con multe e verbali poiché costretti a usare mezzi non omologati per correre dietro i parametri dell'algoritmo  Non solo: ha arricchito persino chi ci aggredisce, come le baby gang che ci hanno picchiato o i criminali che ci hanno rapinato durante le consegne. Infine, abbiamo finanziato gli studi legali che oggi portano le nostre istanze in tribunale. ​ Tutti si sono arricchiti sulle nostre spalle, mentre le nostre provvigioni per consegna continuano a scendere! ​Evidentemente, c'è qualcosa che non ha funzionato, o meglio, qualcosa che è stato sistematicamente sbagliato . È ora di invertire la rotta: il guadagno generato dal nostro lavoro deve tornare a chi lo svolge! È giusto intraprendere...

Sognavo una consegna etica

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  Il sogno di un delivery etico si è infranto contro la realtà dei numeri, un bilancio impietoso che grida allo sfruttamento: 29.000 lavoratori inquadrati come autonomi contro appena 6.000 come subordinati. Questa sproporzione non è solo un dato statistico; è la fotografia di un mercato del lavoro duale e malato, dove il precariato è la norma e le tutele l'eccezione. Ma c'è un elemento ancor più grave che mette a nudo la crisi del sistema di rappresentanza Il punto più critico, che rivela l'impotenza del sistema attuale, è la situazione del rider ibrido: colui che è subordinato per una piattaforma (magari Just Eat dopo l'accordo con i sindacati) ma contemporaneamente è costretto a essere autonomo per un'altra (come Glovo o Deliveroo) pur di raggiungere un reddito sufficiente. Questa condizione non è solo un'assurdità logistica, ma un vero e proprio fallimento di tutela per diversi motivi: Frammentazione del Diritto: Il lavoratore si ritrova con diritti a "m...

Dagli ultimi ai primi

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  ​Gli ultimi, ma i primi a essere definiti, con la lacrimuccia nell'occhio, come "gli ultimi dei lavoratori" : quelli del "dai, poi troveranno altro, in fondo è solo un lavoretto, niente a confronto con le altre realtà lavorative." ​A prescindere dal fatto che chi lo dice, molto probabilmente, non è mai stato in sella a una bici d'inverno con le mani che si spaccano e le ossa doloranti, o sotto il sole che cuoce, in attesa di 3,50 euro a consegna. ​Ma soprattutto, ha gli occhi talmente bendati da non accorgersi che lo stesso modello 2.0 sta dirompendo in tutte le attività, dalla logistica alle fabbriche. ​Possiamo dire tranquillamente che siamo gli ultimi dei primi a essere sfruttati.

IL SISTEMA DEL DELIVERY NON REGGE MEGLIO CHE MI ADEGUO (poco meglio di niente)

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Anni sprecati, saltando da un'applicazione all'altra, da una piattaforma all'altra, illusi dalla promessa di un miglioramento. Dalla bicicletta alla moto, dall'auto allo scooter, abbiamo speso energie, tempo e risorse nostre, inseguendo un miraggio. Abbiamo sperato che il prossimo mezzo, la prossima app, ci regalasse meno fatica e una retribuzione decente. Dopo tutti questi anni di sforzi e sacrifici, la verità ci schiaffeggia in faccia: siamo ancora qui, lo smartphone in mano, lo zaino sulle spalle o la borsa nel sedile posteriore. Non abbiamo fatto il salto di qualità sperato. Abbiamo solo cambiato, e ricambiato, il mezzo per correre più velocemente dietro a un algoritmo spietato. Questo è il punto cruciale: non siamo noi ad aver fallito. Non è la nostra inefficienza o la nostra pigrizia. Siamo stati intrappolati in un ciclo dove il nostro valore è ridotto a una variabile in un'equazione di profitto. Siamo schiavi digitali in un sistema che ci costringe a rincorre...

Smettiamo di parlarci all'orecchio e gridiamo cosa si nasconde dietro a un click

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 Smettiamola di lamentarci sottovoce, con la paura che l'azienda origli le nostre conversazioni. Non più mormorii: è tempo di alzare la voce e denunciare apertamente le condizioni del delivery. Le app devono smettere di nascondersi dietro contratti precari e trattarci, una volta per tutte, come i lavoratori che siamo ! 26 settembre 2025: il tempo dell'attesa è finito. Unisciti a noi per un concerto a sostegno dei rider, un'occasione non solo per raccogliere fondi, ma per denunciare pubblicamente lo sfruttamento che le aziende del delivery nascondono dietro un semplice "click". Siamo stanchi di promesse vuote e di un sistema che ignora i diritti dei lavoratori. È ora di agire. Ti aspettiamo alle 21:00 in Via Carlo Bossoli 83. Sostieni i rider, lotta per i tuoi diritti! Let's stop complaining under our breath, fearing that the company will eavesdrop on our conversations. No more whispers: it's time to raise our voices and openly denounce delivery co...

Sui diritti dei rider è tornato il silenzio, ma nulla è cambiato

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I media ci hanno ampiamente informato sulle condizioni dei rider, spiegandole sia ai consumatori, spingendoli verso un delivery etico , sia alla politica, sollecitandone l'intervento con dati preoccupanti. ​Tra il 2021 e il 2023 si sono registrati 1.325 infortuni e 7 decessi . Nel 2024, sebbene i dati sugli infortuni non siano ancora aggiornati, non possiamo dimenticare i 4 decessi . Nel 2025, i dati non sono ancora disponibili, ma non possiamo ignorare l'ultimo decesso avvenuto il 20 settembre ad Andria. ​Tanti infortuni quanti articoli e promesse, ma anche tanti silenzi da parte delle piattaforme di delivery. Silenzi che Glovo, dopo sei anni, sta finalmente cercando di affrontare. Fino a oggi, infatti, non era in grado di verificare se i propri collaboratori motorizzati avessero le capacità necessarie o se i documenti presentati fossero validi o contraffatti. ​Tutte le applicazioni, nonostante le ripetute segnalazioni, sembrano non voler vedere: ​Le biciclette modificate...

Rider Divisi, Profitti Moltiplicati: La Nostra Sconfitta È Il Loro Guadagno.

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  Analisi della Situazione 1. Conflitto interno e mancanza di unità La divisione tra rider motorizzati e ciclisti non è solo una differenza di mezzo di trasporto, ma riflette potenziali divergenze di interessi e bisogni. Questa frizione interna devia l'attenzione dal vero "avversario" comune, cioè le piattaforme, e crea una guerra tra poveri che indebolisce la forza contrattuale di tutti. Invece di unire le forze per affrontare il sistema, i rider spendono energie a litigare tra loro. 2. Opportunismo esterno La comparsa di avvocati che "spuntano ovunque per accaparrarsi mandati" dimostra che la lotta dei rider è percepita come un'opportunità di business da soggetti esterni. Questo fenomeno, pur offrendo teoricamente un supporto legale, può frammentare ulteriormente la vertenza in cause individuali o di piccoli gruppi, disincentivando una soluzione collettiva e strutturale che possa giovare a tutti. 3. Paralisi organizzativa Il ruolo dei rider anarchici che c...

I rider fantasma

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    Lo Sfruttamento Dietro l'Etichetta di Just eat La Matrioska dello Sfruttamento: Due Facce della Stessa Medaglia ​Sotto un unico simbolo, quello di un'azienda che si definisce "etica", si nascondono due realtà completamente diverse e in aperta contraddizione. Come una bambola matrioska, un guscio esterno apparentemente unito cela al suo interno un'altra azienda, con principi opposti e un modello di business che ignora i diritti dei lavoratori. ​È un inganno inaccettabile: la stessa icona, lo stesso logo, ma due sistemi che coesistono e si sovrappongono. Uno promette tutela e dignità, l'altro si basa sulla precarietà.  ​   Nel 2021, Just Eat annunciava trionfalmente alla stampa un cambio epocale: i rider, da "falsi autonomi", sarebbero diventati lavoratori subordinati. Una mossa strategica che garantiva all'azienda un notevole salto di qualità mediatico. Just Eat non era più l'azienda che sfruttava i rider con l'ambiguità dell'au...

Dalla povertà allo sfruttamento

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  Dalla povertà allo sfruttamento, Malick è sempre in sella alla sua bicicletta. Il suo non è stato un viaggio semplice. Per attraversare il mare ha pagato 5.000 euro e ha dovuto sopportare la detenzione in Libia e poi nei CPR in Italia. Uscito dal CPR, Malick si è ritrovato senza soldi e con solo un foglio che attestava la sua protezione internazionale. Un documento che, pur dovendo proteggerlo, non è riuscito a farlo scampare allo sfruttamento nel mondo del lavoro. Malick non ha competenze specifiche e non conosce la lingua, ma sa pedalare. In Italia, trova finalmente la possibilità di usare la sua unica abilità: inizia a fare il rider. Anche questa nuova avventura, però, gli riserva diverse disavventure: dalla bicicletta rubata ai clienti che lo trattano male, uno stipendio misero e un posto letto affittato a cifre esorbitanti. Fare il rider è l'unica cosa che sa fare. I turni massacranti non gli lasciano tempo per integrarsi. Gli anni passano e Malick, per affrontare i chilomet...

Analfabetismo come strumento di potere

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  In passato, soprattutto durante le rivoluzioni industriali, l'analfabetismo di massa era una condizione funzionale a un sistema che richiedeva manodopera non qualificata e facilmente sostituibile. La capacità di leggere, scrivere e far di conto era un privilegio riservato a pochi. ​ Sfruttamento economico: L'assenza di istruzione impediva ai lavoratori di comprendere contratti, condizioni di lavoro o i loro diritti legali, rendendoli vulnerabili a salari bassissimi e a turni di lavoro massacranti. Non potevano organizzarsi o negoziare in modo efficace, poiché mancavano delle basi per comunicare e diffondere idee oltre il passaparola. ​ Controllo sociale: Una popolazione analfabeta è più semplice da controllare. Senza accesso alle informazioni scritte (giornali, libri, documenti), era molto più facile diffondere la disinformazione o manipolare l'opinione pubblica. L'analfabetismo creava un muro tra le classi subalterne e le élite, impedendo la circolazione di idee di...

Niente carota solo bastone

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La disumana regola della "carota e del bastone" non vale per le piattaforme digitali: qui esiste solo il bastone . Inizialmente, eravamo schiavi di un'applicazione, di un calendario e di un algoritmo che decidevano arbitrariamente quando e se potevamo lavorare. ​Questo sistema, che non era altro che una forma mascherata di subordinazione, è stato frettolosamente eliminato dalle applicazioni a seguito delle nuove normative europee. La "carota" che ci era stata promessa non è mai arrivata. Al suo posto, un'ulteriore, beffarda bastonata: il "free login" . Questo meccanismo ci obbliga a essere costantemente disponibili per nove ore al giorno, con un compenso di soli 25 euro, una cifra ridicola che non basta né per sopravvivere né per coprire i minimi oneri fiscali che una partita IVA comporta. ​È ora di smettere di accettare queste condizioni. La nostra disponibilità non è illimitata e il nostro lavoro ha un valore che non può essere svalutato a tal pu...