Glovo, un'altra sconfitta in tribunale: quando la salute dei rider non è una priorità
Ancora una volta, la magistratura è dovuta intervenire per tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori di Glovo. L'ennesima sentenza, ottenuta grazie all'azione di NIDILCGIL Palermo insieme a Filcam e Filt ha costretto l'azienda a fornire, in una singola città e a settembre, dei DPI (dispositivi di protezione individuale) specifici per il caldo.
Una scelta forzata, arrivata in ritardo, che solleva una domanda cruciale: perché Glovo agisce solo quando è obbligata da una sentenza?
Un problema sistemico
La fornitura di cappellini, creme solari e occhiali non può e non deve essere un'eccezione. La protezione dei rider dalle temperature estreme dovrebbe essere un protocollo standard, un diritto garantito a chiunque si trovi a lavorare in condizioni climatiche avverse.
E se l'azienda si è dovuta piegare sulla questione del caldo, restano aperte altre questioni fondamentali:
Maltempo: non esiste ancora un protocollo chiaro e operativo per affrontare condizioni climatiche difficili, come pioggia o vento forte. I rider sono lasciati soli a gestire i rischi legati a un'allerta meteo.
Sicurezza dei mezzi: l'azienda non vigila sull'idoneità dei mezzi utilizzati dai rider, affidandosi a una semplice autocertificazione che non viene mai verificata. Questo mette a rischio non solo i lavoratori, ma anche gli utenti della strada.
Queste problematiche non riguardano solo la salute e la sicurezza dei rider, ma anche il loro portafoglio, costretti a sostenere spese per mezzi e manutenzione e a lavorare in condizioni che, in caso di infortunio, potrebbero costare caro.
Non solo sentenze
È inaccettabile che i lavoratori debbano aspettare l'intervento della magistratura per vedere tutelati i propri diritti. La sicurezza e la salute non dovrebbero essere oggetto di contenzioso, ma principi cardine dell'attività aziendale.
Forse si dovrà attendere un'altra sentenza per costringere Glovo ad affrontare anche i problemi legati al maltempo e alla sicurezza dei mezzi?
La vera sfida per queste aziende è dimostrare che la sicurezza e il benessere dei loro collaboratori sono una priorità, e non una conseguenza di una sentenza.






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