Dalla povertà allo sfruttamento

 









Dalla povertà allo sfruttamento, Malick è sempre in sella alla sua bicicletta.
Il suo non è stato un viaggio semplice. Per attraversare il mare ha pagato 5.000 euro e ha dovuto sopportare la detenzione in Libia e poi nei CPR in Italia. Uscito dal CPR, Malick si è ritrovato senza soldi e con solo un foglio che attestava la sua protezione internazionale. Un documento che, pur dovendo proteggerlo, non è riuscito a farlo scampare allo sfruttamento nel mondo del lavoro.
Malick non ha competenze specifiche e non conosce la lingua, ma sa pedalare. In Italia, trova finalmente la possibilità di usare la sua unica abilità: inizia a fare il rider. Anche questa nuova avventura, però, gli riserva diverse disavventure: dalla bicicletta rubata ai clienti che lo trattano male, uno stipendio misero e un posto letto affittato a cifre esorbitanti.
Fare il rider è l'unica cosa che sa fare. I turni massacranti non gli lasciano tempo per integrarsi. Gli anni passano e Malick, per affrontare i chilometri e la fatica, compra una bicicletta elettrica, bella, potente e veloce. Sembra che tutti i problemi siano risolti.
Un giorno di pioggia, però, un cliente affamato fa un ordine. L'applicazione per cui Malick lavora lo costringe a procedere e Malick ha un grave incidente, riportando serie ferite. Solo in quel momento, ripensa alle corse nel suo villaggio, in sella a una bicicletta sgangherata.

Spesso la velocità con cui i rider sfrecciano su mezzi non idonei non è una scelta, ma una necessità imposta da un sistema lavorativo ingiusto. La colpa non è loro, ma delle piattaforme digitali che, con i loro algoritmi, li costringono a turni massacranti e a una competizione sfrenata per pochi centesimi. Non sono i rider a dover rallentare, ma è lo sfruttamento a dover finire!



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