I Mezzi "Non Omologati" nel Delivery: Una Corsa al Profitto che Prepara la Tragedia
I mezzi "non omologati", in particolare le biciclette dei rider spesso modificate, viaggiano indisturbati, spinti da un sistema di delivery che ignora deliberatamente le norme. I lavoratori sono costretti ad accettare queste condizioni dalle applicazioni, le quali si tutelano solo attraverso una fittizia autocertificazione compilata dal rider stesso.
Nonostante le denunce circostanziate delle organizzazioni sindacali, il problema è sistematicamente ignorato. Tutte le piattaforme di delivery, sia quelle che inquadrano i lavoratori come subordinati che quelle che li classificano come autonomi, si limitano a "fare spallucce", scaricando la responsabilità unicamente sul rider che compila l'autocertificazione.
Questa condotta non è solo una scappatoia legale al limite del D.Lgs. 81/08 sulla sicurezza sul lavoro; è un chiaro e cinico piano aziendale volto a massimizzare i profitti. L'obiettivo è sfruttare mezzi sempre più veloci e in grado di coprire maggiori distanze in minor tempo.
Quando l'inevitabile tragedia colpirà – e prima o poi succederà – aggiungendosi ai 7 morti registrati tra il 2021 e il 2023 e ai 4 già avvenuti nel 2024, diventerà impossibile sostenere l'ipocrita scusa del "non sapevamo". Le loro responsabilità sono chiare e la loro indifferenza è inaccettabile.

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