Glovo e i contributi INPS dei rider: una verità ancora sospesa
Una battaglia che dura da anni
Dal 2021 i rider e chi li sostiene fanno i conti con una domanda semplice e ancora senza risposta: che fine hanno fatto i contributi INPS che Glovo (Foodinho) avrebbe dovuto versare?
Non è una questione tecnica o burocratica. È una questione di diritti, tutele e giustizia sociale.
La sentenza del 2021: cosa prevedeva davvero
Nel 2021 la Procura di Milano e l’Ispettorato Nazionale del Lavoro hanno inviato verbali chiari alle principali piattaforme di delivery, tra cui Foodinho–Glovo. Le richieste erano precise:
Riclassificare i rider come lavoratori coordinati ed etero‑organizzati;
Versare i contributi INPS arretrati per migliaia di rider che avevano lavorato senza adeguata copertura previdenziale;
Pagare sanzioni e differenze retributive per la violazione sistematica delle norme sul lavoro.
Un atto forte, che riconosceva finalmente ciò che i rider denunciano da anni: non siamo “collaboratori occasionali”, ma lavoratori a tutti gli effetti.
Le aziende, però, hanno scelto la strada del ricorso. Anche Glovo‑Foodinho ha contestato quei verbali, rinviando ancora una volta il riconoscimento dei diritti.
Le sentenze successive: i giudici danno ragione ai rider
Negli anni successivi, la giurisprudenza ha continuato a muoversi in una direzione chiara.
Nel 2025 una sentenza decisiva ha confermato che i rider sono, di fatto, lavoratori dipendenti e che Glovo deve:
versare i contributi previdenziali;
applicare le tutele previste dalla legge.
Anche se l’importo delle sanzioni deve essere ricalcolato, il principio è ormai accertato: il modello Glovo viola il diritto del lavoro.
Eppure, a oggi, Glovo (tramite Foodinho) non ha mai reso pubblico un documento ufficiale che certifichi il completamento del versamento dei contributi INPS relativi al periodo contestato nel 2021.
Dalle informazioni disponibili emerge invece un altro dato: l’azienda ha accantonato nei bilanci centinaia di milioni di euro per coprire eventuali contributi retroattivi, interessi e sanzioni.
In parole semplici: i soldi vengono messi da parte, ma non risultano ancora versati all’INPS.
Perché tutto resta opaco
La mancanza di chiarezza non è casuale, ma il frutto di un sistema che scarica il rischio sui lavoratori.
I contenziosi legali sono proseguiti per anni e molte decisioni non sono ancora formalmente definitive.
Ogni sentenza apre nuovi gradi di giudizio o ricalcoli, ritardando di fatto il pagamento dei contributi dovuti.
Nei bilanci di Glovo compaiono accantonamenti, ma nessuna trasparenza sui pagamenti effettivamente effettuati all’INPS per i rider.
Nel frattempo, le posizioni contributive dei lavoratori restano incomplete.
Conclusione: una rivendicazione ancora aperta
Non esistono evidenze pubbliche affidabili che dimostrino che Glovo abbia versato integralmente i contributi INPS dovuti in base alla sentenza del 2021.
La vicenda è ancora intrappolata tra ricorsi, ricalcoli e partite di bilancio, mentre i rider continuano a pagare il prezzo più alto.
Finché non ci sarà una conferma ufficiale del versamento — cioè finché l’INPS non potrà dire di aver incassato quei contributi — questa partita non può dirsi chiusa.
Non è solo una causa legale, è una lotta di dignità
I contributi INPS non sono una multa.
Sono salario differito, sono pensione futura, sono malattia, infortunio, maternità.
Quei soldi sono dei rider.
E finché resteranno bloccati nei tribunali o nei bilanci aziendali, la giustizia sarà solo sulla carta.


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