Atto di Accusa: Il Verdetto di Glovo




In questo teatro dell'assurdo, le regole scritte valgono solo per chi subisce. La cosiddetta "regola dei 5 giorni" per contestare un illecito svanisce come nebbia di fronte alla volontà suprema dell'azienda. Qui, Glovo non è solo una piattaforma: è Accusatore, Giudice ed Esecutore.

La Cronologia dell'Inquisizione

Mentre il rider opera nell'illusione di una collaborazione onesta, gli "occhi invisibili" dell'azienda osservano, accumulano e attendono.

  • Settembre: Viene commesso il presunto illecito (il caricamento di un certificato medico ritenuto falso).

  • L'Attesa: Per quattro lunghi mesi, Glovo schiera i suoi "migliori investigatori", conducendo un'indagine degna dei servizi segreti, mentre il rider continua a consegnare.

  • Dicembre: La mannaia cade. Senza preavviso, senza diritto di replica, senza appello. Disconnessione immediata.

Il Paradosso dell'Etica Aziendale

Con un colpo di scena magistrale, Glovo si professa "azienda sana, etica e piena di principi" proprio nel momento in cui decide di bloccare il lavoratore a distanza di un quadrimestre. Ma la logica di questo tribunale privato presenta una falla sistemica:

Se il certificato era falso o assente a settembre, Glovo ha consapevolmente permesso a un rider di operare per 120 giorni senza alcuna idoneità sanitaria.

La Contestazione Formale

Non ci limitiamo a subire il verdetto; ribaltiamo l'accusa. Glovo, nel suo eccesso di zelo investigativo postumo, ha ignorato le proprie responsabilità legali:

  1. Violazione del D.Lgs 81/08: Permettendo l'attività lavorativa senza una certificazione valida per quattro mesi, l'azienda ha messo a rischio la sicurezza sul lavoro.

  2. Abuso di Potere Discrezionale: La disconnessione tardiva dimostra che il controllo non è volto alla sicurezza, ma è usato come arma punitiva a scoppio ritardato.

Il giudizio è emesso, ma la difesa non resterà in silenzio.


 

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