Glovo, 2026: l’ennesima mossa criminale contro i rider
Nel 2026 Glovo compie un’altra mossa che definire discutibile è poco: cancella dai propri server tutti i dati relativi al lavoro svolto dai rider. La motivazione ufficiale? “Tutela della privacy dei rider.”
Una giustificazione che suona come l’ennesima presa in giro.
A noi sembra piuttosto che l’obiettivo fosse un altro: far sparire qualsiasi traccia che potesse dimostrare un rapporto di subordinazione. Perché quei dati – turni, ordini, geolocalizzazioni, tempi di attesa, punteggi, penalizzazioni – raccontavano molto più di quanto l’azienda avrebbe voluto ammettere.
E noi rider, dopo anni di promesse mancate e retorica sulla “libertà”, abbiamo imparato a essere diffidenti. Sappiamo leggere tra le righe delle applicazioni. Sappiamo quando qualcosa non torna.
E infatti una domanda sorge spontanea:
come mai nel 2021 Glovo non ebbe la stessa improvvisa preoccupazione per la privacy quando finirono online 160 GB di dati personali di rider e clienti?
Allora la tutela non sembrava una priorità. Oggi invece diventa il pretesto perfetto per cancellare informazioni scomode.
Qualcosa non quadra.
E quando qualcosa non quadra, di solito significa che stanno cercando di nascondere ciò che potrebbe finalmente dimostrare quello che denunciamo da anni: che il lavoro dei rider non è autonomia, ma subordinazione mascherata.



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