Non è il colore dello zaino a fare il caporale


 


​Ci risvegliamo improvvisamente dal torpore, indignati per l’ultima inchiesta sul mondo del delivery. I giornali sbattono un nome in prima pagina, la gogna mediatica si accende e il colpevole di turno viene giustamente additato. Ma, come spesso accade, la nostra memoria collettiva è corta e decisamente selettiva.

​Mentre puntiamo il dito contro un singolo brand, ci dimentichiamo magicamente di tutti gli altri. Ci dimentichiamo di Deliveroo e dei giganti del settore che utilizzano lo stesso contratto, lo stesso modello e, spesso, gli stessi rider.

​Il paradosso del corriere

​La verità è più scomoda di un titolo di giornale:

  • Stesse regole: Il framework contrattuale è quasi identico su tutta la linea.
  • Stesso modello: Algoritmi che decidono ritmi e precedenze.
  • Stesso sfruttamento: La precarietà non cambia se cambia il logo sulla giacca.

​Dobbiamo smetterla di pensare che sia il colore dello zaino a definire l'etica di un'azienda. Non è la sfumatura di verde o di azzurro a fare il "caporale"; è il modello di lavoro stesso che andrebbe messo sotto la lente d'ingrandimento.

​In attesa della prossima ondata

​Fino a quando continueremo a dividere il mondo in "buoni" e "cattivi" basandoci solo sull'ultima notifica giudiziaria, non risolveremo nulla. Aspetteremo semplicemente la prossima inchiesta, l'ennesimo scandalo ciclico, per poi tornare a stupirci.

​Fino ad allora, godiamoci la distinzione cromatica. Ma ricordiamoci che, dietro quel colore, il sudore e i diritti calpestati hanno sempre lo stesso sapore.

Commenti

Post più popolari