Non è solo Caporalato: la "Guerra dei Poveri" sulle strade di Glovo
In questi giorni si fa un gran parlare di caporalato e del drastico abbassamento delle tariffe di consegna da parte di Glovo. Ma se scaviamo sotto la superficie, il problema è molto più profondo e la responsabilità, come sempre, ricade interamente sulle spalle dell’azienda.
Vogliamo analizzare il problema dal punto di vista di chi la strada la vive ogni giorno? Ecco cosa sta succedendo davvero, tra turn-over selvaggio e totale sprezzo delle regole.
1. Sicurezza: il D.Lgs 81/08 è diventato carta straccia
La legge è chiara: il D.Lgs 81/08 prevede che il datore di lavoro controlli l'idoneità e la sicurezza dei mezzi con cui i rider collaborano. Glovo, però, sembra guardare dall'altra parte.
Questa negligenza ha creato un esercito di mezzi modificati (bici elettriche truccate o motorini non a norma) che sfrecciano per le strade. Il risultato?
Zero fatica fisica.
Zero spese di carburante.
Velocità elevate.
Questi rider, potendo contare su costi vivi quasi nulli, non si pongono il problema se il compenso sia adeguato o meno. Accettano tutto, abbassando l'asticella per tutti.
2. La Guerra tra Poveri
Qui nasce il corto circuito sociale. Da una parte abbiamo chi rispetta le regole, chi paga l'assicurazione, chi mette la benzina e chi affronta la fatica fisica del lavoro. Questi lavoratori vengono sistematicamente esclusi dal mercato perché i loro costi non sono competitivi con chi viaggia nell'illegalità tecnica.
L'algoritmo non premia l'onestà, premia la velocità e il basso costo. È una selezione naturale al ribasso che schiaccia chi vuole solo lavorare dignitosamente.
3. Il Limbo degli "Esodati" delle App
C'è poi una categoria invisibile: i rider bloccati per mesi a causa di un cavillo aziendale o di un malfunzionamento del profilo. Persone che hanno perso mesi di retribuzione e che, una volta riammesse nel sistema, si ritrovano così disperate da essere disposte a tutto.
Questa disperazione è il carburante che permette all'azienda di continuare a tagliare le tariffe, sapendo che ci sarà sempre qualcuno, per fame, pronto ad accettare.
La nostra posizione
Non basta parlare di caporalato. Bisogna parlare di responsabilità d'impresa.
Vogliamo che Glovo rispetti le norme sulla sicurezza dei mezzi.
Vogliamo tariffe che tengano conto dei costi reali (benzina, assicurazione, usura).
Vogliamo la fine del ricatto algoritmico che favorisce chi opera fuori dalle regole.
La strada è di tutti, ma la dignità non è in vendita.


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