La guerra tra poveri è il banchetto dei padroni
La guerra tra poveri è il banchetto dei padroni
Sarebbe il momento di inchiodare alle proprie responsabilità chi ancora oggi, con un servilismo imbarazzante, grida "Forza Glovo" o si erge a paladino di multinazionali che estraggono profitto dal sudore e dalla dignità umana. Ma il fondo del barile lo tocca chi, accecato da una propaganda reazionaria, punta il dito contro il collega extracomunitario, marchiandolo come "infame" o colpevole del precariato dilagante.
Dobbiamo chiederglielo chiaramente: il collasso tecnico di ieri, l’ennesimo bug di un sistema algoritmico fallace e i disservizi cronici che scaricano ogni rischio d'impresa sulle spalle dei lavoratori, sono forse stati architettati in qualche scantinato da un fantomatico "rider hacker pakistano"?
La verità dietro il dogma dell'autonomia
Questa non è una provocazione, è la realtà dei fatti che va sbattuta in faccia a chi ha svenduto la pelle dei lavoratori.
Il peccato originale: Nel 2020, con un atto di puro sciacallaggio sociale, i rider vennero definiti "autonomi" con contratti siglati nell'ombra, senza alcun mandato né consenso della base.
Il fallimento del sistema: Oggi, nel 2026, mentre la magistratura indaga le piattaforme per caporalato digitale, la maschera è caduta.
Il tradimento sindacale: Quella stessa sigla che firmò la condanna al precariato, invece di fare autocritica e sparire dalla scena, continua a servire il padrone. Difende le multinazionali e alimenta la xenofobia, indicando nei lavoratori stranieri il capro espiatorio ideale per nascondere le colpe di un algoritmo affamatore e di una gestione padronale predatoria.
Non permetteremo che la rabbia sociale venga deviata verso chi condivide la nostra stessa sella e lo stesso zaino. Il nemico non attraversa il confine: il nemico siede nei consigli d'amministrazione e dietro codici software scritti per massimizzare il profitto e atomizzare i profitti





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