Ci scandalizziamo dei rider. Ma forse stiamo guardando dalla parte sbagliata.
Ci scandalizziamo quando li vediamo sfrecciare su mezzi non omologati.
Ci scandalizziamo quando li vediamo con zaini sporchi, logori, troppo grandi.
Ci scandalizziamo quando li vediamo consegnare il nostro cibo sotto la pioggia, con indumenti di fortuna.
Ma i rider Glovo sono davvero imprudenti? Incoscienti?
O c’è un problema di fondo che non vogliamo vedere?
Se pensiamo che una giacca impermeabile marchiata Glovo costa 43 euro — l’equivalente di circa 12 consegne — allora due domande dobbiamo farcele.
La prima: perché un lavoratore dovrebbe pagare di tasca propria per proteggersi durante il lavoro?
La seconda: chi guadagna davvero da questo sistema?
Non è il rider a essere irresponsabile.
È il sistema che lo costringe a scegliere tra sicurezza e sopravvivenza.
Tra dignità e velocità.
Finché ci scandalizziamo per lo zaino sporco ma non per il contratto assente,
per il motorino scassato ma non per le tariffe a cottimo,
stiamo solo giudicando le conseguenze.
E ignorando le cause.






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