La burocrazia e' un muro o un filtro selettivo????




La burocrazia è un muro o un filtro "selettivo"?

C’è qualcosa che non torna nel magico mondo del delivery. Da una parte ci dicono che le regole sono ferree: se vuoi consegnare, devi essere "in regola". E per un rider straniero, "in regola" significa affrontare un labirinto di permessi di soggiorno e prove di residenza. Contratti d'affitto, bollette intestate, documenti che spesso diventano muri insormontabili.

Ho visto colleghi, come il mio amico pakistano, restare fermi per settimane, bloccati da un’applicazione che non accetta la loro documentazione, condannati all'inattività perché non riescono a dimostrare esattamente dove dormono.

Il paradosso del GPS

Poi ci sono io. Parto da Torino, arrivo a Firenze, apro l'app e... magia. Il sistema mi riconosce, mi dà il via libera e in pochi minuti ricevo tre ordini.

Ma allora, a cosa serve tutta quella rigidità sulla residenza se poi posso lavorare a 400 km di distanza senza che il sistema batta ciglio? Se la posizione reale non conta per l'algoritmo al momento del login, perché conta così tanto per l'attivazione del profilo?

Controllo o Discriminazione?

La risposta sembra purtroppo una sola. Quando la burocrazia diventa un ostacolo insuperabile solo per una determinata categoria di lavoratori, smette di essere "sicurezza" e diventa esclusione.

Chiedere documenti che un immigrato fatica a ottenere (spesso a causa di un mercato immobiliare altrettanto discriminatorio) e poi permettere a chi è già "dentro" di aggirare i vincoli geografici, è la prova del nove di un sistema a due velocità.

Non chiamatelo controllo di qualità. Chiamatelo con il suo nome: discriminazione.




 

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