26 anni dopo si e' avverato tutto
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Quando era piccolino papà diceva “siamo tutti comunisti”,
sono passati trent’anni e li ritrovo borghesi e conformisti.
Tra i borghesi nasce quella flessibilità che ci divide a metà,
e nella flessibilità nasce il rider, imprenditore senza dignità.
Partita IVA in tasca, ma manco i soldi per una casa,
negli anni ’60 papà gridava “il sistema si abbatte, non si abbraccia”.
Guardiamo l’ultimo trend, la magica globalizzazione,
ci ha resi bestie feroci, in via di estinzione.
E ora che lo Stato sociale non c’è più,
il nemico del povero è il povero, e si replica all’infinito.
Il mercato è già pronto, corre più veloce del respiro,
io devo muovermi in fretta, mandare a fanculo il mondo finto.
Radio, tele, computer, telefoni: voci rassicuranti,
ma la mia faccia non è serena, non è compatibile coi loro standard.
Ci vogliono sorridenti, allineati, incastrati nella catena,
la catena sociale del delivery dove lavoro da una vita intera.
E da una vita intera sogno di sabotarla,
non credere a chi promette miracoli mentre ti parla di guadagno.
Non puoi fidarti di chi parla solo di soldi,
al tuo bene non pensa, pensa a quello dell’azienda e dei suoi conti.
Marketing sopra i tuoi sogni, li schiaccia come un rullo,
“se mi ascolti farai soldi”, sì, ma io divento matto.
A volte tengo la testa fra le mani e dico “cazzo, non è reale”,
devo respirare, ritrovare lucidità, tornare naturale.
Andare a lavorare è normale, l’affitto lo devi pagare,
lì ti possono sfruttare, umiliare, sottopagare…
ma non ti possono ammazzare.
Eppure nel 2025 ci sono stati mille trecentosessantaquattro infortuni,
sembra una guerra, dimmi tu se sono io pazzo o loro immuni.
Serial killer eleganti, potenti, sfacciati,
incassano un miliardo al mese e dicono “il sistema non regge, siate grati”.
Bastardi fottuti senza orecchie per sentire,
senza occhi per leggere le sentenze che li fanno conciliare.
In tribunale risparmiano, e noi dovremmo pure ringraziare,
perché ci “offrono lavoro”, come se fosse un favore.
In Italia c’è conflitto, il delivery è sfruttamento puro,
e non è capitato: è stato costruito, è un disegno oscuro.
È evidente il progetto criminale, lo vedi o no,
o sono io che sono pazzo, dimmelo tu però.
E mentre corro per la città con il casco e la schiena rotta,
c’è chi dall’altra parte dello schermo pensa “è solo una consegna, che ti costa”.
Ma ogni click è un proiettile che parte, una spinta al meccanismo,
state armando le mani delle app che vivono del nostro sacrificio.
Ogni ordine che fate senza chiedervi chi paga davvero il prezzo,
rafforza un sistema che ci vuole invisibili, muti, sempre più flessibili e senza un tetto.
Non è colpa vostra, ma è ora di guardare in faccia la realtà:
se il lavoro è sfruttato, il consumo non può essere neutrale, mai.
E mentre voi aspettate il pranzo, noi aspettiamo giustizia,
perché un mercato che divora i corpi non può chiamarsi “servizio”, ma complicità.

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