Aprile: il mese fatale per il rider deceduto a Torino.
Aprile: il mese fatale per il rider deceduto a Torino.
Le strade di Torino si sono tinte di un silenzio assordante. Mentre le dinamiche esatte dell'incidente restano ancora al vaglio delle autorità, una domanda brucia più delle altre e risuona tra chiunque carichi uno zaino termico sulle spalle: le piattaforme verificano davvero l'idoneità fisica dei propri lavoratori?
La falla nel sistema: sicurezza o profitto?
La realtà che emerge dai contratti di gig economy è agghiacciante. Sia Glovo che Deliveroo prevedono l'obbligo di visite mediche solo dopo il superamento delle 50 giornate lavorative.
Questo significa che per quasi due mesi un lavoratore può operare nel traffico, sotto lo sforzo fisico costante e in ogni condizione meteo, senza che nessuno ne abbia accertato lo stato di salute. Il vuoto normativo e preventivo non è solo evidente: è pericoloso.
Restano i dubbi, manca la responsabilità
Davanti a una vita spezzata, ci troviamo di fronte a un muro di gomma:
- Mille dubbi sulla reale protezione fornita ai lavoratori.
- Zero risposte da parte delle aziende, che continuano a trattare la sicurezza come un costo accessorio e non come un diritto primario.
Non possiamo accettare che la velocità di una consegna valga più della vita di chi la trasporta. La prevenzione non può aspettare 50 giorni; la sicurezza deve essere garantita dal minuto zero.
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