Da 100 passi a 100 falcate


 Da cento passi a cento falcate,  

cambia il mondo ma le montagne restano identiche, spalate.  

I cento passi denunciavano la merda della mafia,  

un sistema d’ombra, violento, che ti spegneva la rabbia.  


Le cento falcate denunciano un’altra montagna,  

quella delle app del delivery, lucida e patinata,  

inquadrate come caporali col sorriso in sovrimpressione,  

che ti sfruttano col click e ti chiamano “collaborazione”.  


Due sistemi diversi, ma lo stesso odore,  

uno ti spezzava le ossa, l’altro ti compra il sudore.  

Il primo col silenzio, con gli occhi bassi,  

il secondo sotto i riflettori, spot colorati e contratti falsi.  


La mafia ti minacciava dietro un portone,  

le app ti spremono in diretta, in HD, in ogni stagione.  

Vendita di dati, strozzinaggio ai ristoratori,  

sfruttamento dei rider, algoritmi predatori.  


Il vecchio sistema lo vedevi ma non lo dicevi,  

parlavi piano, di nascosto, se ci tenevi ai tuoi giorni.  

Il nuovo modello è ovunque, lo guardi in televisione,  

ma la condanna non arriva, resta solo indignazione.  


E intanto col click si arma la mano del caporale digitale,  

che ti manda a consegnare l’impossibile, pure se non vale.  

Poi si scandalizza se il rider col suo scooterino  

non porta una spesa da un mese in un solo giro.  


Glielo spieghi: “Fratè, sono in bici, sette chilometri non ci stanno”,  

ma lui fa la faccia triste, come se tu fossi l’inganno.  

E intanto le falcate aumentano, una dopo l’altra,  

per portare coscienza tra le case, stanza per stanza.  


Non so quante ne serviranno ancora,  

ma ogni falcata è una voce che si alza e non si ignora.  


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