Deliveroo: Il "Rischio d'Impresa" non può essere la Scusa per l'Illegalità


 

Deliveroo: Il "Rischio d'Impresa" non può essere la Scusa per l'Illegalità

​Esiste un confine sottile, ma invalicabile, tra la libera iniziativa economica e lo sfruttamento. In Italia, quel confine è tracciato dal D.Lgs 81/08 (Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro). Eppure, per chi pedala o guida sotto la pioggia battente per consegnare un pasto caldo, quel confine sembra dissolversi nel grigio dell’asfalto bagnato.

​Quando cadi perché le condizioni meteo sono proibitive e la pressione della piattaforma ti spinge a correre, non stiamo parlando di "rischio d’impresa". Stiamo parlando di un sistema che scarica l'intero peso della sicurezza sulle spalle (e sulle ossa) del lavoratore.

​Il Paradosso del Rischio: Chi Paga davvero?

​Nel diritto commerciale, il rischio d’impresa spetta all’imprenditore. È lui che investe capitali e accetta la possibilità di perdite in cambio del profitto. Ma nel mondo del food delivery, il rischio è stato capovolto:

  • L'azienda incassa le commissioni senza possedere i mezzi.
  • Il rider mette il corpo, il mezzo e la propria incolumità.

​Se cadi sotto la pioggia, il bilancio dell'azienda non ne risente. Ma per te, il danno è triplo: il dolore fisico, le spese mediche e la perdita del guadagno dell'intera settimana per riparare lo scooter. Questo non è business; è un atto che rasenta la delinquenza, mascherato da innovazione tecnologica.

​La Violazione del D.Lgs 81/08: L'Obbligo di Segnalazione Negato

​Il Testo Unico sulla Sicurezza non è un suggerimento, è una legge dello Stato. L’Articolo 20 stabilisce che ogni lavoratore deve prendersi cura della propria salute e di quella delle altre persone, ma impone anche un dovere preciso:

"I lavoratori devono segnalare immediatamente al datore di lavoro, al dirigente o al preposto le deficienze dei mezzi e dei dispositivi, nonché qualsiasi condizione di pericolo di cui vengano a conoscenza."


Dov'è il preposto di Deliveroo mentre piove a dirotto?

​In un cantiere o in una fabbrica, c'è una figura fisica a cui rivolgersi per dire: "Oggi le condizioni sono troppo pericolose per operare". Nella gig economy, il preposto è un algoritmo.

L'assenza di una figura di controllo e ascolto rende impossibile l'esercizio del dovere/diritto previsto dall'Art. 20. Se il lavoratore non ha nessuno a cui segnalare il pericolo in tempo reale, l'azienda sta di fatto eludendo i propri obblighi di vigilanza, rendendo la valutazione del rischio una farsa burocratica.

​Non è un Incidente, è una Scelta Aziendale

​Riparare uno scooter con i soldi della propria sussistenza perché l'azienda non ha garantito la sicurezza minima o non ha sospeso il servizio durante un'allerta meteo è l'emblema di un sistema malato.

​Non accetteremo che la sicurezza sul lavoro venga dipinta come un "costo accessorio" o un "rischio del mestiere". La legge parla chiaro: la sicurezza non si delega e la responsabilità non si scarica sull'ultimo anello della catena.

Basta cadute nel silenzio. Esigiamo sicurezza, esigiamo il rispetto del D.Lgs 81/08.

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