E' CAMBIATO IL LAVORO. È CAMBIATO COME LO ACCETTIAMO.




 E' CAMBIATO IL LAVORO. È CAMBIATO COME LO ACCETTIAMO.


C’era un tempo in cui lo sfruttamento faceva ridere. Era grottesco, esagerato, evidente. Era Fantozzi.

Un uomo schiacciato da un sistema assurdo, umiliato, piegato, costretto a dire sempre sì. E noi ridevamo. Perché era una caricatura. Perché sembrava troppo.

Oggi non ridiamo più. E non perché le cose siano migliorate.


OGGI LO SFRUTTAMENTO È NORMALE

Oggi il lavoratore non è più chiuso in un ufficio grigio. È per strada. È sotto la pioggia. È connesso a un’app.

Non ha un capo che urla. Ha un algoritmo che decide.

Non ha orari fissi. Ha disponibilità totale.

Non ha sicurezza. Ha “flessibilità”.


IL RIDER NON FA RIDERE

Otto ore sotto la pioggia. Freddo, traffico, rischio.

E qualcuno pensa davvero che sia una scelta? Che basti “non accettare la consegna”?

No. Questa è la nuova forma di subordinazione: invisibile, silenziosa, accettata.


LA DIFFERENZA VERA

Negli anni ‘70 si rideva di chi subiva. Oggi si scrolla.

Prima lo sfruttamento era uno spettacolo. Oggi è un sistema.

Prima indignava (anche se tra una risata e l’altra). Oggi viene giustificato.


IL PROBLEMA NON È SOLO IL LAVORO

Il problema è la collettività.

Perché il rider sotto la pioggia lo vediamo tutti. Ma pochi si fermano a pensare davvero.

Perché finché il servizio funziona, il resto passa in secondo piano.


NON È NORMALITÀ

Non è normale lavorare senza tutele. Non è normale essere valutati da un’app. Non è normale rischiare per pochi euro.

E soprattutto: non è normale che tutto questo venga accettato in silenzio.


NON SERVE PIÙ RIDERE

Serve riconoscere.

Perché oggi non siamo spettatori di una commedia. Siamo dentro la stessa storia.

E la differenza è una sola:

prima ridevamo di Fantozzi. oggi potremmo esserlo.


FINE TRASMISSIONI


Si chiude qui. Ma non si chiude con un saluto di circostanza, bensì con un campanello d’allarme che spero continui a suonare nelle orecchie di chi ha letto queste pagine.

In questo blog ho cercato di scoperchiare una verità scomoda: non è solo il mondo del lavoro a essere cambiato, è cambiata la nostra percezione dell'umano. Siamo passati dalla satira feroce di Fantozzi — dove l’umiliazione era un paradosso che faceva ridere — a una realtà dove l’abuso è diventato un rumore bianco, un sottofondo accettato, persino rivendicato.

La schiavitù del "Click"

Ho visto con i miei occhi colleghi rider subire soprusi che un tempo avrebbero scatenato rivolte, e invece li ho visti piegare la schiena davanti a un algoritmo.

Li ho visti chiedere perdono a un'applicazione.

Li ho visti implorare un software per poter tornare a essere "cliccati", accettando condizioni che annullano ogni briciolo di dignità in cambio della sopravvivenza.

Oggi la salvezza non è più un diritto, è una concessione revocabile da un server dall'altra parte del mondo.

Il paradosso del cliente: Indignazione a basso costo

C’è un’ipocrisia sistemica che fa male più della fatica. È quella del cliente che si indigna sui social quando legge della morte di un rider per una consegna da 3,50 € lordi. Un minuto di silenzio virtuale, un commento rabbioso contro il "sistema", e poi?

Poi lo stesso cliente monitora lo schermo aspettando la promozione sulla consegna, pronto a ordinare il sushi al minor costo possibile.

La nostra pietà dura il tempo di uno scroll, ma la nostra fame di convenienza non dorme mai.


La vittoria del sistema

Non voglio essere pesante, né voglio continuare a remare controcorrente in un oceano che non vuole cambiare rotta. Il sistema ha vinto nel momento in cui ha reso l'orrore quotidiano. Ha vinto quando ha trasformato lo sfruttamento in una "normale opportunità di guadagno".

Lascio questo spazio libero. Lo lascio vuoto per l'ennesimo articolo che leggerete domani: quello che vi racconterà la "normale quotidianità" di qualcuno che fatica nell'ombra.

Vi lascio con una domanda: quando abbiamo smesso di accorgerci che dietro quel tasto "Ordina" non c'è un servizio, ma una vita che si svende?

Forse Fantozzi faceva ridere perché c'era ancora la speranza che le cose potessero essere diverse. Oggi, purtroppo, lo sfruttamento ha perso il senso

 del ridicolo. È diventato solo, tragicamente, banale.

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