Non è fatalità, è sistema: A Trofarello l’ennesimo omicidio del cottimo



 

Non è fatalità, è sistema: A Cavoretto l’ennesimo omicidio del cottimo

​L’hanno trovato senza vita a Cavoretto. Un altro rider, un altro lavoratore invisibile rimasto sull'asfalto mentre inseguiva un algoritmo. Non chiamatelo "incidente sul lavoro". Non osate parlare di "fatalità" o di "disattenzione del singolo".

​Quando un uomo è costretto a correre contro il tempo, sfidando il traffico, il buio e la stanchezza per pochi euro a consegna, la parola corretta è una sola: omicidio.

​La trappola dell'algoritmo

​Non importa il nome del "padrone" scritto sull'app, perché la logica è identica per tutti. Un sistema che:

  • Non ha limiti di zona: costringe i rider a spostarsi per chilometri, fuori dai centri sicuri, in strade extraurbane buie e pericolose.
  • Non ha limiti di età: accetta chiunque sia abbastanza disperato da vendere il proprio tempo e la propria sicurezza.
  • Ricatta sulla sopravvivenza: se non accetti l’ordine, sparisci dai radar. Se non corri, non mangi.

​L’ipocrisia del consumo

​Dobbiamo smetterla di essere ipocriti. Ogni volta che ordiniamo un pasto senza chiederci a quale prezzo quel cibo arrivi alla nostra porta, diventiamo parte dell'ingranaggio. Le applicazioni hanno creato un modello dove la responsabilità è sempre di qualcun altro, ma i profitti sono sempre i loro.

​"Prendere qualsiasi ordine per sbarcare il lunario non è una scelta libera. È l’ultima spiaggia della precarietà."


​Non è un infortunio, è una colpa collettiva

​Questo è un omicidio dettato dalla precarietà. È il risultato di una disattenzione colpevole:

  1. Delle aziende, che trattano i lavoratori come variabili sostituibili di un foglio Excel.
  2. Delle istituzioni, che permettono che il cottimo torni a essere la norma nel 2026.
  3. Dei consumatori, che preferiscono la comodità alla dignità altrui.

Basta morti per una consegna.

Non vogliamo più contare i colleghi morti sull'asfalto. Vogliamo diritti, vogliamo tutele e, soprattutto, vogliamo che la vita di una persona valga infinitamente di più di una commissione da tre euro.

Il silenzio è complicità. La rabbia è l'unica risposta possibile.

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