GLOVO L’INGANNO DEI 14 EURO: SE LA STAMPA DIVENTA COMPLICE DELLO SFRUTTAMENTO
GLOVO L’INGANNO DEI 14 EURO: SE LA STAMPA DIVENTA COMPLICE DELLO SFRUTTAMENTO
Sfruttati dalle applicazioni. Sfruttati dalla politica. E oggi, ancora una volta, sfruttati dai mezzi di stampa per riempire le pagine dei giornali.
Siamo di nuovo qui a denunciare. Questa volta, però, sotto accusa ci finiscono gli organi di informazione. Giornalisti che, pur di fare titoli a effetto, continuano a sbandierare slogan come "Giustizia per i rider" o "Glovo aumenta la retribuzione a 14 euro l’ora".
NIENTE DI PIÙ FALSO. E vi spieghiamo esattamente perché questa è pura disinformazione.
1. Non c'è nulla di ufficiale
La cifra di 14 euro non è un traguardo raggiunto, né un accordo firmato. È semplicemente la proposta che Glovo ha presentato al magistrato per evitare guai peggiori. Venderla come una realtà già di fatto è un insulto alla verità e alle nostre lotte.
2. L'inganno del "tempo di consegna"
I giornali si guardano bene dallo spiegare il trucco. Non stiamo parlando di 14 euro all'ora di lavoro effettivo (collegati alla piattaforma), ma di 14 euro all'ora lavorata (in consegna). Significa che il tassametro gira solo se sei in movimento con un ordine in mano. Se resti un'ora in strada ad aspettare una notifica senza ricevere nulla, il tuo compenso sarà pari a zero. Questa non è una paga dignitosa, è il solito cottimo travestito da svolta storica.
3. Sicurezza zero e promesse rinviate
Nessun giornale racconta che la proposta di Glovo non prevede interventi immediati, ma rimanda tutto a gennaio. E soprattutto, nessuno spiega come l'azienda intenda affrontare il tema sacro della salute e della sicurezza sul lavoro. Dobbiamo forse aspettare che qualche altro collega ci lasci la pelle sulla strada prima che l'azienda intervenga davvero? Solo allora i giornalisti toglieranno il tappo alle penne e i politici sobbalzeranno dalle loro comode poltrone?
4. Il silenzio complice su Deliveroo
Mentre si accendono i riflettori su Glovo, cala il silenzio più totale su Deliveroo, l'altra grande piattaforma indagata per caporalato. Davanti al magistrato, l'azienda ha ribadito con arroganza di essere "in piena legalità", dichiarando di non avere alcuna intenzione di modificare il proprio sistema. Di questo, però, sui giornali non c'è traccia.
La nostra conclusione
Possiamo dichiararlo senza giri di parole: la disinformazione della stampa non è casuale. Questo modo di fare giornalismo serve solo a ripulire la facciata delle multinazionali e, di fatto, punta a cancellare anni di nostre lotte, scioperi e denunce.
Non ci stiamo. La realtà della strada non si cancella con un titolo di giornale. La lotta continua.

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