LA BEFFA DELLE APP: Se ti rubano il telefono, Glovo e Deliveroo ti licenziano e ti accusano di caporalato
LA BEFFA DELLE APP: Se ti rubano il telefono, Glovo e Deliveroo ti licenziano e ti accusano di caporalato
Il cinismo delle piattaforme di delivery ha raggiunto un nuovo livello di assurdità. Non bastavano i pagamenti a cottimo, l'assenza di vere tutele e i rischi del traffico quotidiano: ora i rider devono difendersi anche dai paradossi di un algoritmo che trasforma le vittime in colpevoli.
Parliamo dello strumento di lavoro fondamentale: lo smartphone. Glovo, Deliveroo e le altre multinazionali del settore non forniscono i dispositivi per ricevere gli ordini. Tutto il peso economico dell’attrezzatura tecnologica ricade sulle spalle del lavoratore. Ma il peggio avviene quando le cose vanno storte.
Oltre al danno, l'infamia della disconnessione
In caso di furto dello smartphone durante il turno, o di una banale rottura del display, per il rider inizia l'incubo. Oltre al danno economico di tasca propria per ricomprare il telefono, scatta immediata la beffa delle piattaforme.
Le aziende, invece di supportare il lavoratore, applicano una politica spietata: disconnettono arbitrariamente l'account, accusando il rider di caporalato.
Secondo la logica cieca dei loro sistemi di controllo, se un telefono si spegne improvvisamente o se il profilo viene loggato da un altro dispositivo di emergenza, scatta il blocco con l'accusa di "cessione del profilo" o intermediazione illecita. Un vero e proprio licenziamento in tronco, mascherato da scusa burocratica, che lascia le persone senza mezza spiegazione e senza stipendio.
Il paradosso: Chi subisce un reato o un incidente viene trattato come un criminale dal software aziendale.
Chi sono i veri caporali?
La rabbia aumenta se si guarda alla realtà dei fatti. Più volte, come collettivo e nelle piazze, abbiamo denunciato le vere dinamiche di caporalato che marciscono nel mondo del food delivery. E la verità è una sola: queste dinamiche sono alimentate proprio dal modello di business delle applicazioni.
Imponendo metriche punitive, punteggi di eccellenza impossibili da mantenere e blocchi continui, le app stesse hanno creato il terreno fertile per la nascita di intermediari. Parliamo di veri e propri "capi bastone" informali: figure ambigue che gestiscono flotte di account speculando sulla disperazione di chi non ha i documenti per registrarsi.
Le piattaforme tollerano questi intermediari quando fa comodo per garantire le consegne sotto la pioggia o nei giorni di sciopero.
Le stesse piattaforme, però, usano il pugno di ferro contro il lavoratore onesto che perde il telefono, usandolo come capro espiatorio per ripulirsi la coscienza.
Le nostre rivendicazioni: la tecnologia non può calpestare i diritti
Non siamo più disposti ad accettare i ricatti di un algoritmo che decide della vita delle persone senza un briciolo di confronto umano.
Chiediamo con forza:
Strumenti di lavoro garantiti: Se lo smartphone è l'unico mezzo per lavorare, le aziende devono prevedere indennità per l'acquisto o canali di assistenza in caso di furto e rottura sul lavoro.
Fine delle disconnessioni arbitrarie: Stop ai blocchi automatici dei profili senza una previa e trasparente verifica umana.
Contrasto reale (e non di facciata) al caporalato: Le aziende si assumano la responsabilità del proprio modello organizzativo invece di scaricarlo sull'ultimo anello della catena.
Se toccano uno, toccano tutti. Condividi questo articolo, fai girare la voce nei punti di ritiro. La nostra solidarietà è l'unica rete di sicurezza che abbiamo!
#RiderInLotta #NoAlCaporalatoDAlgorithm #DirittiSubito

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