L'idoneità secondo il capitale :quando la salute del rider e' solo un algoritmo
Per anni abbiamo usato il nostro corpo come unico ammortizzatore sociale. Abbiamo pedalato sotto la pioggia, consegnato con la schiena a pezzi e ignorato i segnali di un burnout sempre più vicino. Oggi, finalmente, dalla Francia arriva uno studio scientifico approfondito che mette nero su bianco quello che noi sappiamo da sempre: fare il rider logora. Non solo i muscoli, ma anche la mente.
La scienza conferma, la strada lo sapeva già
Lo studio francese analizza i disturbi fisici e psicofisici a cui siamo esposti quotidianamente. Non si parla solo di incidenti stradali, ma di patologie croniche:
Problemi posturali e infiammazioni muscolari.
Stress da prestazione legato ai tempi di consegna.
L'impatto psicofisico dell'incertezza costante.
Negli anni, provando sulla nostra pelle ogni singolo infortunio e ogni dolore, abbiamo denunciato queste dinamiche. Abbiamo parlato, gridato e scioperato. Ma le risposte sono sempre state vaghe, quasi come se il nostro malessere fosse un "effetto collaterale" accettabile del progresso tecnologico.
Il paradosso dell'Idoneità
Improvvisamente, però, lo scenario sta cambiando. Notiamo un interesse crescente, quasi frenetico, da parte delle piattaforme nel valutare la nostra "idoneità al lavoro".
Siamo onesti: perché ora? Viene il forte dubbio che questo zelo improvviso non nasca da una reale preoccupazione per la nostra salute, ma dalla necessità delle aziende di tutelarsi legalmente o di "filtrare" la forza lavoro. Se ci avessero ascoltato quando segnalavamo i ritmi insostenibili, oggi non avremmo bisogno di studi d'oltralpe per certificare che siamo logorati.
Non siamo bulloni, siamo persone
Se l'interesse delle aziende è reale, allora si parta dalle basi:
Riduzione dei ritmi per prevenire l'usura fisica.
Coperture assicurative totali, anche per le malattie professionali e non solo per gli infortuni gravi.
Diritti, non solo test di idoneità.
Non basta valutarci per capire se siamo ancora "abili al servizio". Bisogna cambiare il sistema che ci rende inabili. Finché la valutazione dell'idoneità sarà usata come uno strumento di controllo e non di tutela, la nostra battaglia continuerà.
La nostra salute non è una variabile dell'algoritmo

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