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L'evoluzione comoda

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 Abbiamo barattato i diritti con la comodità. L’evoluzione delle app è un’invasione silenziosa che abbiamo accolto con un click, e ora che quel 'dito' ha riscritto le regole del lavoro, non si può più tornare indietro. Non restano che la resistenza e il controllo: dobbiamo correggere il tiro e limitare i danni prima che sia il sistema a cancellare noi Condanni AI e clicchi

Non consegniamo panini: alimentiamo imperi (di dati)

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  Ci raccontano che siamo l’ultimo anello della catena. Quelli che portano panini, pizze, sushi. Quelli che pedalano sotto la pioggia, che aspettano sotto casa, che sorridono anche quando il tempo non basta e il compenso neanche. Ma la verità è un’altra. Noi non consegniamo solo cibo. Noi alimentiamo sistemi. Noi generiamo dati. E quei dati valgono più di qualsiasi panino. Ogni ordine è informazione. Ogni percorso è tracciamento. Ogni preferenza è un pezzo di mercato. Le piattaforme non stanno costruendo servizi: stanno costruendo mappe dettagliate delle città, dei consumi, delle abitudini. Sanno dove si ordina di più, cosa si mangia, quando si ha fame, quanto si è disposti a spendere. E con queste informazioni aprono nuovi locali, ottimizzano le catene, colonizzano quartieri interi. E noi? Noi siamo il motore invisibile. Senza tutele vere. Senza voce. Senza dignità riconosciuta. Le applicazioni decidono tutto: tempi, percorsi, priorità. Un algoritmo assegna valore al nostro lavoro...

La Bomba Sociale dietro l'Algoritmo"

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    Non è solo asfalto: quando l’algoritmo scatena la guerra tra poveri C’è un momento preciso in cui diventiamo visibili. È quando sbagliamo. Quando passiamo col rosso. Quando cadiamo. Quando moriamo. Per il resto del tempo siamo invisibili. Numeri su una mappa. Icone che si muovono. Eppure, sotto quei caschi, ci sono persone. Persone che oggi stanno iniziando a combattersi tra loro. Non è solo asfalto quello che calpestiamo ogni giorno. È un terreno sempre più instabile, dove la pressione dell’algoritmo sta trasformando il lavoro in una guerra tra poveri. La violenza non nasce dal nulla Non sono “casi isolati”. Non più. A Firenze, un collega con un lucchetto al collo. Umiliato, immobilizzato. A Torino, minacce contro chi voleva semplicemente scioperare. Ovunque, ogni giorno: tensioni fuori dai ristoranti, urla, spintoni, occhi bassi e rabbia trattenuta. Questi non sono episodi scollegati. Sono segnali. Segnali di un sistema che sta rompendo qualcosa di fonda...

Rider della domenica

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  Caro amico rider della domenica,   tu che consegni per sport, per sfizio, per noia del weekend,   urli che “siamo autonomi”, ma è solo la tua fame di extra   spacciata per libertà, per verità universale. Non condanno il tuo secondo lavoro,   condanno quando lo trasformi in ideologia,   quando la tua eccezione diventa la regola che vuoi imporre a tutti.   Difendi il tuo praticello come fosse un impero,   e intanto sputi addosso a chi questo lavoro lo vive davvero,   a chi ci paga l’affitto, le bollette, la vita. Tu stai nel limbo:   diritti veri dal tuo lavoro principale,   tariffe da fame da questo — ma tanto a te basta,   perché ti toglie lo sfizio, non la fame.   E allora ti senti libero,   ma è una libertà che pesa solo sugli altri. Il tuo sfizio viene prima della dignità del collega,   prima della solidarietà che ogni lavoratore dovrebbe ...

La guerra tra poveri è il banchetto dei padroni

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  La guerra tra poveri è il banchetto dei padroni Sarebbe il momento di inchiodare alle proprie responsabilità chi ancora oggi, con un servilismo imbarazzante, grida "Forza Glovo" o si erge a paladino di multinazionali che estraggono profitto dal sudore e dalla dignità umana. Ma il fondo del barile lo tocca chi, accecato da una propaganda reazionaria, punta il dito contro il collega extracomunitario, marchiandolo come "infame" o colpevole del precariato dilagante. Dobbiamo chiederglielo chiaramente: il collasso tecnico di ieri, l’ennesimo bug di un sistema algoritmico fallace e i disservizi cronici che scaricano ogni rischio d'impresa sulle spalle dei lavoratori, sono forse stati architettati in qualche scantinato da un fantomatico "rider hacker pakistano"? La verità dietro il dogma dell'autonomia Questa non è una provocazione, è la realtà dei fatti che va sbattuta in faccia a chi ha svenduto la pelle dei lavoratori. Il peccato originale: Nel 202...

Contro ogni forma di sfruttamento e lavoro non sicuro

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  ARTICOLO 603-BIS DEL CODICE PENALE INDIVIDUA IL CAPORALATO QUANDO SUSSISTE UNA VIOLAZIONE SULLE NORME DI SICUREZZA In data 6/3/26, l'azienda Vmoto, che da anni si occupa di mobilità sostenibile, presenterà alcuni mezzi elettrici specifici per i rider. Chiunque fosse interessato a ricevere informazioni potrà recarsi alle Porte Palatine dalle 17,30 alle 19 30, dove i rappresentanti dell'azienda illustreranno tutte le questioni tecniche relative ai mezzi e proporranno formule di noleggio o vendita. ASCOLTA ZONA GRIGIA

Non e' solo un problema salariale

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  In questi giorni in cui si parla molto di caporalato e delle tariffe da fame erogate dalle piattaforme ai rider, appare chiaro che il delivery precario non sia solo una questione salariale, ma un vero e proprio problema di dignità umana. ​Vediamo molti colleghi intrappolati nelle maglie della burocrazia legata all'asilo politico: rider a cui è impedito da anni di riabbracciare i propri cari o di ottenere il ricongiungimento familiare . Il salario attuale, infatti, non solo è insufficiente a sostenere una famiglia, ma rende spesso impossibile persino trovare o mantenere un’abitazione dignitosa. ​Con questo post vogliamo esprimere la nostra piena solidarietà ai colleghi iraniani e a tutti coloro che vivono lontani da casa , prigionieri di una tecnologia che, invece di evolversi, mette un freno ai diritti fondamentali.