Caro amico rider della domenica, tu che consegni per sport, per sfizio, per noia del weekend, urli che “siamo autonomi”, ma è solo la tua fame di extra spacciata per libertà, per verità universale. Non condanno il tuo secondo lavoro, condanno quando lo trasformi in ideologia, quando la tua eccezione diventa la regola che vuoi imporre a tutti. Difendi il tuo praticello come fosse un impero, e intanto sputi addosso a chi questo lavoro lo vive davvero, a chi ci paga l’affitto, le bollette, la vita. Tu stai nel limbo: diritti veri dal tuo lavoro principale, tariffe da fame da questo — ma tanto a te basta, perché ti toglie lo sfizio, non la fame. E allora ti senti libero, ma è una libertà che pesa solo sugli altri. Il tuo sfizio viene prima della dignità del collega, prima della solidarietà che ogni lavoratore dovrebbe ...