Disconnessioni illegittime: il bug non è nel sistema, ma nell'algoritmo di Glovo
Quando parliamo di "gig economy", ci viene venduta l'idea di un lavoro flessibile e autonomo, dove sei tu a decidere quando e quanto lavorare. Ma la realtà per i rider di piattaforme come Glovo è molto diversa. Dietro la facciata di libertà, si nascondono sistemi di controllo opachi e, sempre più spesso, disconnessioni illegittime che buttano i lavoratori fuori dal gioco senza una vera ragione.
Non parliamo di errori isolati. Le segnalazioni si accumulano e raccontano una verità scomoda: l'algoritmo di Glovo sta penalizzando i rider con pretesti assurdi, mentre l'azienda continua a definirli semplici "bug di sistema".
Bug di sistema o sistema di controllo?
In questi mesi abbiamo assistito a casi incredibili, che dimostrano come queste disconnessioni siano tutto tranne che casuali:
Il rider centenario: Un lavoratore è stato bloccato perché i dati interni dell'azienda riportavano che avesse 125 anni, un'evidente incongruenza che l'algoritmo ha trasformato in un'inspiegabile sospensione.
L'assurdo permesso di soggiorno: Un altro rider, nato in Spagna e con cittadinanza italiana, si è visto bloccare l'account per non aver caricato il permesso di soggiorno. Un documento che, per ovvie ragioni, non possiede.
I corsi anti-caldo usati per aggirare le leggi: Glovo ha introdotto corsi obbligatori sul rischio calore, una procedura che sulla carta serve a tutelare i rider ma che, di fatto, è stata utilizzata come pretesto per non sospendere le consegne, ignorando le ordinanze regionali che prevedono lo stop in caso di alte temperature. Se un rider non ha completato il corso, viene disconnesso, ma chi l'ha fatto continua a pedalare sotto il sole cocente e molte volte anchi chi l’ha fatto viene sospeso
Tutti questi casi hanno un denominatore comune: l'incoerenza. Incoerenza che non è imputabile al lavoratore, ma a un sistema che genera un blocco immediato, senza possibilità di dialogo o di correzione.
I costi nascosti di un lavoro "autonomo"
Chi è vittima di queste disconnessioni si ritrova in una situazione paradossale e insostenibile. Se sei definito "lavoratore autonomo", devi sostenere i costi fissi legati alla partita IVA e alle spese del tuo mezzo. Ma se l'azienda ti blocca l'account, non puoi lavorare né guadagnare. Continui a pagare, ma senza incassare un euro.
Il sospetto è forte: queste disconnessioni non sono semplici "bug". Sono uno strumento di regolamentazione dell'offerta. Quando gli ordini calano, la flotta di rider viene ridotta a comando, non attraverso il libero arbitrio dei lavoratori, ma con l'algoritmo. L'azienda mantiene così una "flotta in stand-by", pronta a essere sbloccata non appena la domanda di consegne aumenta.

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