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Visualizzazione dei post da giugno, 2026

GLOVO E IL GIOCO DELLE TRE CARTE: SE IL "RECUPERO INCENTIVI" DIVENTA UN ADDEBITO COATTO

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  GLOVO E IL GIOCO DELLE TRE CARTE: SE IL "RECUPERO INCENTIVI" DIVENTA UN ADDEBITO COATTO Già, ci risiamo. Lo schifo non rimane più sotto lo zerbino. Anche perché, se continuano così, quello zerbino diventerà talmente alto da arrivare dal pianterreno direttamente al quinto piano. L’ultima manovra di Glovo ha il sapore amaro della beffa. Dopo le indagini per caporalato, l'azienda aveva promesso incentivi e garanzie, muovendosi per apparire come un'applicazione collaborativa ed etica (come persino dichiarato dal magistrato). Ma la realtà che bussa alla porta dei rider oggi è ben diversa e assomiglia molto a un recupero coatto di quei soldi . La notifica della vergogna: nessun dettaglio, solo il conto da pagare Come si muove l'algoritmo quando deve battere cassa sulle spalle dei lavoratori? Invia una notifica di addebito in fattura per un presunto "ordine non consegnato". Il testo recita testualmente: "Le comunichiamo che è stato riscontrato da parte ...

Il manager mascherato

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  Eccoci qui, terzo e ultimo appuntamento. Oggi parliamo di diamantini e di cortocircuiti logici. Parliamo di chi si siede ai tavoli, firma i contratti sulla nostra pelle e poi ha pure il coraggio di farci la morale. Sì, parliamo di quel delegato che ha firmato l’accordo sullo sfruttamento. Negli ultimi giorni lo abbiamo sentito arrampicarsi sugli specchi, dicendo: 'Ma nel testo che ho firmato non c'è mica scritto che c'è l'obbligo di salire ai piani!' . Caro il nostro delegato, ma chi vuoi prendere in giro? Davvero pensi che siamo nati ieri?" La memoria corta sul feedback "Facciamo un piccolo passo indietro, perché qui qualcuno ha la memoria corta. Ti ricordi quando andavi in giro a dire che avevi lottato duramente per togliere il feedback negativo del cliente se il rider non saliva al piano? Ti vantavi di aver rimosso quel ricatto. E oggi, invece, che cosa ci vieni a dire? Oggi cambi completamente versione. Oggi vieni a fare la rampa ai ride...

Riflessioni sotto 40 gradi: La finta libertà del "modello nuovo"

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  Riflessioni sotto 40 gradi: La finta libertà del "modello nuovo" ​Sono collegato, ci sono quasi 40 gradi all'ombra e l'aria è irrespirabile. Sul telefono mi arriva la notifica dell'ennesimo video in cui si parla (anche) di me. Lo apro per curiosità, senza nessuna voglia di fare polemica. Sento dire, con una naturalezza disarmante, che "la stragrande maggioranza ha scelto questo lavoro perché vuole essere libera di collegarsi quando vuole e se vuole" . ​Onestamente sgrano gli occhi. Mi guardo intorno. ​Vedo colleghi immobili sotto il sole cocente, ad attendere un ordine che non arriva. E la domanda mi sorge spontanea: rimangono lì a farsi cuocere l'asfalto perché sono masochisti o perché l'attuale modello non permette alcuna scelta? Se vai a casa a cercare il fresco e provi più tardi, semplicemente non mangi. Altro che "libertà". ​Chi c'è davvero sotto quel sole? ​Se si va oltre la superficie e si guardano in faccia le person...
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   Smontiamo il teatrino della “sostenibilità” del delivery Partendo dal rider più “privilegiato”: quello motorizzato C’è una narrazione tossica che gira da anni: “Il delivery è sostenibile, i rider guadagnano bene, se lavori tanto porti a casa”. Perfetto. Allora prendiamo il caso migliore possibile, quello che le piattaforme usano come esempio: il rider motorizzato che lavora 7 giorni su 7, 12 ore al giorno, 80 km al giorno .Sembra un supereroe? No. È semplicemente uno che cerca di sopravvivere. 1️⃣ I numeri nudi e crudi 80 km al giorno giorni 7 su 7 12 ore al giorno 80 € netti al giorno risultato mensile:2.400 km percorsi2.400 € guadagnati sulla carta sembra quasi dignitoso. Ma è solo sulla carta. 2️⃣ Le tasse: il famoso 5% che non è “solo il 5%”Il rider autonomo paga il 5% di imposta sostitutiva .Su 2.400 €:120 € se ne vanno subito restano: 2.280 €E siamo appena all’inizio. 3️⃣ Carburante: il buco nero quotidiano un motorino 125–150 consuma in media 1 litro ogni 30–35 km. S...

CONFRONTO APERTO: L'ORDINANZA PIEMONTE IMPONE LO STOP, GLOVO RISPONDE CON 2,71 €

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CONFRONTO APERTO: L'ORDINANZA PIEMONTE IMPONE LO STOP, GLOVO RISPONDE CON 2,71 € Mentre l'estate picchia duro sull'asfalto e le temperature superano costantemente i livelli di guardia, la gestione della sicurezza sul lavoro nel settore del food delivery è arrivata a un punto di rottura. Da un lato abbiamo le istituzioni che firmano decreti per tutelare la vita dei lavoratori; dall'altro abbiamo le multinazionali che rispondono con bonus che sembrano provocazioni. Mettiamo i due fatti a confronto, dati alla mano. ⚖️ Cosa impone la Legge: L'Ordinanza della Regione Piemonte Di fronte alle ondate di calore anomale, la Regione Piemonte ha emanato una direttiva chiara e vincolante per tutelare chi svolge attività fisica intensa all'aperto: Il Divieto Assoluto: Nei giorni contrassegnati dal bollettino ministeriale con allerta meteoclimatica di Livello 3 (rischio alto) , vige l'obbligo di interruzione immediata delle attività lavorative esposte al sole dalle ore 12...
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 Numeri, tutele e trasparenza: il valore della critica costruttiva nella vertenza Rider La libertà di espressione è garantita dall’art. 21 della Costituzione. Questo significa che: puoi scegliere tono , linguaggio , stile , registro del tuo blog; nessuna autorità può obbligarti a scrivere in un certo modo; non esiste alcuna legge che imponga “linguaggio neutro”, “linguaggio formale”, “linguaggio inclusivo”, “linguaggio tecnico”, ecc. L’unico limite è non commettere reati tramite ciò che pubblichi. Negli ultimi giorni si è sviluppato un vivace dibattito all'interno dei canali informali della nostra categoria, con comunicati e prese di posizione che hanno chiamato in causa le analisi sollevate da questo blog. Accettiamo il confronto con assoluta serenità: la pluralità delle voci è da sempre il cuore pulsante di qualsiasi percorso di rivendicazione lavorativa. È tuttavia fondamentale chiarire una premessa inderogabile: questo spazio non promuove, né promuoverà mai, attacchi pe...

LA RAGIONE NON SI HA NELLE TASCHE. L'EVIDENZA È SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI.

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  LA RAGIONE NON SI HA NELLE TASCHE. L'EVIDENZA È SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI. Non abbiamo la verità in tasca e non ci interessa fare i filosofi. A noi basta guardare la strada. Perché la ragione non è una questione di opinioni: l’evidenza è lì, sotto gli occhi di tutti, ogni singolo giorno, scritta sull'asfalto. I fatti parlano da soli, e dicono che il sistema del delivery attuale è al collasso umano, prima ancora che lavorativo. 🛑 I numeri della precarietà e lo sfruttamento 3,50 Euro Lordi: Questa è la media a consegna. Una miseria strutturale spacciata per "flessibilità". Cartelli pubblicitari gratuiti: Nessuna garanzia di un compenso orario. Passiamo ore in mezzo alla strada, esponendo i loro marchi sulle spalle, gratis, senza nemmeno la certezza che l'algoritmo ci assegni un ordine. Salute e sicurezza inesistenti: Le immagini recentissime del rider bloccato nel sottopasso allagato a Milano sono l'ennesimo monumento all'indifferenza delle piattaforme....

Assodelivery apparecchia il tavolo della precarieta' "La voce di chi pedala, contro lo sfruttamento delle piattaforme".

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  La voce di chi pedala, contro lo sfruttamento delle piattaforme. 🍽️ Il "Menu" di AssoDelivery: Precarietà condita con Sfruttamento Oggi non parliamo di consegne, parliamo di tavole imbandite sulla nostra pelle. Le controparti si siedono a negoziare, ma per noi il menu è sempre lo stesso. "AssoDelivery dichiara di aver apparecchiato la tavola: la portata principale è la precarietà, condita con lo sfruttamento. Non verrà servito il piatto della salute e della sicurezza, visto che i commensali di Glovo e Deliveroo ne sono intolleranti." Dietro gli slogan sul "lavoro flessibile" e l'autonomia di facciata, la realtà che viviamo ogni giorno sulle strade è fatta di algoritmi punitivi, assenza di tutele reali e rischi totalmente a nostro carico. La salute e la sicurezza sul lavoro non sono un'opzione o un'intolleranza alimentare dei colossi del food delivery: sono un diritto costituzionale. La torta ai padroni, le briciole ai "figuranti" I...

NOTIZIA SHOCK APPROVATA DAI GRUPPI WHATSAPP DI TORINO: Sotto il sole di giugno, nasce il "Trump dei rider"

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  NOTIZIA SHOCK APPROVATA DAI GRUPPI WHATSAPP DI TORINO: Sotto il sole di giugno, nasce il "Trump dei rider" Torino, 23 Giugno 2026 – Nelle chat dei rider torinesi non si parla d'altro. Una notizia shock, rimbalzata di gruppo in gruppo e approvata all'unanimità dalla base dei lavoratori su due ruote, sta accendendo gli animi più delle temperature d'asfalto di questi giorni. Il protagonista? Un ex "capitano" della flotta. Uno di quelli che, fino a ieri, incassava 1,50 € in più a consegna rispetto agli altri rider con un compito ben preciso: monitorare, segnalare e far sanzionare chiunque osasse non rispettare la subordinazione aziendale. Un guardiano dell'algoritmo, insomma. Ma qualcosa, improvvisamente, è andato in cortocircuito. L'inversione a U: Dalla subordinazione alla "follia di grandezza" Oggi assistiamo a un miracolo (o a un'insolazione). L'ex capitano, folgorato sulla via del cottimo, ha improvvisamente iniziato a rive...

L'ipocrisia dei controlli: se la matematica degli infortuni non fa più notizia nemmeno per l'INAIL

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  E’compito dell’INAIL valutare i dati e segnalare criticità sistemiche . Ignorare un picco di infortuni significa non adempiere alla funzione di prevenzione prevista dall’art. 9 del D.Lgs. 81/2008   ​La dinamica è sempre la stessa, da prassi. Ti fai male sulla strada mentre stai consegnando, l'azienda fa la sua regolare denuncia (spiegando il fatto "per filo e per segno" dal proprio punto di vista) e, poco dopo, l'INAIL ti manda a casa il classico questionario di riscontro. Sulla carta, sembra un meccanismo perfetto, quasi premuroso: l’istituto vuole verificare che la versione del lavoratore coincida al millimetro con quella dichiarata dall'impresa. Una prassi corretta, si potrebbe pensare. ​Se non fosse che, dietro questa apparente precisione burocratica, si nasconde una cecità sistemica che fa spavento. ​Mentre l'INAIL si preoccupa di incrociare i dettagli del singolo incidente per assicurarsi che ogni casella sia sbarrata al posto giusto, sembra ignorare c...

DOMENICA 21 GIUGNO 2026: IL DELIVERY SI DOVEVA FERMARE. ECCO PERCHÉ LE PIATTAFORME HANNO RELEGATO I RIDER AL RISCHIO

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 DOMENICA 21 GIUGNO 2026: IL DELIVERY SI DOVEVA FERMARE. ECCO PERCHÉ LE PIATTAFORME HANNO RELEGATO I RIDER AL RISCHIO ​Facciamo chiarezza una volta per tutte, senza giri di parole. Oggi, domenica 21 giugno 2026, il servizio di food delivery doveva essere sospeso? ​La risposta è: SÌ, se la piattaforma Worklimate segnava RISCHIO ALTO nella fascia oraria 12:30–16:00. La risposta è NO solo se il rischio fosse stato inferiore. Ma oggi non era inferiore. ​Nessuna scusa, nessun vuoto normativo. Non dipende dal settore in senso stretto, dipende unicamente dal livello di rischio meteo-climatico. E il delivery, rientrando a pieno titolo nella categoria “logistica”, è assolutamente incluso nella tutela. ​ Cosa dice l’ordinanza (in modo operativo) ​L'ordinanza parla chiaro e non ammette interpretazioni di comodo: ​Il blocco: Se Worklimate indica rischio ALTO o MOLTO ALTO, scatta lo stop obbligatorio per i settori edile, agricolo e logistico (rider compresi). ​La fascia oraria: Il blocco totale...

Piangono di avere un business in perdita ma i soldi li trovano quando serve

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  IL GRANDE BLUFF DEL DELIVERY Autonomi a parole, schiavi dell’algoritmo. Ma i soldi per i tribunali ci sono sempre. ! Guardateli nei loro comunicati stampa patinati: parlano di "flessibilità", di "imprenditorialità di se stessi", di un futuro smart in cui ognuno è capo di se stesso. La verità è un'altra ed è sotto gli occhi di tutti. Il modello del delivery basato sul lavoro autonomo è il più grande bluff del millennio. Ci dicono che inquadrare i rider come lavoratori subordinati è impossibile. “Non staremo in piedi” , piangono i manager delle multinazionali, “la sostenibilità economica del business crollerebbe e saremmo costretti a chiudere” . Ma è davvero così? O ci stanno raccontando una gigantesca menzogna? Il paradosso delle tasche piene (ma solo in tribunale) La narrazione ufficiale vuole che queste piattaforme viaggino costantemente in perdita, sul filo del rasoio del fallimento. Poi, però, basta guardare cosa succede quando si accendono le luci dei tri...

Non chiedono diritti ma ridimensionamento della flotta un disegno ambiguo con rider autonomi con diritti ma non troppi

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  116 ore di lavoro. 757 km percorsi. 249 euro guadagnati. Mentre lo sfruttamento ti sbatte in faccia la cruda realtà della strada, c’è chi, ancora oggi, sogna di scrivere un Contratto Collettivo Nazionale per i rider che definire "fumoso" è un eufemismo. Ci troviamo di fronte a un progetto contrattuale che si muove su un paradosso grottesco, un disegno ambiguo il cui unico risultato reale è la precarizzazione permanente . Il paradosso del "lavoratore ibrido" L'idea di fondo è quella di creare una figura speculativa che serve solo a fare gli interessi delle piattaforme: Autonomi, ma non troppo: lavoratori a cui si vogliono concedere diritti col contagocce, negando le vere tutele del lavoro subordinato. Subordinati, ma non troppo: costretti a restare legati a doppio filo alle esigenze e ai ritmi aziendali, quel tanto che basta per garantire alle multinazionali una flessibilità ancora maggiore e, soprattutto, a costo zero. In questo clima di i...

Se le piazze sussurrano, la realtà urla: la parabola del contratto 2020

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GUARDA IL VIDEO DENUNCIA Se le piazze sussurrano, la realtà urla: la parabola del contratto 2020 Non sappiamo con certezza matematica se tutte le indiscrezioni che circolano in questi giorni siano vere. Non spetta a noi fare i magistrati. Di certo, però, c’è una cosa che nessuno può negare: il vociferare nelle piazze esisteva, ed era forte. Chi vive la strada, chi passa le ore in attesa tra una consegna e l'altra, certe storie le sente nell'aria da un pezzo. Ma al di là dei sospetti, ci sono i fatti. E i fatti dicono che nel 2020 una specifica sigla sindacale ha deciso di firmare un accordo con le piattaforme di Assodelivery. Un contratto che fin dal primo giorno è stato rigettato, contestato e preso a subissate di fischi dalla stragrande maggioranza dei rider in tutta Italia. Non era un accordo per tutelarci, ma una firma calata dall'alto che ha legalizzato il cottimo e la precarietà, cristallizzando condizioni di lavoro insostenibili. Dalle piazze alla cronaca nera Quel p...

Il ricatto del rimbalzo a 34 gradi

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  Sequestrati dall'App di Domenica a 34 Gradi INVIATO AL SUPPORTO IL: 14 GIUGNO 2026  Domenica pomeriggio, asfalto rovente e 34 gradi all'ombra. Mentre le piattaforme fatturano sulla pigrizia estiva delle città, sui telefoni dei rider si consuma un ricatto silenzioso. Un ciclo continuo di ordini speculativi inviati a ripetizione, progettato per logorare la resistenza economica dei lavoratori. Rifiutare un ordine in perdita non è un capriccio: è una necessità di sopravvivenza per chi gestisce in proprio i costi di un motociclo, tra benzina, usura e rischi stradali. Ma l'algoritmo non accetta il dissenso. Quando un ordine viene rifiutato perché fuori mercato, il sistema risponde riproponendolo scientificamente allo stesso lavoratore, congelando l'applicazione e costringendolo all'immobilità sotto il sole. LA MATEMATICA DELLO SFRUTTAMENTO I dati tecnici sollevati da questa protesta mettono a nudo l'arbitrarietà delle tariffe dinamiche. L'algoritmo lancia un...

Rider con account altrui molesta tre donne: sorgono spontanee tre domande

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  Rider con account altrui molesta tre donne: sorgono spontanee tre domande L'ultimo grave episodio di cronaca accende nuovamente i riflettori sul Far West delle consegne a domicilio. Un uomo, utilizzando l'account di un'altra persona, ha molestato tre donne. Di fronte a una vicenda di tale gravità, la retorica aziendale sul "modello efficiente e sicuro" crolla miseramente. Sorgono spontanee tre domande fondamentali che pretendono risposte chiare da parte delle piattaforme e delle istituzioni. 1. Perché le applicazioni non sono intervenute prima? I sistemi di geolocalizzazione e gli algoritmi delle piattaforme sono incredibilmente sofisticati quando si tratta di monitorare i tempi di consegna, calcolare i percorsi al secondo o penalizzare un lavoratore per un minimo ritardo. Com'è possibile, allora, che le stesse tecnologie non siano in grado di rilevare anomalie evidenti nell'utilizzo degli account? I controlli biometrici (come il riconoscimento facciale ...

IL PARADOSSO DEL DELIVERY: Le piattaforme "comprano" l'impunità con pochi spiccioli, i rider pagano le multe.

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 Il Comune di Bologna si accorge che qualcosa non va nel settore del delivery solo oggi, dopo il drammatico investimento di una bambina di quattro anni da parte di un rider. Per anni i lavoratori hanno gridato, scioperato e denunciato una verità che le istituzioni hanno finto di non vedere: non si tratta di fatalità, ma di un ricatto strutturale. Sia chiaro: le regole e il codice della strada valgono per tutti, ed è sacrosanto sanzionare chi infrange la legge. Chi circola con mezzi non omologati, truccati o pericolosi mette a rischio la vita altrui e va fermato. Ma fare di tutta l'erba un fascio serve solo a scaricare la colpa sull'anello più debole della catena, ignorando i veri registi di questo caos. I primi e principali responsabili sono i colossi del delivery. Le multinazionali non possono lavarsene le mani: sono loro che accettano cecamente autodichiarazioni fittizie sui mezzi utilizzati, fingendo di non sapere che dietro a una "bici muscolare" dichiarata sull...

Formia, l'invasione dei rider dai paesi vicini: «Senza filtri sulle App per noi è la fame»

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  C'è un bug nel sistema del food delivery, o forse sarebbe meglio chiamarla una scelta deliberata . Un meccanismo che permette a un rider registrato ufficialmente come residente a Torino di accendere l'applicazione e iniziare a ricevere ordini a Firenze, senza alcun tipo di blocco o controllo sui parametri territoriali. ​Se questa dinamica sembra assurda, la realtà è che sta già provocando danni enormi nelle realtà più piccole. L'ultimo grido d'allarme arriva da Formia , dove i rider locali si trovano sospesi in un limbo insostenibile: un'invasione di colleghi dai paesi limitrofi che sta letteralmente azzerando i guadagni di chi sul territorio ci vive e ci lavora ogni giorno. ​La dinamica: Nessun parametro territoriale, anarchia totale ​Il problema alla base è la totale assenza di filtri geografici rigidi da parte di piattaforme come Deliveroo. Quando abbiamo denunciato il caso del collegamento da Torino a Firenze, abbiamo sollevato il velo su una vulnerabilità ...

Dietro l'algoritmo:cosa succede al cervello di un rider dopo anni di delivery "7 su 7"

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  "NON E' UN PENSIERO,E' UN DATO CLINICO:QUELLO CHE PUO SUCCEDERE AL CERVELLO DI UN RIDER DOPO ANNI DI ATTIVITA' E' DOCUMENTATO.INVITIAMO I PENSATORI E I DIFENSORI DELL'AUTONOMIA  A CONTESTARE GLI STUDI MEDICI,SE NE HANNO LE CAPACITA" Diciamolo chiaramente, senza giri di parole: non è una scusante. Quando un ordine arriva in ritardo, quando il cibo è freddo o quando per strada si assiste a una manovra azzardata, la frustrazione è la prima a bussare alla porta. Ma tra le strade delle nostre città, in sella a una bici o a uno scooter, ne abbiamo viste di tutti i colori. E la verità è che dietro quel ritardo o quel sorpasso al limite c'è un essere umano incastrato in un ingranaggio spietato. ​Lavorare nel delivery per anni, 7 giorni su 7, 12 ore al giorno, non è solo una sfida fisica contro il meteo e il traffico. È un vero e proprio esperimento neurologico estremo non autorizzato. ​Cosa succede realmente al cervello di un rider costretto a questi ritmi? ...