Deliveroo e il paradosso dei diritti: tra visite mediche tardive, notifiche notturne violando il diritto di disconnessione

Caro amico, tu che vesti a piacimento o a convenienza casacche sindacali di diverso colore e che difendi le piattaforme dicendo che "le applicazioni non sono aziende degli anni '70', sai cosa ti dico? Se tu sei disposto ad accettare tutto questo, io no. Se pretendere che i miei diritti vengano rispettati significa essere "antico", allora rivendico tranquillamente di esserlo. Tu, nel frattempo, continua pure a disegnare schemi o progetti che nessuno ha mai capito.

Ma facciamo un piccolo viaggio nel tempo per capire di cosa stiamo parlando.

Cronistoria di una gestione paradossale

  • 23 aprile (dopo 60 giorni): Dopo due mesi di consegne, passati a lavorare senza aver mai effettuato alcun controllo sanitario, l'azienda si sveglia e mi chiede di fare la visita medica. Una tutela della salute decisamente tempestiva, non c'è che dire.

  • Sempre il 23 aprile: Prenoto la visita per il 26 maggio alle ore 9:00. Passa qualche giorno e l'azienda, con decisione unilaterale, sposta l'appuntamento dalle 9:00 alle 11:00. Vale la pena ricordare che, essendo inquadrati come lavoratori autonomi, il tempo dedicato a queste procedure non viene in alcun modo retribuito dall'azienda.

  • 23 maggio: Mancano ancora tre giorni alla visita programmata. Eppure, in piena violazione del diritto alla disconnessione digitale, l'azienda mi invia una notifica alle 3 di notte. Il testo? Un avviso perentorio in cui si afferma che non ho ancora adempiuto ai miei obblighi sanitari e che, se non provvederò entro 30 giorni, verrò sospeso.

Oltre al danno di un sistema di registrazione evidentemente difettoso, che non traccia le prenotazioni già effettuate, si aggiunge la beffa di un controllo algoritmico che ignora gli orari di riposo.

Caro amico mio...

Questo mio sfogo non è un attacco alla tua libertà di cambiare casacca o alla tua visione del nostro inquadramento professionale. È, invece, la risposta a uno dei tuoi tanti comunicati, in cui non solo ti affanni a difendere le piattaforme agitando lo spauracchio che "altrimenti potrebbero andarsene", ma di fatto insulti chi chiede semplicemente il rispetto delle regole.

Nel tuo testo definisci "antichi" e legati agli "anni '70" i lavoratori che pretendono tutele, mentre continui a progettare nuove piattaforme e modelli che nessuno ha ancora compreso.

Io rimango fermo, non per una questione di fede politica, ma per una certezza fondamentale: non sono un puntino luminoso sullo schermo di un computer. Ho dei diritti e dei doveri, e pretendo che entrambi vengano rispettati.


 

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