Sfruttamento, pm Storari: «Tutti vedevano i rider, nessuno agiva»
Caro Magistrato, ben svegliato. Ti
spieghiamo noi perché "nessuno faceva niente
Ci voleva il verdetto di un tribunale, o forse solo il caffè giusto, per far sobbalzare sulla sedia un magistrato che, guardando fuori dalla finestra, ha avuto un'illuminazione tardiva: "Tutti vedevano i rider e nessuno faceva niente".
Caro magistrato, benvenuto nel mondo reale. Ma prima di puntare il dito contro una "complicità collettiva", accomodati. Mettiti comodo, togliti la toga per un attimo e ascolta chi quella strada la mastica ogni giorno, mentre tu, probabilmente, aspettavi che il tuo sushi arrivasse ancora caldo.
Se nessuno ha "fatto niente" nel modo in cui intendi tu, non è per distrazione. È perché la realtà è un labirinto di necessità che le tue leggi, spesso, non riescono nemmeno a mappare.
Te la spieghiamo noi la situazione, riga per riga.
1. I migranti e la tregua invisibile
Ci sono i rider venuti da terre lontane, donde alzare la voce è peggio delle botte sulla schiena. Per loro lo sfruttamento è quasi una tregua, un male minore rispetto alla guerra che li segue.
Tu vedi uno sfruttato, noi vediamo un sopravvissuto. Chi scappa da guerre, fame e regimi sa che protestare, a volte, significa sparire. Per loro quel misero compenso al cottimo non è un abuso da denunciare a cuor leggero: è l'unica zattera disponibile. Denunciare significa rischiare il permesso di soggiorno, rischiare di non mandare i soldi a casa. Quello che tu chiami silenzio complice, per molti è l'unico modo per respirare dopo l'inferno.
2. Gli "anzionotti" e il compromesso della sopravvivenza
Poi ci sono gli anzionotti, fratè, che grazie alle piattaforme si sono rimessi in piedi. Non è un miracolo, è solo un compromesso, ma almeno hanno un’arma per restare nel processo.
Li vedi i cinquantenni e i sessantenni sulle bici elettriche? Sono quelli che il mercato del lavoro ha sputato fuori e che lo Stato ha dimenticato. Nessuno assume un "anzionotto". Gli algoritmi delle piattaforme non saranno un miracolo di filantropia — e non lo sono — ma per loro sono stati l'unica porta aperta. Un compromesso duro, d'accordo, ma l'unica arma rimasta per non sentirsi invisibili, per pagare l'affitto, per restare dentro la società invece di finire ai margini.
3. I giovani e il fuoco del futuro
E i rider giovani? Studiano, pedalano, vivono di poco, “durerà poco”, dicono, ma intanto bruciano il fuoco. Tra esami, turni, e sogni che pesano come zaini, sono loro il futuro, ma trattati come fantasmi.
Ci sono i ragazzi. Quelli che incastrano le consegne tra una lezione all'università e una sessione d'esami. Pedala, consegna, studia, ripeti. Vivono con poco, si ripetono che "è solo una fase temporanea", ma intanto consumano i loro anni migliori sull'asfalto. Portano sulle spalle zaini che pesano come i loro sogni, ma per il sistema rimangono fantasmi senza tutele, carne da algoritmo.
Il grande pasticcio: avvocati, giullari e sindacati complici
E se pensi che il problema siano solo le piattaforme o la disperazione di chi pedala, caro magistrato, guarda un po' che cosa succedeva nei palazzi mentre noi eravamo in strada. Il fango è tanto, e le responsabilità sono spartite in un teatrino che fa venire la nausea.
- Gli avvocati equilibristi: Troviamo legali che un tempo professavano fede anarchica e che oggi, senza troppi imbarazzi, si arrampicano pur di trovare un posto comodo nei castelli dorati dei sindacati tradizionali. Rivoluzionari a parole, burocrati nei fatti.
- I giullari del doppio gioco: Personaggi ambigui che un giorno fanno i controllori per conto delle multinazionali, professando e imponendo la subordinazione rigida per compiacere i padroni del vapore, e il giorno dopo, quando cambia il vento, si travestono da paladini dell'autonomia per pura convenienza personale.
- I sindacati di comodo: Quelli che nel 2020 hanno messo la firma per legalizzare lo sfruttamento con contratti pirata. Gli stessi che, non appena le applicazioni sono finite sotto indagine da parte delle procure, sono scesi in piazza a gridare terrorizzati "Glovo non si tocca!", difendendo il sistema pur di non perdere le proprie briciole di potere e i propri distacchi.
Ora che ti sei risvegliato: dacci tu la soluzione
Quindi, caro magistrato, ora che ti sei risvegliato dal tuo sonno profondo e hai deciso di puntare il dito contro tutto e tutti dal tuo piedistallo, facciamo un patto.
Visto che la diagnosi tardiva l'hai fatta, adesso passa alla cura. Dicci tu come si esce da questo labirinto. Dicci tu come si tutelano i padri di famiglia, i migranti e i giovani senza condannarli alla fame, alla clandestinità o alla disoccupazione. Dacci tu la soluzione, se ne hai una che vada oltre una riga scritta su una sentenza cartacea.
A fare la morale a posteriori siamo bravi tutti. Ma la storia della nostra dignità ce la scriviamo da soli, sulla strada.
Questa non è una fiaba, è un regno che cade a pezzi. E noi siamo i narratori, non i personaggi. La storia la scriviamo noi.
Paga il conto, e lascia la mancia.

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