VITTIME DI CAPORALATO,CONDANNATI I RIDER


 

Il paradosso dei Rider: Oltre al danno del cottimo, la beffa del sequestro

Ci hanno chiamati "eroi del lockdown". Hanno versato fiumi d'inchiostro sulla nostra pelle, analizzato il nostro algoritmo, sociologizzato la nostra precarietà.

E noi, come stronzi, siamo rimasti a guardare film, leggere libri e vedere documentari sui rider. Abbiamo assistito a tavoli di discussione infiniti, abbiamo visto politici scandalizzati, e ora vediamo lo Stato che ci sequestra i mezzi perché siamo stati sfruttati.

Sì, avete letto bene. Non è un distopico film di fantascienza, è la realtà quotidiana di chi pedala per vivere.

La retorica del talk show sulla nostra pelle

Per anni siamo stati il perfetto argomento da salotto. Politici di ogni schieramento si sono detti "indignati" per le nostre condizioni di lavoro, promettendo tutele, diritti e dignità. Abbiamo visto commissioni d'inchiesta, tavoli tecnici che si sono trascinati per mesi (se non anni) e passerelle elettorali fatte sulla nostra pelle.

Nel frattempo, la cultura pop ci trasformava in simboli: libri, docu-film in streaming, reportage d'assalto. Tutti a guardare il "fenomeno rider" come se fosse un esperimento sociale, e non la vita reale di migliaia di persone che rischiano l'osso del collo nel traffico per pochi euro a consegna.

E noi eravamo lì, a guardare quel teatrino, sperando che tutta quell'attenzione si trasformasse finalmente in fatti.

La beffa finale: Puniti perché vittime

Oggi la maschera è caduta. L'ipocrisia del sistema ha raggiunto il suo apice. Invece di colpire i colossi del delivery che hanno costruito imperi miliardari sulle nostre schiene, invece di sanzionare chi ha legalizzato il caporalato digitale, indovinate su chi si abbatte la scure della burocrazia e della repressione? Su di noi.

La magistratura indaga, lo Stato interviene, e qual è il risultato pratico? I mezzi ci vengono sequestrati. I nostri strumenti di lavoro  pagati con i nostri sacrifici – vengono bloccati.

Il messaggio che lo Stato ci sta mandando è agghiacciante: "Siete stati sfruttati? Bene, allora vi togliamo anche la possibilità di lavorare".

È il mondo sottosopra. Chi subisce lo sfruttamento viene punito due volte: la prima dalle aziende, la seconda dalle istituzioni che dovrebbero proteggerlo.

Adesso basta guardare

Non ci servono altri tweet di solidarietà. Non ci servono altri tavoli di facciata per rimandare il problema. Sequestrare i mezzi a chi lavora non è giustizia, è una dichiarazione di guerra ai lavoratori più vulnerabili.

Se lo Stato pensa di risolvere il problema del caporalato e dello sfruttamento togliendoci il pane di bocca, ha fatto male i suoi calcoli. La solidarietà non si fa con i sequestri, si fa con i diritti, i contratti veri e la dignità.

La nostra pazienza è finita. Rendeteci i nostri mezzi, dateci i nostri diritti.

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