IL PARADOSSO DEL DELIVERY: Le piattaforme "comprano" l'impunità con pochi spiccioli, i rider pagano le multe.


 Il Comune di Bologna si accorge che qualcosa non va nel settore del delivery solo oggi, dopo il drammatico investimento di una bambina di quattro anni da parte di un rider. Per anni i lavoratori hanno gridato, scioperato e denunciato una verità che le istituzioni hanno finto di non vedere: non si tratta di fatalità, ma di un ricatto strutturale.

Sia chiaro: le regole e il codice della strada valgono per tutti, ed è sacrosanto sanzionare chi infrange la legge. Chi circola con mezzi non omologati, truccati o pericolosi mette a rischio la vita altrui e va fermato. Ma fare di tutta l'erba un fascio serve solo a scaricare la colpa sull'anello più debole della catena, ignorando i veri registi di questo caos.

I primi e principali responsabili sono i colossi del delivery. Le multinazionali non possono lavarsene le mani: sono loro che accettano cecamente autodichiarazioni fittizie sui mezzi utilizzati, fingendo di non sapere che dietro a una "bici muscolare" dichiarata sull'app spesso si nasconde un veicolo modificato per reggere i ritmi infernali del sistema. È l'algoritmo che costringe a correre. È il sistema del cottimo che premia la velocità disperata come unico modo per mettere insieme una paga dignitosa.

Di fronte a anni di denunce sistematicamente ignorate, la risposta della politica che oggi minaccia multe generiche è un atto di pura ipocrisia.

Quanti casi simili devono ancora accadere, quante tragedie dobbiamo contare sulle nostre strade prima che la politica decida di intervenire seriamente contro lo strapotere di queste applicazioni?

La sicurezza stradale si ottiene colpendo alla radice il problema. Bisogna costringere le piattaforme a verificare seriamente e in prima persona la regolarità dei mezzi, abolendo una volta per tutte i contratti-capestro e i meccanismi punitivi dei software. Controllare chi pedala è un dovere, ma inchiodare le multinazionali alle loro responsabilità è un atto di giustizia non più rimandabile.

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