La matematica della fame: perché i 3 euro di Glovo sono un passo indietro, non una conquista
La matematica della fame: perché i 3 euro di Glovo sono un passo indietro, non una conquista
Ci risiamo. Un altro annuncio trionfale, un'altra operazione di social washing per ripulirsi la faccia davanti all'opinione pubblica e ai media. Ci vogliono far credere che fissare la tariffa base a 3,00 euro nel 2026 sia una grande concessione, un "aumento" calato dall'alto per venire incontro alle esigenze dei rider.
Ma chi sta in strada, la matematica la sa fare bene. E i conti non tornano per niente.
La memoria corta delle piattaforme (2020 vs 2026)
Facciamo un piccolo passo indietro, recuperiamo la memoria storica che le multinazionali del delivery sperano che noi si abbia perso:
Nel 2020: La sola tariffa base per la chiamata era già di 2,00 euro.
Nel 2026: Dopo sei anni, ci vengono a proporre 3,00 euro.
Spacciare questo incremento di un euro come una svolta storica significa ignorare deliberatamente la realtà economica degli ultimi sei anni. Non è un aumento, è un insulto.
Il gioco delle tre carte: Inflazione e Spese Vive
Se calcoliamo il potere d'acquisto perso dal 2020 a oggi, quella che chiamano "conquista" si rivela per ciò che è veramente: un passo indietro.
In questi sei anni il costo della vita è schizzato alle stelle, e indovinate su chi gravano i costi per poter lavorare? Sempre e solo sulle spalle dei lavoratori. Chi pedala o guida deve pagare di tasca propria:
Carburante (per chi usa scooter o auto) a prezzi record.
Manutenzione e usura dei mezzi (gomme, freni, batterie, catene) raddoppiate nei costi di officina.
Assicurazioni e attrezzature di sicurezza.
Mentre le tariffe restano al palo, i nostri costi di gestione aumentano ogni giorno. Lavoriamo di più per guadagnare, nei fatti, molto meno di prima.
La beffa della doppia consegna: una vera e propria rapina
Se la tariffa base a 3 euro fa rabbia, la gestione dell'algoritmo sulle doppie consegne è intollerabile. Assegnare un secondo ordine contestuale pagandolo una miseria (spesso proprio quella quota base o poco più) è una strategia scientifica per massimizzare i profitti aziendali azzerando il valore del nostro lavoro.
Cosa succede davvero con un ordine doppio? La piattaforma incassa due volte le commissioni dai clienti e due volte dai ristoranti. Vende due servizi completi. Al rider, invece, viene chiesto il doppio dello sforzo, il doppio del tempo di attesa e il doppio del rischio di ritardo, ma con un compenso ridicolo. Questa non è ottimizzazione, è rapina.
Parlare sopra la nostra testa
È troppo facile firmare accordi unilaterali, lanciare comunicati stampa d'impatto o farsi belli ai tavoli istituzionali dimenticandosi le orecchie per ascoltare chi le strade le vive ogni giorno.
Finché le decisioni verranno prese da un algoritmo o da manager che non hanno mai tenuto in mano uno zaino termico sotto la pioggia o a 40 gradi, queste riforme saranno solo fumo negli occhi. Non vogliamo elemosine camuffate da aumenti. Vogliamo tariffe dignitose, slegate dai ricatti delle doppie consegne, e il riconoscimento reale dei costi della nostra sicurezza e della nostra vita.
La fame non si cancella con un comunicato stampa.

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