Non chiedono diritti ma ridimensionamento della flotta un disegno ambiguo con rider autonomi con diritti ma non troppi
116 ore di lavoro. 757 km percorsi. 249 euro guadagnati. Mentre lo sfruttamento ti sbatte in faccia la cruda realtà della strada, c’è chi, ancora oggi, sogna di scrivere un Contratto Collettivo Nazionale per i rider che definire "fumoso" è un eufemismo.
Ci troviamo di fronte a un progetto contrattuale che si muove su un paradosso grottesco, un disegno ambiguo il cui unico risultato reale è la precarizzazione permanente.
Il paradosso del "lavoratore ibrido"
L'idea di fondo è quella di creare una figura speculativa che serve solo a fare gli interessi delle piattaforme:
Autonomi, ma non troppo: lavoratori a cui si vogliono concedere diritti col contagocce, negando le vere tutele del lavoro subordinato.
Subordinati, ma non troppo: costretti a restare legati a doppio filo alle esigenze e ai ritmi aziendali, quel tanto che basta per garantire alle multinazionali una flessibilità ancora maggiore e, soprattutto, a costo zero.
In questo clima di incertezza, si arriva persino a chiedere il ridimensionamento della flotta. Invece di tutelare chi già lavora e far acquisire nuovi diritti, la soluzione proposta è tagliare i posti. Una mossa che suona come l'ennesimo scaricabarile sulla pelle di chi sta in strada ogni giorno.
La giravolta sulle ritenute d'acconto e la cecità del 2026
Non dobbiamo stupirci, però. La svolta più bizzarra arriva da chi nel 2020 ha firmato l'attuale contratto con le piattaforme e che oggi, nel 2026, sembra chiudere deliberatamente gli occhi di fronte alla realtà.
Oggi, all'improvviso, dicono di non volere più il meccanismo delle ritenute d'acconto. Ma per anni questo strumento, nato per prestazioni puramente occasionali, è stato tollerato e usato come il paravento perfetto per scaricare il rischio d'impresa e i costi contributivi sui lavoratori, azzerando previdenza, malattia e ferie.
Nel 2026, questa finta presa di coscienza si palesa in modo drammatico e ipocrita su due fronti:
Lo scaricabarile sui rider extracomunitari: usati come capro espiatorio e accusati di "rubare il lavoro" perché utilizzano più account. Una retorica che alimenta una cinica guerra tra poveri per nascondere le responsabilità delle piattaforme e la giungla burocratica che ostacola persino il rinnovo dei loro documenti.
La scusa del superamento fiscale: spingere sul "non volere più le ritenute" non può diventare il grimaldello per giustificare il taglio delle flotte o per legittimare un nuovo contratto ibrido e penalizzante.
Tra propaganda social e leoni da tastiera
La verità è sotto gli occhi di tutti. Non ci servono i soliti faccioni che fanno mille video al giorno – e non si sa neanche dove trovino il tempo, visto che sono sempre vestiti da rider, persino quando vanno a dormire – per cercare di spiegarci i benefici di un "innovativo" CCNL.
Allo stesso modo, non ci servono i presunti camerati da tastiera che insultano i lavoratori extracomunitari, definendoli infami e accusandoli di rubare il lavoro.
Il fumo negli occhi non attacca più: eliminare le ritenute d'acconto o ridisegnare i contratti ha un senso solo se si riconosce a chi macina chilometri un rapporto di lavoro vero, subordinato e a tutele piene. Tutto il resto è solo una distrazione di massa per continuare a difendere un sistema di sfruttamento, cambiando il nome alla gabbia ma lasciando i lavoratori per strada.

Commenti
Posta un commento