Il contratto che ti chiama “autonomo” ma ti controlla come un dipendente




Il documento che mi è stato mostrato è un esempio perfetto di questa contraddizione. Si parte con la solita formula: “non sorge alcun obbligo di assicurazioni sociali… essendo categoricamente esclusa una qualsiasi subordinazione”. Peccato che subito dopo inizino gli obblighi, i vincoli, le sanzioni, le penali, i controlli.

📌 Bollatura obbligatoria e multe

Il contratto prevede che il lavoratore debba timbrarsi l’ingresso e l’uscita tramite app, e se non lo fa scatta una sanzione:

“In caso di mancato utilizzo della bollatrice, si valuterà se addebitare una sanzione pecuniaria dai 10 ai 20 euro…”

Una collaborazione autonoma che ti multa se non timbri. Sembra autonomia questa?

📌 Minimo orario garantito… ma solo per due giorni

Il contratto impone 8 ore settimanali obbligatorie, in giorni prestabiliti:

“Impegno minimo garantito di 8 ore settimanali, nei giorni di martedì e giovedì.”

Un collaboratore autonomo dovrebbe decidere lui quando lavorare. Qui invece è l’azienda a decidere.

📌 Clausole di riservatezza usate come bavaglio

Il contratto vieta di parlarne con i colleghi:

“Questa clausola è oggetto di riservatezza e non va comunicata a colleghi o colleghe…”

E minaccia provvedimenti disciplinari e addirittura l’annullamento immediato del contratto. Un collaboratore autonomo non dovrebbe essere soggetto a “provvedimenti disciplinari”: quelli esistono solo nel lavoro subordinato.

📌 Responsabilità e penali a carico del lavoratore

Il contratto scarica sul rider tutti i danni, le perdite, le contravvenzioni, anche quando usa mezzi aziendali:

“Tutti gli addebiti sostenuti dal Committente… saranno a carico del Collaboratore…”

E se arriva una multa mentre usi il loro motorino? La paghi tu. Sempre tu.

📌 Compenso orario da 8 euro netti

Il contratto prevede:

“Compenso orario pari a euro 8,00 netti.”

Otto euro netti per un lavoro fisico, esposto al traffico, al meteo, ai rischi, alle responsabilità. E senza contributi, senza ferie, senza malattia, senza tutele.

📌 Autonomia? Solo sulla carta

Il contratto dichiara:

“Il predetto incarico non è da intendersi con vincolo di esclusiva…”

Ma allo stesso tempo impone disponibilità, turni, obblighi, comunicazioni costanti, e perfino la necessità di coordinarsi con i responsabili aziendali.

Autonomia significa libertà di organizzare il proprio lavoro. Qui invece il lavoratore deve:

  • timbrare

  • rispettare turni

  • accettare un minimo orario

  • seguire indicazioni

  • subire sanzioni

  • non parlare del contratto

  • rispondere a richieste via chat, telefono, app

  • essere reperibile

  • coordinarsi con responsabili

È subordinazione mascherata. Punto.

🚨 Il problema non è un singolo contratto: è il sistema

Questo documento non è un caso isolato. È il modello con cui molte aziende cercano di evitare i costi del lavoro dipendente, scaricando tutto sul lavoratore:

  • contributi

  • rischi

  • responsabilità

  • strumenti di lavoro

  • multe

  • orari

  • disponibilità

E poi lo chiamano “collaborazione autonoma”.

Perché bisogna parlarne

Perché finché questi contratti restano nascosti, finché i lavoratori vengono intimiditi con clausole di riservatezza, finché si accetta che un rider debba lavorare come un dipendente ma essere pagato come un collaboratore, il sistema non cambierà.

Parlarne è un atto di tutela collettiva. Raccontarlo è un atto di dignità. Denunciarlo è un atto di giustizia


 

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