Quanto costa stare nelle vetrine del delivery????

 




Guardate questa fattura. Non è un caso isolato, è la realtà quindicinale di un ristorante medio in Italia.

Su un volume di cibo cucinato, confezionato e preparato pari a 670,20 €, sapete quanto è rimasto in tasca a chi è stato davanti ai fornelli a 40 gradi? Meno di 50 euro.

Il trucco della "Vetrina"

Analizziamo i costi fissi che compaiono magicamente ogni due settimane:

  • Marketing-visibilità: 219,83 €. Questa è la voce più scandalosa. Non è una campagna pubblicitaria che hai scelto di fare. È il costo di riscatto per stare nelle prime pagine dell'app. Se non lo paghi, sparisci.

  • Commissioni e balzelli: 166,23 € di commissioni base, a cui vanno aggiunti i costi di manutenzione della piattaforma e persino i supplementi se il cliente usa i loro abbonamenti (Glovo Prime).

Alla fine della fiera, tra costi di visibilità, commissioni e IVA, la piattaforma si è trattenuta 484,29 € su 670 € di ordinazioni. Il 72% dell'incasso lordo.

Il paradosso delle Dark Kitchen

A cosa serve pagare quel "pizzo" da 219 euro di visibilità? Serve a comprare una fragile pace. Le piattaforme usano i dati dei nostri ristoranti per capire cosa si vende di più in una determinata zona. Se vedono che i tuoi hamburger tirano, e tu decidi di non pagare il marketing, usano quelle informazioni per favorire l'apertura di una dark kitchen concorrente, magari di loro proprietà o straconvenzionata, che ti aprirà vicino a casa, tagliandoti fuori dal mercato.

La guerra dei poveri (ingegnerizzata dall'algoritmo)

C'è una narrazione tossica che le multinazionali del delivery amano alimentare: quella che vede i ristoratori e i rider come due fazioni nemiche. Noi saremmo i "padroni" che si lamentano, e loro i lavoratori che pretendono il giusto.

Ma se prendiamo la fattura che abbiamo analizzato nel primo articolo e incrociamo i dati con la realtà di chi pedala in strada, scopriamo la più grande ipocrisia del capitalismo digitale.

Il paradosso: la piattaforma incassa tutto, a noi le briciole

Riprendiamo i numeri della fattura reale: su 670,20 € di cibo preparato, Glovo si è trattenuta 484,29 € (tra commissioni, manutenzione e la famigerata "tassa di vetrina" da 219 €). Al ristoratore restano in tasca circa 50 euro netti.

A questo punto la domanda sorge spontanea: visto che la piattaforma si prende quasi il 72% del valore del nostro lavoro, pagherà a peso d'oro i ragazzi che consegnano quel cibo sotto la pioggia o a 40 gradi all'ombra?

La risposta è no.

Dalle recenti indagini sindacali e dai dati sul settore emerge che:

  • Oltre il 56% dei rider in Italia guadagna una miseria che oscilla appena tra i 2 e i 4 euro lordi a consegna.

  • In quei pochissimi euro a consegna è compreso tutto: il tempo di attesa fuori dal locale, il traffico, i chilometri extra e il rischio d'impresa.

  • Il 92% dei rider deve usare i propri mezzi (bici, scooter, auto), pagandosi di tasca propria la benzina, le riparazioni e il telefono, con costi vivi che superano i 200 euro al mese.

Dove vanno a finire i soldi?

Se noi ristoratori andiamo in perdita per ogni ordine preparato, e se il rider rischia la vita nel traffico per 3 euro a consegna, dove finiscono i 484 euro di trattenute della fattura?

Vanno a finanziare i superprofitti dei colossi del delivery, la pubblicità aggressiva e lo sviluppo di quegli stessi algoritmi usati per metterci gli uni contro gli altri. C'è persino una voce in fattura chiamata "Tariffa per tempo di attesa": la piattaforma fa pagare al ristorante la penale se il rider aspetta troppo, ma al rider di quella penale arriva solo una frazione irrisoria.

Una sola battaglia

I commerciali delle piattaforme ci vendono la "sicurezza" della visibilità facendoci pagare cifre folli per stare in vetrina, mentre l'algoritmo ricatta i rider disattivando i loro account se rifiutano una consegna sottopagata.

Non siamo due controparti. Siamo le due vittime della stessa identica catena di montaggio digitale.

Il ristoratore che si spacca la schiena davanti ai fornelli e il rider che si spacca le gambe sui pedali stanno pagando lo stesso pizzo a un padrone invisibile che sta dall'altra parte del mondo.

La nostra rivendicazione è unica: trasparenza totale sui costi, stop al cottimo e tetti massimi alle commissioni delle multinazionali.


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