RIDER: ABBANDONATI DA POLITICA E MAGISTRATURA!







Diciamoci la verità: non arriverà nessuna cavalleria guidata dal cane Lassie a salvarci. E no, non ci sarà nessun finale hollywoodiano con il rider che sale vittorioso sulla collina, con lo zaino termico intatto e il tramonto perfetto alle spalle mentre partono i titoli di coda.

​La realtà non ha un algoritmo generoso. Se le cose devono cambiare, l'unica via è la lotta in piazza. I diritti non si ricevono con una notifica push o grazie a un eroe a quattro zampe; si conquistano bloccando le strade e facendosi sentire. Meno favole, più mobilitazione.


 RIDER: ABBANDONATI DA POLITICA E MAGISTRATURA!

​LA REALTÀ CONTRO LA PROPAGANDA: IL GOVERNO MELONI SMASCHERATO

​"Uno Stato giusto non lascia il più debole da solo."

​Quante volte abbiamo sentito questa sfilza di retorica patriottica e sociale uscire dalla bocca di Giorgia Meloni? Parole al vento. La realtà dell'asfalto e delle metropoli cancella la propaganda in un secondo. Uno Stato che si definisce "giusto" non permette che decine di migliaia di lavoratori vengano trattati come carne da macello digitale. Siete stati abbandonati: la politica stringe le mani ai colossi del delivery e la magistratura si muove con i tempi biblici del potere, mentre voi siete costretti a pedalare sotto il sole cocente senza alcuna garanzia.

​"NIENTE AMMORTIZZATORI PER IL CALDO AI RIDER"

​Mentre i palazzi del potere sono rinfrescati dall'aria condizionata, l'estate torrida si trasforma in un incubo per chi lavora su due ruote. Niente cassa integrazione per eventi climatici estremi, niente indennità, niente protezioni.

​Se un rider si ferma perché il termometro segna 40 gradi, non guadagna. Se non guadagna, non mangia. Questo non è "lavoro autonomo", questo è il ricatto padronale più classico, aggiornato all'era dello smartphone. Il profitto privato delle multinazionali viene sistematicamente protetto, mentre la salute e la vita dei lavoratori vengono azzerate.

​PROCURA DI MILANO, STORARI PARLA CHIARO: "È CAPORALATO"

​Persino all'interno delle stanze della magistratura qualcuno deve arrendersi all'evidenza. Le parole del procuratore di Milano, Paolo Storari, sono una sberla in faccia all'ipocrisia delle piattaforme:

​"Le applicazioni usano un modello del tutto paragonabile al caporalato."

​Non ci sono più scuse scientifiche o sociologiche. L'algoritmo non è progresso: è il vecchio caporale che decide chi lavora, quanto viene pagato e come deve essere sfruttato.

​E qual è la risposta dei giganti del food delivery? La solita, ridicola narrazione: "Ma le nostre app sono collaborative, i rider sono partner liberi!". Una menzogna vergognosa. Non c'è nessuna collaborazione quando il potere è tutto da una parte e il bisogno e la fame dall'altra.

​SE LO STATO VI ABBANDONA, L'UNICA VIA È LA LOTTA

​Non arriverà nessun salvatore dall'alto. La politica ha firmato la sua resa d'interesse ai piedi del grande capitale, e i tribunali arrivano sempre troppo tardi.

​Contro il caporalato tecnologico, contro lo sfruttamento estivo, contro le frottole della "collaborazione aziendale", rimane una sola arma: l'organizzazione dal basso. Solidarietà tra lavoratori, blocco delle consegne, sciopero del clic.

​UNITI CONTRO I CAPORALI DIGITALI.

IL NOSTRO SUDORE NON È IN VENDITA!

Commenti

Post popolari in questo blog

3,50 € per una consegna 6000 € di multa

GLOVO E IL GIOCO DELLE TRE CARTE: SE IL "RECUPERO INCENTIVI" DIVENTA UN ADDEBITO COATTO

Niente carota solo bastone