Tesserino "stile GTA" per i rider? La vera sicurezza è fermare lo sfruttamento, non schedare i lavoratori!
Tesserino "stile GTA" per i rider? La vera sicurezza è fermare lo sfruttamento, non schedare i lavoratori!
"Garantire sicurezza ai cittadini". Questa è la motivazione con cui l'assessore Enrico Melasecche ha giustificato la proposta di introdurre un tesserino identificativo per i rider, una sorta di "patentino" che nei toni e nelle modalità ricorda quasi una dinamica da videogioco, una grafica in stile Grand Theft Auto. L'obiettivo dichiarato? Combattere il caporalato.
Caro Assessore, ci tocca ricordarle qualcosa che non dovrebbe aver bisogno di spiegazioni, soprattutto da parte di chi, grazie alle poltrone istituzionali, guadagna cifre infinitamente superiori alle nostre. Cifre garantite anche dalle tasse di noi lavoratori, spesso vittime di quel caporalato che si dice di voler combattere con un pezzo di plastica.
Se si vuole combattere davvero il caporalato, bisogna smetterla con la propaganda e guardare in faccia la realtà. Il caporalato e il lavoro nero non si sconfiggono controllando i lavoratori come fossimo tutti sospetti, ma eliminando lo sfruttamento sistematico che le piattaforme e i subappalti impongono ogni giorno.
Ecco cosa significa, davvero, vivere sulla propria pelle lo sfruttamento:
Salari da fame: Compensi drammaticamente inferiori rispetto a quanto previsto dai contratti collettivi nazionali.
Turni e carichi massacranti: Orari di lavoro infiniti e carichi insostenibili per riuscire a portare a casa una paga dignitosa.
Zero tutele e sicurezza: Mancanza totale di Dispositivi di Protezione Individuale (DPI), assenza di formazione sui rischi stradali e nessuna vera copertura.
Il ricatto del cottimo: Pagamenti legati esclusivamente al numero di consegne, un sistema perverso che spinge i rider a correre e rischiare la vita nel traffico pur di guadagnare pochi euro.
La sicurezza dei cittadini e dei lavoratori si garantisce con i diritti, con paghe dignitose e con controlli severi sulle aziende e sulle piattaforme, non scaricando la responsabilità su chi si spacca la schiena in mezzo alla strada.
Non siamo personaggi di un videogioco. Siamo lavoratori, e pretendiamo rispetto.

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