Il palcoscenico del Grillo Parlante: se la vertenza diventa un personal brand


 

A chi si presenta con la presunzione del sapere e la verità in tasca, di solito si risponde con un sorriso e una buona dose di sarcasmo. Anche perché, diciamoci la verità, assistere alle performance del "grillo parlante salterino" ha stancato. Non si può pensare di fare i narratori onniscienti, dispensando perle di saggezza e intasando le chat solo sulla base del proprio vissuto personale.

Se decidi di portare avanti una vertenza collettiva, quella vertenza appartiene a tutti. Non puoi personalizzarla, non puoi cucirtela addosso come un vestito su misura, e soprattutto non puoi trasformarti sistematicamente nella vittima sacrificale che "va contro i poteri forti". Quali siano poi questi "poteri forti", restiamo ancora in attesa di capirlo.

Se attacchi, l'eco torna indietro

Il meccanismo è semplice: se decidi di lanciare fendenti, poi la risposta te la devi aspettare. Non funziona che tutti debbano costantemente ascoltare monologhi e resoconti di vita vissuta come se fossero tavole della legge. Qui non si tratta di ideologia, si tratta di fatti.

Da mesi il disco è sempre lo stesso: "Le applicazioni e il lavoro subordinato sono il male assoluto". Va bene, ma la fonte qual è? Sempre e solo la tua esperienza personale.

Il salto di qualità che manca:

Passare dal "secondo me" ai dati reali. Se c'è una tesi, va motivata. Vanno trovate soluzioni concrete, non scuse.

Meno vittimismo, più dati

Inutile arroccarsi e sentirsi costantemente sotto accusa, buttandola sul vittimismo ogni volta che qualcuno solleva un dubbio. Nessuno mette nessuno alla sbarra. Se si vuole fare un favore alla categoria, si apre un confronto reale.

Come si fa?

Si portano numeri, statistiche e riscontri oggettivi.

Si contrastano le tesi altrui senza fare polemica sterile.

Ci si confronta con chi, dal punto di vista giuridico e sociale, magari ha studiato le carte e qualcosina in più ne sa.

Altrimenti, se l'obiettivo è solo quello di specchiarsi nel proprio ego e cercare un applauso, forse è meglio lasciar stare. Le lotte collettive si fanno con i piedi per terra, non sul piedistallo.

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