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Visualizzazione dei post da settembre, 2026

Delivery sconto su consegna= negazione diritti ai rider

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  Le notifiche sullo smartphone si susseguono a ritmo battente: “Sconto del 50% sul tuo prossimo ordine!” , “Consegna gratuita per tutto il weekend!” , “Ordina ora e ricevi un coupon da 10 euro!” . ​Le grandi piattaforme di delivery continuano a sommergere gli utenti di promozioni e sconti aggressivi con l'unico obiettivo di drogare il mercato, fidelizzare i clienti e fagocitare la concorrenza. Per il marketing i soldi ci sono sempre. Il budget per la pubblicità e l'acquisizione di nuovi utenti sembra inesauribile. ​Poi, però, il piano della realtà si sposta sulle condizioni di chi quelle consegne le effettua. ​Non appena si alza la voce per chiedere ciò che in qualsiasi altro settore si chiama dignità del lavoro — paga oraria garantita, tutele in caso di infortunio o malattia, ferie pagate, protezione contro gli algoritmi opachi e la fine del cottimo mascherato —, la narrazione delle multinazionali cambia improvvisamente di segno. Il tono entusiasta dei banner pubblicitari...

Tasse da professionisti tariffe da fame

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  Deliveroo: 10 minuti per spiegare le tasse, 10 anni per non capire le tariffe da fame ​Un video di dieci minuti. Tanto è bastato a Deliveroo per confezionare il suo ultimo "tutorial" rivolto ai rider, spiegando con estrema disinvoltura come e perché doversi aprire la Partita IVA . ​Dieci minuti per snocciolare regimi forfettari, adempimenti, dichiarazioni dei redditi e ritenute. Un riassunto veloce, preconfezionato, che fa ricadere interamente e in pochi clic tutta la complessità e la responsabilità fiscale sulle spalle dei lavoratori . ​Peccato che, per capire che il loro modello aziendale è strutturalmente incompatibile con una reale Partita IVA, a Deliveroo non siano bastati più di dieci anni di attività in Italia. ​La grande illusione dell'imprenditore di se stesso ​La narrazione delle piattaforme la conosciamo a memoria: "Sei il capo di te stesso, gestisci il tuo tempo, sei un libero professionista" . ​Ma la Partita IVA, nel mondo reale e nella nor...

La clamorosa delusione di chi lavora a Torino

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  TORINO – Ricordiamo tutti il siparietto del 22 giugno 2025 . Una passerella istituzionale in piena regola, sapientemente allestita sotto Palazzo Civico. C'era il Sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, c'era la consueta coda di giornalisti, telecamere spianate e taccuini aperti per immortalare l'incontro con i rider. In quell'occasione abbiamo assistito alla solita rappresentazione di circostanza: toni indignati, slogan ad effetto, pacche sulle spalle e una pioggia di impegni solenni per migliorare le nostre condizioni di lavoro. ​A distanza di oltre un anno, a settembre 2026 , il bilancio è desolante: è rimasto tutto esattamente com'era . Le promesse del Sindaco si sono dissolte non appena si sono spente le luci dei riflettori. Nessun intervento concreto, nessuna misura reale sulla tutela, sul riconoscimento dei diritti o sulla sicurezza di chi ogni giorno macina chilometri per le strade della città. ​Come se non bastasse, la storia si ripete. La vicesindaca Mich...

La scia di sangue dettata dal click (non troppo) innocente

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  Tre tragedie in pochissime settimane. Un bilancio di guerra sulle strade delle nostre città, consumato nell'indifferenza di chi considera la consegna a domicilio un semplice automatismo. 9 settembre: Un rider finisce incastrato sotto un autobus. 15 settembre: Un rider si schianta contro un pullman. 25 settembre: Un rider perde la vita dopo uno scontro sull'asfalto. Non si tratta di sfortuna, né di un'incredibile catena di "semplici incidenti". Questi sono infortuni sul lavoro a tutti gli effetti. Dietro ogni icona che si muove sullo schermo di uno smartphone non c'è un algoritmo magico, ma una persona in carne ed ossa costretta a correre contro il tempo. L'illusione della flessibilità e della libertà si infrange ogni giorno contro la realtà dei ritmi imposti dalle piattaforme: bonus legati alla velocità, ranking reputazionali e penali implicite per chi rifiuta una consegna o rallenta. Quando un utente ordina un pasto con un tocco sullo schermo, quel g...

Paga per lavorare? La realtà supera la fantasia: le tre follie di Everli

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  ​Il weekend del 26 e 27 settembre si preannuncia come l'ennesimo capitolo di una gestione surreale per tutti gli shopper della piattaforma. L'azienda ha comunicato che, a causa del mancato funzionamento delle carte di pagamento aziendali, chiunque voglia lavorare durante il fine settimana dovrà anticipare i soldi di tasca propria per effettuare la spesa dei clienti. ​Chiedere a dei lavoratori di finanziare l'operatività di un'azienda è semplicemente inaccettabile. Ma questo episodio è solo la punta dell'iceberg di una serie di criticità irrisolte che continuiamo a denunciare. ​Le 3 grandi criticità che denunziamo ​1. Anticipare soldi propri per lavorare ​Anticipare il proprio denaro per conto dei clienti scarica interamente il rischio operativo e finanziario sulle spalle dei lavoratori. Chi non ha la disponibilità economica per coprire l'importo delle spese viene di fatto escluso dalla possibilità di lavorare nel weekend, mentre chi anticipa resta esposto a te...

Il "rider più pazzo del mondo" e la favola che i giornali vi raccontano per non parlare dello sfruttamento

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  leggi articolo completo C’è un copione ben preciso che i quotidiani e le testate online amano recitare: la storia del rider eccentrico, del personaggio colorato, del "folle" che consegna le pizze a bordo di un monoruota avveniristico o di qualche mezzo stravagante. Un bell'articolo di costume, qualche foto ad effetto, due righe sulla sua "vita precedente" per dare quel tocco di colore romanzato e il gioco è fatto. Tutti sorridono, il pubblico mette like e la narrazione romantica della gig economy porta a casa un altro successo. Peccato che sia una gigantesca illusione. Ciò che i giornali si dimenticano sistematicamente di raccontare è la realtà drammatica dell'oggi. Quel "rider più pazzo del mondo" che sfreccia sul suo monoruota non è l'icona di una modernità divertente: è il simbolo perfetto di un sistema deregolamentato e privo di qualsiasi controllo. La realtà che nessuno vuole scrivere Quei mezzi non possono circolare per lavoro La normat...

Il paese di "tarallucci e vino": sulla pelle dei rider la giustizia celebra il proprio fallimento

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  Ci sono decisioni giudiziarie che non si limitano a interpretare le norme, ma finiscono per fotografare al millimetro la paralisi di un intero Paese. La recente sentenza che ha bocciato la richiesta del pubblico ministero Paolo Storari di riconoscere i rider di Glovo come lavoratori subordinati ne è l’ennesima dimostrazione. La motivazione del giudice? Bisogna valutare "caso per caso". Un capolavoro di formalismo burocratico che, dietro l'apparente rigore giuridico, spalanca le porte al solito compromesso all'italiana: mentre la politica scompare e la giustizia balbetta, il sistema resta immobile. Anzi, festeggia. La festa delle piattaforme e il business delle vertenze A stappare le bottiglie sono prima di tutto le multinazionali del food delivery . L'obbligo di valutare la subordinazione rider per rider, algoritmo per algoritmo, consegna per consegna, neutralizza ogni tentativo di riforma sistemica. Per i colossi delle consegne, il rischio di un'estensione ...

Festeggiano i risultati ottenuti con la subordinazione di Just Eat e ,allo stesso tempo,dichiarano che il modello e' insostenibile

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  In questi mesi qualcuno ha festeggiato il “protocollo caldo” firmato con Just Eat come se fosse la svolta definitiva per i rider.   Parlano di “lavoro subordinato”, “tutele”, “diritti riconosciuti”, “fine dello sfruttamento”.   E va bene: il CCNL Logistica applicato ai rider è una conquista vera, concreta, che cambia la vita alle persone. Ma c’è un problema enorme che nessuno vuole affrontare:   le stesse realtà che applaudono la subordinazione per Just Eat, chiedono autonomia per Glovo e Deliveroo. Una contraddizione che non si può ignorare. 🔍 Due pesi e due misure Quando si parla di Just Eat, dicono:   “Il rider è un lavoratore subordinato.”   “Serve un contratto vero.”   “Bisogna garantire ferie, malattia, tredicesima.” Quando si parla di Glovo e Deliveroo, improvvisamente cambia tutto:   “Serve flessibilità.”   “Serve autonomia.”   “Il modello Just Eat non si può estendere.” Ma perché?...

Dal “Servizio Essenziale” alla Pigrizia su Commissione: La Deriva del Food Delivery e il Cortocircuito della Nostra Coscienza

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  Fa quasi sorridere pensarci ora. Correva l'anno 2020: in pieno lockdown, mentre il mondo si fermava per il Covid, il delivery veniva celebrato come un “servizio essenziale”. Noi rider eravamo gli eroi invisibili che permettevano alle persone di rimanere a casa al sicuro, consegnando loro un pasto caldo o un bene di prima necessità. Poi la pandemia è finita, ma la frenesia del consumo no. Anzi, è degenerata. In sei anni siamo passati dal trasportare un semplice hamburger al soddisfare le richieste più bizzarre e superflue. Siamo arrivati alle clienti che ordinano intimo online, fino al 2026, anno in cui Deliveroo offre persino la possibilità di farsi recapitare un power bank a domicilio. In questi anni abbiamo trasportato di tutto: spese giganti, piante per San Valentino o per la Festa della Mamma, cibo per animali, vernici e chi più ne ha più ne metta. Siamo passati da un servizio essenziale di lusso a un servizio al servizio della pura pigrizia . Ma qual è il prezzo di questo ...

Deliveroo non devi cambiare narrativa devi cambiare il modello di lavoro

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  Deliveroo: invece di assumere un “problema”, forma i tuoi manager Deliveroo, ogni volta che esce un articolo sui giornali che denuncia condizioni di lavoro indegne, risponde come se il problema fosse la comunicazione, non il lavoro.   Come se bastasse un comunicato stampa per cancellare turni massacranti, paghe ridicole e algoritmi che trattano i rider come numeri. Il punto è semplice: non hai un problema di immagine, hai un problema di realtà.  Formare i manager, non i PR Invece di assumere specialisti per “gestire le crisi”, dovresti formare i tuoi manager a rispondere alle esigenze dei rider, non a quelle del brand.   Perché un’azienda che rispetta i lavoratori non ha bisogno di difendersi sui giornali: parlano i fatti. Ascoltare chi lavora, non chi scrive i comunicati I rider chiedono: - sicurezza   - paghe dignitose   - trasparenza dell’algoritmo   - tutele vere   - rispetto   Non chiedono slogan, non...

Il cortocircuito del diritto: quando la legge non è più uguale per tutti

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  Il cortocircuito del diritto: quando la legge non è più uguale per tutti ​Un’aula di tribunale, la muffa che si arrampica sulle pareti e quella scritta dorata, ormai scrostata, rotta e coperta da una patina di polvere: “La legge è uguale per tutti” . È questa l'immagine simbolo di una parabola giudiziaria che, nell'arco di un quinquennio, ha mostrato le profonde crepe del sistema di tutela del lavoro in Italia. ​ Torino, 2021: Le sentenze storiche che aprirono la strada Tutto sembrava aver preso una direzione chiara nel 2021. La Sezione Lavoro del Tribunale di Torino depositò due sentenze destinate a fare da apripista: la natura della prestazione dei rider fu finalmente riconosciuta come lavoro subordinato a tutti gli effetti. La decisione smontò l'illusione del ciclofattorino come "libero professionista di se stesso", imponendo alle piattaforme l'applicazione dei contratti collettivi nazionali, con orari definiti, ferie, malattia e contributi previdenzi...

Affitti convenzionati Lo.ca.re: perché il proprietario incassa fondi pubblici ma non sistema casa?

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  Il fenomeno dei palazzinari travestiti a Torino è ormai noto. In città è diventato quasi un simbolo il famigerato “re delle soffitte”, Giorgio Molino, nome che da anni campeggia nelle pagine di cronaca. Ma accanto ai grandi proprietari, esiste un mondo più nascosto: quello dei proprietari anonimi che riescono a usufruire degli incentivi comunali del programma Lo.ca.re, senza che nessuno verifichi davvero chi siano e in quali condizioni si trovino gli alloggi che mettono sul mercato.  Il “sottobosco del sottobosco”: quando l’emergenza abitativa diventa terreno di sfruttamento Nel sottobosco finiscono spesso persone che vivono l’emergenza abitativa: famiglie, migranti, lavoratori poveri, e sì, anche i rider. Negli anni abbiamo denunciato un ulteriore livello di degrado:sovraffollamento degli appartamenti,capocasa che subaffittano posti letto,incendi causati dal sovraccarico elettrico delle batterie delle bici,condizioni igieniche e strutturali al limite della vivibilità.Un eco...

E' compito dell'ispettorato del lavoro fare luce!!!!

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Deliveroo sospende il servizio: ma la verità non può essere lasciata alle versioni di comodo.In questi giorni Deliveroo ha sospeso il servizio a un ristoratore dove è stato ripreso un bambino con lo zaino da consegne. Una scena che ha fatto il giro dei social e che ha sollevato domande pesanti, quelle che non si possono ignorare.Il ristoratore, messo alle strette, sostiene che il bambino non stesse consegnando. Dice che, se è stato visto con qualcosa in mano, era “solo per riportare un oggetto” o “per fare commissioni”.Una difesa che non chiarisce nulla. Una difesa che non risponde al punto centrale: perché un minore era coinvolto nel ciclo di lavoro di un locale? La verità non sta in tasca a nessuno: deve accertarla l’Ispettorato del Lavoro.In casi come questo, non bastano le parole. Non bastano le giustificazioni. Non bastano le frasi di comodo.La verità deve essere accertata da chi ha il compito istituzionale di farlo:  l’Ispettorato del Lavoro, già avvisato.E ciò che chiediamo ...

Pasti sicuri, lavoro dignitoso e zero dispositivi: i rider di Verbania non aspettano piU'

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  EPPURE A TORINO PER FARVI PUBBLICITA' "L'UNICA COSA CHE VI INTERESSA REGALAVATE ZAINI A TUTTI" Il 18 febbraio scorso, un gruppo di rider di Verbania ha fatto sentire la propria voce direttamente a Milano, protestando sotto le sedi competenti per denunciare condizioni di lavoro sempre più insostenibili e irregolarità diffuse. Siamo ormai a settembre, sono trascorsi mesi da quelle denunce, ma sul campo nulla è cambiato. Anzi, la risposta che continua ad arrivare è sempre la stessa: "Porta pazienza" . Non si può chiedere pazienza quando si parla di diritti fondamentali e sicurezza sul lavoro: Mancata consegna dei DPI (Dispositivi di Protezione Individuale): Lavorare in strada senza le dotazioni adeguate significa scaricare interamente il rischio d'impresa e la sicurezza sulle spalle del lavoratore. Mancanza degli zaini termici idonei: Lo zaino non è un semplice gadget, ma uno strumento di lavoro indispensabile. Un contenitore adeguato garantisce la cons...

Deliveroo come Ponzio Pilsto se ne lava le mani se a consegnare e' un bambino

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  Il baby rider a settemnre ricevera 14 bon bon ad ora lavorata? Nel grande teatro della gig economy va in scena una tragedia quotidiana sotto gli occhi di tutti: la deregolamentazione totale del lavoro tramite il subappalto informale delle consegne. Un sistema in cui le grandi piattaforme di food delivery hanno perfezionato l'arte di lavarsene le mani, proprio come Ponzio Pilato, lasciando che la responsabilità scarichi verso il basso fino a colpire i più vulnerabili. ​ Il meccanismo dello scaricabarile ​ Le Piattaforme (Ponzio Pilato): Si definiscono "semplici intermediari tecnologici". Riscuotono le commissioni, gestiscono i volumi, ma schermano la propria responsabilità dietro un algoritmo. Non verificano chi c'è davvero dietro la bicicletta e tollerano il fenomeno del caporalato digitale e dei profili ceduti a terzi. ​ I Ristoratori: Incastrati tra margini risicati e ritmi frenetici, affidano i sacchetti del cibo a chiunque si presenti al bancone con il cod...