LETTERA APERTA AL PROCURATORE DOTT. PAOLO STORARI
LETTERA APERTA AL PROCURATORE DOTT. PAOLO STORARI
Alla cortese attenzione del Dott. Paolo Storari
Procura della Repubblica di Milano
Oggetto: Analisi critica ed evidenze documentali in merito all'inchiesta sul settore del food delivery e alla presunta condotta "collaborativa" delle piattaforme.
Egr. Dott. Storari,
Le scriviamo in veste di lavoratori rider, soggetti che operano quotidianamente sul tessuto stradale e che subiscono in prima persona gli effetti materiali e restrittivi delle metriche algoritmiche. Abbiamo seguito con rigorosa attenzione l'evoluzione dell'inchiesta da Lei coordinata sul settore della gig economy. Tuttavia, riteniamo doveroso intervenire per manifestare un profondo e motivato dissenso rispetto alle recenti risultanze mediatiche e giudiziarie che qualificano l'attitudine delle piattaforme – e nello specifico di Glovo – come "collaborativa".
La realtà fattuale confuta radicale questa narrazione. Gli incrementi tariffari lineari, presentati pubblicamente come un adeguamento strutturale per uscire dal raggio d'azione dell'autorità giudiziaria, si stanno rivelando non solo nominalmente irrisori, ma sono stati immediatamente neutralizzati da una strategia speculare e aggressiva: l'avvio sistematico di recuperi coatti e unilaterali a danno dei singoli operatori.
Desideriamo sottoporre alla Sua attenzione le specifiche evidenze di questa condotta, che delinea un quadro di profonda illegittimità gestionale.
1. La violazione del diritto di difesa e l'arbitrarietà dei recuperi in fattura
Moltissimi lavoratori sul territorio nazionale stanno subendo decurtazioni economiche coatte sui compensi maturati, giustificate dalle piattaforme con la formula generica di "ordini non consegnati". Tale prassi si configura come una sanzione disciplinare ed economica applicata in aperta violazione dei princìpi cardine del nostro ordinamento (in primis l'art. 7 dello Statuto dei Lavoratori, applicabile per estensione analogica e tutele crescenti), secondo tre direttrici specifiche:
Asimmetria informativa e opacità: Gli addebiti vengono inseriti nei riepiloghi contabili accorpando una pluralità di transazioni sotto diciture complessive. Al lavoratore viene preclusa la conoscenza del preciso evento contestato (mancanza di indicazione di data, ora, luogo e codice identificativo dell'ordine).
Inesistenza di una fase di contraddittorio: La trattenuta avviene in via diretta e in un'unica soluzione sul saldo della fattura. Il rider si trova nell'impossibilità di esercitare il proprio diritto di replica o di produrre memorie difensive prima che il danno patrimoniale si sia già perfezionato.
Cancellazione sistematica delle prove digitali: Nell'istante esatto in cui il lavoratore tenta di contestare l'addebito tramite i canali di assistenza, l'ordine oggetto di contestazione scompare dallo storico dell'applicazione. Questa rimozione mirata dei log operativi priva il lavoratore dell'unico strumento probatorio in suo possesso per dimostrare il corretto adempimento della prestazione, realizzando un'evidente alterazione della parità delle parti.
2. Sproporzione sanzionatoria e l'uso distorto del recesso (Disconnessione)
Assistiamo a una palese sproporzione tra le infrazioni presunte e le sanzioni comminate. Il fenomeno della "disconnessione definitiva" – che nei fatti rappresenta un licenziamento ante litteram privo di giusta causa o giustificato motivo oggettivo – viene frequentemente applicato con l'accusa di utilizzo di dispositivi hardware non conformi o differenti da quelli registrati.
È necessario evidenziare la contraddizione intrinseca a tale logica:
I dispositivi di telefonia mobile e i relativi supporti non sono forniti dall'azienda, ma costituiscono strumenti di lavoro interamente acquistati e mantenuti a spese del lavoratore.
Operando costantemente all'esterno e sotto l'esposizione di agenti atmosferici avversi (pioggia, temperature estreme, vibrazioni meccaniche), il tasso di obsolescenza e rottura di tali strumenti è fisiologicamente elevato.
Il paradosso strutturale si compie quando il rider, per garantire la continuità del servizio e a proprie spese, sostituisce il terminale guasto: il sistema algoritmico rileva la variazione dell'indirizzo hardware o del codice identificativo e, anziché tutelare la continuità operativa, attiva il blocco permanente dell'account per presunta violazione dei termini di servizio.
3. Eterodirezione algoritmica e spinta alla violazione delle norme di sicurezza
Le piattaforme continuano a operare in aperto contrasto con le ordinanze locali e regionali emesse per la tutela della sicurezza stradale, della salute pubblica e della viabilità urbana. I meccanismi di scoring e l'assegnazione dei flussi di lavoro sono governati da algoritmi predittivi che calcolano tempi di percorrenza tarati su parametri ideali, incompatibili con la sicurezza stradale.
Il lavoratore è indotto a violare i limiti di velocità o le restrizioni al traffico. Qualora intervengano sanzioni amministrative da parte delle forze dell'ordine, le multinazionali scaricano l'intero costo economico e legale sul singolo rider, pur essendo le reali beneficiarie del servizio accelerato e le determinanti indirette dell'infrazione stessa attraverso la leva del ricatto algoritmico.
4. La ridefinizione del reato di caporalato nel contesto digitale
L'orientamento espresso da codesta Procura in altre storiche inchieste ha giustamente evidenziato come il delitto di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (art. 603-bis c.p.) non si esaurisca nella mera quantificazione della sotto-retribuzione oraria. Esso si ravvisa con pari gravità nella violazione sistematica delle norme in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro, e nella sottoposizione del lavoratore a condizioni di lavoro degradanti.
Il monitoraggio costante tramite GPS, la penalizzazione automatica in caso di rifiuto di una consegna in condizioni meteo avverse e la carenza di presìdi di protezione individuale adeguati a carico del committente configurano gli indici tipici dello sfruttamento descritto dalla norma penale. I dati relativi al triennio 2021-2023, che registrano 1.340 infortuni denunciati e una scia drammatica di incidenti mortali, dimostrano che il modello organizzativo è strutturalmente orientato al rischio estremo, trasferito interamente sul lavoratore. In un simile contesto, il termine "collaborazione" appare come una mistificazione giuridica.
5. L'asimmetria dell'intervento giudiziario sul mercato del delivery
In ultima analisi, preme evidenziare una forte perplessità di natura macro-economica e regolatoria. Il mercato del food delivery in Italia è di fatto configurato come un duopolio. Ciò nonostante, l'azione di contrasto e il focus mediatico-giudiziario sembrano essersi concentrati in via quasi esclusiva su un solo operatore, permettendo al principale competitor, Deliveroo, di permanere in una posizione di neutralità e di proseguire nell'applicazione delle medesime logiche organizzative, tariffarie e sanzionatorie qui denunciate, beneficiando così di un indebito vantaggio competitivo derivante dalla parziale pressione istituzionale.
Consapevoli dell'indipendenza dell'azione penale e della complessità delle dinamiche societarie, non richiediamo un formale riscontro d'ufficio. Riteniamo tuttavia inderogabile che l'autorità inquirente valuti se le condotte correttive sbandierate dalle multinazionali costituiscano una reale inversione di tendenza o, come da noi argomentato, una mera operazione di social washing procedurale volta a eludere le responsabilità penali e civili.
I lavoratori del delivery contribuiscono fiscalmente ed economicamente alla ricchezza di questo Paese. La dignità del lavoro e l'incolumità fisica non possono essere subordinate alla validazione di un modello di business che si dichiara collaborativo ma agisce in modo unilaterale.
Distinti saluti,
I Rider d'Italia
Lavoratori del Delivery Urbano
Con questo atto si chiudano le presenti denunce. Troppo spesso il nostro lavoro e i nostri sacrifici rimangono solo materiale teorico per 'pensatori', oppure vengono strumentalizzati da chi persegue bisogni personali e avanzamenti di carriera, utilizzandoci come bandiere usa e getta. Non siamo più disposti a tollerarlo


Commenti
Posta un commento