L'ipocrisia dell'emergenza caldo: se a bruciare sono i diritti (e i mezzi) dei rider

 





L'ipocrisia dell'emergenza caldo: se a bruciare sono i diritti (e i mezzi) dei rider

L'ipocrisia che circonda il mondo del delivery ha una funzione ben precisa: nascondere i problemi strutturali del settore sotto il tappeto. Si fa finta di nulla, si gira lo sguardo altrove, almeno finché non succede la tragedia. Ed è esattamente lo scenario a cui abbiamo assistito ieri.

Immaginate la scena, una di quelle scene quotidiane a cui quasi non facciamo più caso: siete seduti dentro un McDonald’s a mangiare un panino, o state semplicemente facendo una passeggiata estiva per rinfrescarvi. All'improvviso, sul marciapiede, la bicicletta elettrica di un rider prende fuoco.

La narrazione comoda, quella che fa comodo a molti, punterà subito il dito contro l'emergenza climatica, contro le temperature torride di questi giorni che ci fanno boccheggiare. Ma per quanto il caldo sia asfissiante, da solo non fa esplodere una bicicletta. Quel mezzo è andato a fuoco per una realtà che denunciamo con forza da anni: l'uso di mezzi non omologati e modificati per resistere a turni massacranti. Un semplice cortocircuito in un impianto elettrico precario, e il disastro è servito. Solo nella città di Torino siamo già a due mezzi andati in fiamme documentati. Eppure, due casi non fanno notizia. Questi veicoli, spesso bizzarri e palesemente insicuri, fanno ormai parte del paesaggio urbano; li vediamo quotidianamente, ma sono diventati invisibili.

Il grande inganno dello "scaricabarile": la farsa dell'autodichiarazione

Il cuore del problema risiede nel modello organizzativo delle multinazionali del delivery. Come fanno queste biciclette pericolose a circolare e a lavorare per le grandi app? La risposta sta in un cortocircuito normativo e aziendale: le piattaforme accettano una semplice autodichiarazione.

Per attivare un account e iniziare a consegnare, al rider viene chiesto semplicemente di spuntare una casella o firmare un modulo digitale in cui dichiara, sotto la propria responsabilità, che il mezzo utilizzato è a norma di legge.

Nessun controllo tecnico, nessuna verifica reale sulle batterie, sui freni o sulla sicurezza degli impianti elettrici. Per le aziende, quel pezzo di carta virtuale è uno scudo legale perfetto: serve a scaricare l'intera responsabilità della sicurezza sul lavoratore, lavandosene le mani. Se il mezzo prende fuoco in mezzo alla strada, per la piattaforma la colpa è solo del rider che ha dichiarato il falso. È il trionfo del cinismo aziendale.

Promesse di facciata e la lente della magistratura

Questa dinamica non è un segreto per nessuno, tanto è vero che persino le inchieste giudiziarie l'hanno fotografata e, in un certo senso, tristemente accettata all'interno del sistema delle cosiddette "applicazioni collaborative". Le risposte dei giganti delle consegne davanti ai giudici  rasentano il paradosso:

  • Glovo: ha cercato di placare le acque promettendo famigerati aumenti — sulla cui misura, tempistica e modalità non è mai stata fatta reale chiarezza — e rimandando la discussione sui nodi cruciali della sicurezza "a fine anno". Un modo per strizzare l'occhio alle istituzioni, ottenere una pacca sulla spalla e continuare a operare indisturbata.

  • Deliveroo: l'altra grande multinazionale finita sotto la lente della magistratura, ha scelto la linea della totale rigidità. La loro posizione è stata netta: "Non mi interessa, io vado avanti con il mio modello perché per noi rispetta la legge".

Non denunciare è complicità

Dobbiamo avere il coraggio di chiamare le cose con il loro nome. Un servizio che, per garantire una consegna rapida a basso costo, macina quotidianamente le menti, i corpi e la sicurezza delle persone sulle strade non è un servizio moderno: è sfruttamento.

Voltarsi dall'altra parte, ignorare il rischio che questi lavoratori corrono ogni giorno su mezzi precari pur di portare a casa una pagnotta, significa essere accettanti verso questo sistema.

Non denunciare significa essere complici.

Buon pranzo o buona cena a tutti, sperando che questo cibo non lasci l'amaro in bocca.


Fermare il Far West del delivery





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