UGL dagli sbagli del 2020 non impara




 


“Consegna minima non meno di 4 euro”

Sembra una proposta forte, ma non dice nulla su orari, disponibilità, fasce, meteo, penalità o priorità.

  • Se non c’è un minimo orario garantito, 4 euro a consegna non tutela nessuno: basta che l’algoritmo ti faccia aspettare 40 minuti tra una consegna e l’altra e sei punto e a capo.

  • Non c’è alcuna indicazione su bonus, picchi, notturno, festivi.

  • Non è specificato se è lordo o netto, quindi può essere una cifra “di facciata”.

In pratica: se non c’è un minimo orario, 4 euro è solo marketing.

🔥 2. “Rimborso chilometrico 0,30 €/km”

Sembra una tutela, ma è irrealistica e facilmente aggirabile.

  • Le piattaforme possono ridurre le distanze assegnate tramite algoritmo, facendo risultare “0,8 km” tragitti che nella realtà sono 2 km.

  • Non è chiaro se il rimborso vale solo per il tragitto ristorante–cliente o anche per spostamenti a vuoto, che sono la parte più costosa.

  • 0,30 €/km non copre realmente manutenzione, ammortamento, assicurazione, gomme, freni, carburante o corrente.

Senza un calcolo trasparente delle distanze, è un rimborso finto.

🔥 3. “Stop al caporalato digitale tramite Face ID”

Qui c’è un problema enorme:

  • Il Face ID non elimina il caporalato, lo sposta. I caporali possono semplicemente registrare il loro volto e continuare a gestire i turni.

  • Il Face ID introduce sorveglianza biometrica senza garanzie su privacy, archiviazione dati, sicurezza.

  • Non risolve il problema principale: le piattaforme permettono il caporalato perché conviene a loro, non perché manca il Face ID.

È una misura che non colpisce il caporalato, ma i lavoratori.

🔥 4. “Ritenuta d’acconto massimo 2.500 euro, una sola volta nella vita”

Questa è una proposta tecnicamente assurda.

  • La ritenuta d’acconto è uno strumento fiscale, non un “bonus una tantum”.

  • Imporla una sola volta nella vita significa complicare il fisco, non semplificarlo.

  • Non risolve il problema dei rider: serve un contratto vero, non limiti casuali alla ritenuta.

Sembra una proposta fatta senza consultare un commercialista.

🔥 5. “Maggiori tutele + sicurezza + legalità + trasparenza”

È una frase che non dice nulla.

  • Nessuna misura concreta.

  • Nessun riferimento a contratti, INAIL, ferie, malattia, tredicesima.

  • Nessun impegno su controlli, ispettorato, algoritmi, penalità.

È fuffa comunicativa, non una tutela.

🔥 6. “Polizza assicurativa integrativa”

Suona bene, ma:

  • Non è specificato chi la paga.

  • Non è chiaro se copre infortuni reali, o solo micro-indennità.

  • “Una tantum per maternità e paternità” è ridicolo: i lavoratori hanno diritto a congedi veri, non a un contentino.

Senza obbligo per le piattaforme, è solo un annuncio vuoto.

🔥 7. “Formazione accessibile multilingue”

La formazione è utile, ma:

  • Non è una priorità rispetto a salario, sicurezza, contratto.

  • Le piattaforme già fanno corsi base: aggiungere “multilingue” non cambia nulla.

  • Sembra un modo per dire “vi formiamo” invece di migliorare le condizioni reali.

È una misura cosmetica.

🎯 Conclusione: un manifesto pieno di slogan, pochissime soluzioni reali

Le richieste sembrano fatte per fare propaganda, non per cambiare davvero le condizioni dei rider. Mancano:

  • contratto collettivo

  • paga oraria garantita

  • trasparenza algoritmica

  • tutele vere (INAIL, ferie, malattia)

  • stop alle penalità arbitrarie

  • contributi previdenziali seri

  • responsabilità delle piattaforme

È un elenco che non tocca il cuore del problema: la precarietà strutturale.

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