Dal “Servizio Essenziale” alla Pigrizia su Commissione: La Deriva del Food Delivery e il Cortocircuito della Nostra Coscienza


 

Fa quasi sorridere pensarci ora. Correva l'anno 2020: in pieno lockdown, mentre il mondo si fermava per il Covid, il delivery veniva celebrato come un “servizio essenziale”. Noi rider eravamo gli eroi invisibili che permettevano alle persone di rimanere a casa al sicuro, consegnando loro un pasto caldo o un bene di prima necessità.

Poi la pandemia è finita, ma la frenesia del consumo no. Anzi, è degenerata.

In sei anni siamo passati dal trasportare un semplice hamburger al soddisfare le richieste più bizzarre e superflue. Siamo arrivati alle clienti che ordinano intimo online, fino al 2026, anno in cui Deliveroo offre persino la possibilità di farsi recapitare un power bank a domicilio. In questi anni abbiamo trasportato di tutto: spese giganti, piante per San Valentino o per la Festa della Mamma, cibo per animali, vernici e chi più ne ha più ne metta.

Siamo passati da un servizio essenziale di lusso a un servizio al servizio della pura pigrizia.

Ma qual è il prezzo di questo "progresso"? In sei anni, mentre le collaborazioni commerciali sono esplose, la realtà per chi lavora sulla strada è andata costantemente peggiorando:

  • Zero diritti: Le garanzie tutele promesse non sono mai arrivate.

  • Compensi da fame: Le tariffe per i rider continuano ad abbassarsi.

  • Sfruttamento sistematico: Le principali piattaforme sono state più volte indagate per caporalato digitale.

Le multinazionali continuano a ripetere la solita narrazione: “Il servizio ha costi elevati e il modello economico non regge”. Un'affermazione che suona ridicola di fronte all'aumento costante dei partner commerciali. Le salatissime commissioni pagate dai negozianti e dai ristoranti arricchiscono le tasche di padroni virtuali con sedi fiscali all'estero, mentre sui lavoratori si scarica la totale mancanza di tutele in materia di carichi di lavoro, salute e sicurezza.

Se la gestione economica del capitale è chiaramente in cortocircuito, ce n'è un altro ancora più grave: il cortocircuito nella coscienza del consumatore.

Oggi basta un click per avere tutto e subito, magari pretendendo pure la consegna gratuita. Chi c'è dietro quel casco? Come viaggia? Quanti chili sta caricando sulle proprie spalle per pochi euro? Non importa. L'importante è che il dito sia libero di cliccare quel pulsantino sull'app per sfamare il proprio ego sociale e la propria pigrizia.

I padroni del capitale sono cinici, è vero. Ma a fornirgli le armi è proprio il cliente. E in mezzo a questo ingranaggio spietato rimane sempre lui: il rider.

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