Il "rider più pazzo del mondo" e la favola che i giornali vi raccontano per non parlare dello sfruttamento



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C’è un copione ben preciso che i quotidiani e le testate online amano recitare: la storia del rider eccentrico, del personaggio colorato, del "folle" che consegna le pizze a bordo di un monoruota avveniristico o di qualche mezzo stravagante. Un bell'articolo di costume, qualche foto ad effetto, due righe sulla sua "vita precedente" per dare quel tocco di colore romanzato e il gioco è fatto. Tutti sorridono, il pubblico mette like e la narrazione romantica della gig economy porta a casa un altro successo.

Peccato che sia una gigantesca illusione.

Ciò che i giornali si dimenticano sistematicamente di raccontare è la realtà drammatica dell'oggi. Quel "rider più pazzo del mondo" che sfreccia sul suo monoruota non è l'icona di una modernità divertente: è il simbolo perfetto di un sistema deregolamentato e privo di qualsiasi controllo.

La realtà che nessuno vuole scrivere

Quei mezzi non possono circolare per lavoro

La normativa sul trasporto e sulla sicurezza stradale parla chiaro, così come i regolamenti interni della maggior parte delle aziende di delivery: molti di questi mezzi elettrici alternativi, accessoriati o modificati, non sono idonei né legali per effettuare il servizio di consegna commerciale in sicurezza. Eppure sono lì, in mezzo al traffico, a rischiare e far rischiare ogni giorno.

Le piattaforme guardano solo il portafoglio

Come fa un fattorino a lavorare giorno dopo giorno con un mezzo non a norma o in condizioni al limite? La risposta è semplice: alle app non importa nulla. Alle multinazionali del delivery non interessa come arriva il cibo a destinazione, non interessa con quale mezzo viaggi, né se hai le protezioni o le autorizzazioni necessarie. L'unico algoritmo che funziona davvero è quello del profitto. Nessun controllo reale, zero verifiche sul campo, nessuna tutela della sicurezza sul lavoro. L'unica cosa che conta è che la consegna venga completata nel minor tempo possibile.

Dalla romantizzazione allo sfruttamento

Raccontare la "storia stravagante" del singolo serve a spostare l'attenzione dai veri problemi della categoria: la paga a cottimo mascherata, la mancanza di garanzie, i rischi enormi legati alla strada e la completa deresponsabilizzazione delle aziende. Transformare una palese violazione delle norme sulla sicurezza in un "fenomeno di costume" significa fare propaganda gratuita a un modello di business che si arricchisce sulla pelle dei lavoratori.

Smettiamola di chiamarli "eroi eccentrici" o "rider pazzi". Guardiamo le cose per quello che sono: lavoratori lasciati a se stessi in un far west urbano, mentre le piattaforme s'incassano i profitti e i giornali vendono copie raccontando le favole.

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