Fantasmi in bicicletta, veleno a mezzo stampa: il grande inganno del delivery all'italiana


 Fantasmi in bicicletta, veleno a mezzo stampa: il grande inganno del delivery all'italiana

​C’è un grande teatro dell'assurdo che va in scena ogni giorno nelle nostre città. Da un lato abbiamo le forze dell'ordine e la giustizia che sguazzano nel buio, impegnate in una surreale caccia ai fantasmi: si rincorrono profili anonimi, account ceduti, identità fluide e volti coperti da uno scaldacollo sotto il casco. Un'Ispettore Gadget moderna che prova a dare un volto all'ennesimo rider svanito nel nulla dopo un insulto o una mancata precedenza.

​Dall'altro lato c'è la macchina da guerra dell'informazione. La stampa non aspetta, non contestualizza e soprattutto non distingue. Un singolo fattorino commette un atto deprecabile? La sentenza dei giornali è immediata e spietata: condanna in blocco per un'intera categoria.

​La trappola del fango generalizzato

​Il meccanismo mediatico è tanto collaudato quanto disonesto: si prende il singolo mela marcia e si dipinge un intero esercito di lavoratori come una piaga sociale. Migliaia di ragazzi — che fanno i salti mortali sotto la pioggia e al gelo per guadagnare un pugno di euro — si ritrovano improvvisamente etichettati come pericoli pubblici, incivili e fuorilegge.

​I titoli strillati sui giornali colpiscono la pancia dell'opinione pubblica, alimentando guerre tra poveri e indignazione da tastiera. Ma mentre la piazza grida allo scandalo contro l'ennesimo "fantasma in bici", chi c'è davvero dietro le quinte resta completamente invisibile.

​L'invisibile macchina da soldi

​Mentre la polizia rincorre le ombre e la stampa spala fango sugli ultimi della catena, la vera regia del sistema si gode lo spettacolo in totale tranquillità. Sono le multinazionali delle app del delivery:

​Profitti indisturbati: Incassano commissioni su ogni singola corsa, macinando milioni senza assumersi alcuna responsabilità sui comportamenti stradali o civili dei loro rider.

​Algoritmi che creano il caos: Impongono tempistiche di consegna disumane che spingono a correre, punendo chiunque rallenti per sicurezza.

​Scarico totale dei rischi: Se un rider sbaglia, il problema è del rider. Se c'è un incidente, la colpa è della strada. Se la polizia cerca un responsabile, trova solo un account condiviso e un nome fittizio.

​Il solito finale all'italiana

​È il trionfo del paese dei tarallucci e vino, dove la politica e la società preferiscono prendersela con la sagoma di un fattorino piuttosto che affrontare i veri giganti del mercato. Ci indigniamo per il video virale della giornata, lasciamo che i media distaggano l'attenzione infangando i lavoratori, e permettiamo alle piattaforme di continuare a monetizzare il Far West delle nostre strade.

​Finché faremo finta che il problema sia il singolo rider da inseguire come un fantasma, e non il sistema che lo sfrutta e lo abbandona, saremo solo complici di una grandiosa farsa.

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