Il VeloxBike di Parma e la falsa polemica sui rider: il vero nemico è l'algoritmo!
Negli ultimi giorni a Parma sta facendo discutere l'introduzione del "VeloxBike", il dispositivo di controllo pensato per verificare la velocità e la conformità delle biciclette elettriche e dei veicoli utilizzati per le consegne a domicilio. Immediatamente si è scatenata la solita polemica: "Così si penalizzano i rider che lavorano per portare a casa lo stipendio!".
Noi diciamo NO a questa narrazione ipocrita.
Non crediamo minimamente che si possa accettare un sistema in cui dei lavoratori, pur di sfamare l'algoritmo spietato delle app di delivery — che li pretende sempre più veloci e performanti —, debbano mettere a costante rischio la propria salute, la propria vita e la sicurezza dei pedoni sulle strade.
La sicurezza non è un privilegio, è un diritto
Mettere in discussione i controlli sulla sicurezza stradale significa cadere nella trappola tesa dalle multinazionali del cibo a domicilio.
- Il rispetto delle regole non si tocca: Il Codice della Strada deve valere per tutti. Garantire che un mezzo sia a norma non significa "accanirsi sui lavoratori", ma tutelare prima di tutto la loro incolumità.
- Basta concorrenza sleale: Finti velocipedi elettrici che sfrecciano come ciclomotori senza targa né assicurazione rappresentano una forma di concorrenza sleale verso tutti i colleghi motorizzati. Chi usa scooter o mezzi regolari deve affrontare spese, pratiche e limiti di velocità per lavorare legalmente: non è accettabile che il "finto lavoro autonomo" crei guerre tra poveri sulla strada.
Il problema non sono i controlli, è il modello marcio delle piattaforme
Spostare il dibattito su "VeloxBike sì / VeloxBike no" serve solo a nascondere il vero elefante nella stanza: il modello di business tossico del gig-economy delivery.
- La dittatura dell'algoritmo: I rider vengono spinti a correre non per divertimento, ma perché le applicazioni puniscono chi ritarda e mettono in competizione feroce un lavoratore con l'altro.
- Falso lavoro autonomo: Viene venduto come "flessibilità e libertà", ma nella realtà si tratta di un cottimo digitale che scarica tutti i rischi d'impresa, di sicurezza e di manutenzione dei mezzi direttamente sulle spalle del lavoratore.
- Profitti privati, costi sociali: Le piattaforme incassano i profitti, mentre i rischi per la salute e per la sicurezza stradale vengono ribaltati sui lavoratori e sulle città.
- Contratti veri e tutele reali per superare il ricatto del cottimo e delle valutazioni algoritmiche.
- Tempi di consegna realistici e umani, che non costringano nessuno a truccare i mezzi per non essere penalizzato.
- Mezzi e dispositivi di protezione a carico delle aziende, non dei lavoratori.
Le regole sulla sicurezza stradale non sono il nemico. Il vero nemico è un modello economico marcio che lucra sulla velocità delle consegne calpestando i diritti e la dignità di chi pedala.
La nostra posizione: diritti, sicurezza e paga dignitosa
Non accettiamo che la difesa dei lavoratori passi per la deregolamentazione della sicurezza. La vera battaglia non è chiedere meno controlli sui mezzi, ma pretendere:
È ora di smetterla di prendersela con le regole di sicurezza e di puntare il dito contro chi muove i fili da dietro uno schermo. La vita e la dignità dei lavoratori valgono più di qualsiasi consegna a domicilio!

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