GUARDANO IL SINTOMO, IGNORANO LA MALATTIA


 Tra banchetti a Imola, retate a Bologna e raccolte firme: perché prendersela con l'ultimo anello non salverà i rider

​Ci siamo svegliati dentro un videogioco. Ma qui non ci sono extra lives, non c'è un tasto restart e non si guadagnano punti virtuali: si parla di pane, di dignità e di sopravvivenza quotidiana sulle strade di Bologna e Imola.

​Negli ultimi giorni le cronache e le piazze locali si riempiono di iniziative sbandierate come "soluzioni":


​A Imola spuntano i banchetti per raccogliere firme contro i doppi account e l'affitto dei profili.

​A Bologna si piazzano presidi fisici e controlli a tappeto per cogliere sul fatto chi utilizza i fake GPS.


​Sulla carta sembra una mobilitazione per la legalità. Nella realtà, è un "banchetto continuo" piazzato sulle piazze per dare l'illusione che qualcosa stia cambiando, mentre chi muove i fili del gioco rimane comodamente nell'oscurità.

​Il grande inganno: a chi vanno queste firme?

​Intendiamoci: l'illegalità, il caporalato digitale e le alterazioni dei dati non vanno difese, perché creano una devastante guerra tra poveri.

​Ma raccogliere firme per darle a chi? E per fare cosa?


​Se le petizioni e i banchetti istituzionali servono soltanto a invocare "più controlli sulle strade", l'unico risultato sarà mandare più forze dell'ordine a fermare chi sta correndo per portare a casa un pezzo di pane.

​Raccogliere firme senza nominare i veri padroni del vapore significa prestarsi a una farsa. Si chiede la firma del cittadino o del lavoratore disperato per poi consegnarla a istituzioni o tavoli che finiscono per colpire solo l'anello più debole della catena.

​Si cura (e si penalizza) il sintomo, lasciando la malattia libera di infettare tutto il sistema.


Chi muove davvero il gioco?

​Mentre le firme riempiono i fogli e i controlli occupano i marciapiedi di Bologna e Imola, le multinazionali del food delivery rimangono al sicuro nelle loro torri d'avorio:

​Algoritmi opachi: Piattaforme che penalizzano chi rispetta i limiti umani e le regole del traffico, spingendo le persone alla disperazione e all'uso di escamotage pur di lavorare.


​Paghe da fame a consegna: Un modello di business basato sul cottimo che incentiva la moltiplicazione degli account per riuscire a mettere insieme uno stipendio dignitoso.

​Totale scaricabarile: Le piattaforme incassano le commissioni su ogni singola corsa, scaricando tutto il rischio d'impresa, la sicurezza e le responsabilità legali ed etiche sulle spalle del singolo lavoratore.

​Se il sistema premia la disperazione e punisce chi rispetta i tempi reali, il problema non è solo il rider con due telefoni: è l'architettura stessa dell'algoritmo ad essere marcia.

​Cosa pretendiamo davvero (senza sconti per nessuno)


​Non ci bastano i banchetti dimostrativi e le petizioni generiche che si trasformano in armi spuntate. Se si deve firmare o protestare, lo si fa per colpire la testa del serpente:

​✊ Inscatolamento delle Piattaforme, non dei lavoratori: Le firme e le denunce devono essere indirizzate direttamente ai ministeri e alle procure contro le multinazionali, non per chiedere più pattuglie ai incroci.

​✊ Trasparenza algoritmica immediata: Gli algoritmi che assegnano ordini e punteggi devono essere pubblici, verificabili e contrattati con i lavoratori.

​✊ Abolizione del cottimo e paga oraria vera: L'unico modo reale ed efficace per eliminare i mercati neri degli account è garantire un reddito dignitoso basato sul tempo di lavoro, eliminando la corsa al massacro delle consegne.

​Conclusione: Giù le mani dall'anello debole!


​Finché i banchetti continueranno a concentrarsi solo sull'ultimo anello della filiera, i burattinai del Delivery continueranno a contare i profitti nell'ombra.

​Non firmiamo per farci reprimere.

Non siamo le comparse di una campagna elettorale o d'immagine.

Se volete fare pulizia, mandate i controlli nelle sedi delle piattaforme, non solo sui nostri marciapiedi.

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