Non siamo noi a sporcare il cibo: è il vostro profitto che puzza.


 

​Oggi i giornali titolano scandalizzati: “Batteri ed enterobatteri negli zaini dei rider: contaminate 7 borse su 15”. Si parla di igiene, di salute pubblica, di controlli e sanzioni. Ma, come al solito, la narrazione dominante punta il dito contro l'ultimo anello della catena: noi lavoratori delle consegne.

​La realtà è un’altra, ed è ora di dirlo a voce alta: la contaminazione degli zaini non è una negligenza dei rider, è una conseguenza diretta dello sfruttamento sistemico delle piattaforme di food delivery.

​1. Gli zaini ce li danno, ma chi si occupa della manutenzione?

​Le multinazionali del delivery non ci considerano dipendenti quando si tratta di diritti, ma pretendono che siamo noi a gestire sul campo ogni strumento di lavoro.

  • ​Gli zaini termici vengono usati per ore, sotto la pioggia, la neve o con 40 gradi d’estate, e accumulano l'usura di centinaia di consegne.
  • ​Non esistono punti di lavaggio né sanificazione forniti o rimborsati dalle aziende.
  • ​Non ci vengono forniti ricambi rapidi, coprizaini adeguati né materiale per la disinfezione quotidiana.

​Pretendere che un lavoratore che corre per pochi euro a consegna si occupi a proprie spese, nei ritagli di tempo e fuori dall'orario di lavoro di una sterilizzazione industriale è una follia contrattuale.

​2. Algoritmi assassini: il tempo per lavarsi non è previsto

​Il sistema di valutazione basato su algoritmo penalizza ogni singolo minuto di ritardo. Se ci fermiamo a pulire la borsa dopo una consegna in cui un contenitore difettoso si è aperto versando sugo o olio, rischiamo di perdere il turno o di essere penalizzati nel punteggio ("ranking").

Il messaggio delle app è chiaro: corri, consegna, non fermarti mai. In questo modello di business, la cura dell'igiene è considerata un "tempo morto" non retribuito.

​3. La responsabilità è delle Piattaforme, non di chi pedalando porta il pane a casa

​Colpevolizzare i rider per i batteri negli zaini è il classico scaricabarile all'italiana. Se la salute dei consumatori fosse davvero la priorità di queste piattaforme:

  • ​Fornirebbero zaini di ricambio e hub di sostituzione rapidi in ogni città.
  • ​Garantirebbero punti di igienizzazione e lavaggio aziendali.
  • ​Riconoscerebbero il tempo di sanificazione come tempo di lavoro retribuito.
  • ​Imporrebbero ai ristoranti partner imballaggi a prova di perdite, invece di vaschette di cartoncino scadenti che si disintegrano durante la corsa.

​Le nostre rivendicazioni

​Non accetteremo che questa ennesima inchiesta si traduca in multe o colpevolizzazioni ai danni dei lavoratori più vulnerabili. Se le istituzioni e i servizi d'igiene vogliono davvero tutelare i consumatori, devono sanzionare chi trae profitto da questo servizio senza garantire gli strumenti minimi per svolgerlo in sicurezza.

​Chiediamo subito:

  1. ​Hub sanitari in ogni città gestiti a spese delle piattaforme per il lavaggio e la disinfezione giornaliera del materiale di trasporto.
  2. ​Sostituzione periodica gratuita di zaini termici logori e fornitura di kit di igiene professionale.
  3. ​Paga oraria garantita e rispetto dei tempi di lavoro, affinché la sicurezza e la pulizia non siano un lusso a spese del salario del rider.

​Il cibo arriva caldo nelle vostre case grazie alle nostre gambe. Se le borse sono sporche, la colpa è di chi ha reso la nostra salute e la vostra sicurezza un costo da tagliare.

​Diritti, Sicurezza e Dignità per tutti i Rider!

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