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L’analfabetismo come pilastro delle zone grigie delle applicazioni di delivery

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  L’analfabetismo – linguistico, digitale e funzionale – non è un effetto collaterale del sistema delle applicazioni di delivery. È uno dei pilastri su cui questo sistema si regge per continuare a operare nelle sue zone grigie. Ed è fondamentale chiarirlo subito: non stiamo parlando di lavoratori incapaci di comprendere un contratto di collaborazione . Stiamo parlando di qualcosa di molto più profondo e grave. Stiamo parlando dell’ incapacità di leggere e comprendere una normale comunicazione aziendale . Di capire cosa fare dopo un infortunio. Di sapere come comportarsi davanti a un pronto soccorso. Di gestire una partita IVA. Di conoscere il codice della strada. Questa non è negligenza individuale. È una condizione strutturale su cui le piattaforme costruiscono il proprio modello. Quando non saper leggere diventa una condanna Molti rider non sono messi nelle condizioni di: comprendere messaggi, email o notifiche inviate dall’azienda comunicare correttamente che un ...

Deliveroo e la "libertà" vigilata: cronaca di un lunedì di sfruttamento

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  Ieri, 12 gennaio 2026 , è stata l’ennesima giornata che mette a nudo la realtà del lavoro tramite piattaforma. Alle ore 10:00 mi collego a Deliveroo da Barriera di Milano, a Torino, pronto a iniziare il turno. Quello che è seguito non è stato "lavoro", ma un esercizio di resistenza contro un algoritmo che sembra ignorare la logica e la dignità. Il gioco al ribasso dell'algoritmo Il primo ordine appare sullo schermo: ritiro presso il Despar di Trofarello con consegna a Chieri . Un tragitto di circa 36 km totali per un compenso di appena 11,37 € . Considerati i costi di gestione e l'usura del mezzo, è una proposta offensiva. Rifiuto l'ordine. Dopo pochi minuti, la stessa consegna riappare: la tariffa è stata maggiorata di soli 0,57 € . Una manciata di centesimi in più non giustifica una traversata del genere, nemmeno in scooter. Rifiuto di nuovo. Chilometri infiniti, compensi da fame Poco dopo arriva una terza proposta, ma la musica non cambia: ritiro da Macha Po...

Ci scandalizziamo dei rider. Ma forse stiamo guardando dalla parte sbagliata.

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  Ci scandalizziamo quando li vediamo sfrecciare su mezzi non omologati.   Ci scandalizziamo quando li vediamo con zaini sporchi, logori, troppo grandi.   Ci scandalizziamo quando li vediamo consegnare il nostro cibo sotto la pioggia, con indumenti di fortuna.   Ma i rider Glovo sono davvero imprudenti? Incoscienti?   O c’è un problema di fondo che non vogliamo vedere? Se pensiamo che una giacca impermeabile marchiata Glovo costa 43 euro — l’equivalente di circa 12 consegne — allora due domande dobbiamo farcele.   La prima: perché un lavoratore dovrebbe pagare di tasca propria per proteggersi durante il lavoro?   La seconda: chi guadagna davvero da questo sistema? Non è il rider a essere irresponsabile.   È il sistema che lo costringe a scegliere tra sicurezza e sopravvivenza.   Tra dignità e velocità.   Finché ci scandalizziamo per lo zaino sporco ma non per il contratto assente,   ...

Rider in Italia: quando le app fermano il dialogo, resta solo la mobilitazione

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 Negli ultimi mesi sembra che le piattaforme del delivery abbiano nuovamente deciso di mettere un freno – l’ennesimo – alle già fragili relazioni industriali. Relazioni che da anni denunciamo come precarie, non per caso, ma per una precisa visione delle aziende: continuare a considerare i rider di Glovo, Deliveroo e delle altre piattaforme come lavoratori autonomi, nonostante le vertenze, le sentenze e le inchieste che mostrano tutt’altro. Ogni volta che una causa mette in discussione questo modello, le piattaforme perdono soldi e soprattutto perdono l’immagine patinata del “mondo perfetto” che vogliono vendere. Così, invece di aprire un confronto serio e collettivo, concedono solo interlocuzioni individuali: casi singoli, blocchi illegittimi, problemi isolati. Mai una discussione strutturale, mai un tavolo che affronti le condizioni di tutti. E intanto i tempi della magistratura restano biblici. Le piazze parlano chiaro: i rider si stanno muovendo Dalle piazze di Torino a quelle d...

"Finché c’è la salute c’è tutto": Ma le App proteggono davvero i rider?

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Si dice spesso che "finché c’è la salute c’è tutto", ma nel mondo delle piattaforme digitali, questa frase sembra svuotarsi di significato. Le applicazioni di delivery garantiscono davvero il benessere dei lavoratori, o la salute è solo un altro "fattore passeggero"? Tra l'illusione del "lavoretto" e le umiliazioni quotidiane che molti rider sono costretti a subire, emerge una realtà fatta di debiti per i lavoratori autonomi e una gestione della sicurezza che appare, nel migliore dei casi, superficiale. Il paradosso delle visite mediche Le visite a cui i rider vengono sottoposti sollevano molti dubbi. Spesso non tengono conto di fattori fondamentali come il genere, la tipologia di mezzo utilizzato o l'anagrafica del lavoratore. Ma c'è chi si spinge oltre: colossi come Glovo e Deliveroo arrivano a verificare l'idoneità di un rider solo dopo 50 giornate lavorative . Un ritardo incomprensibile se l'obiettivo fosse davvero la prevenzione. ...

LA VERITA' NASCOSTA

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  Gig Economy: La verità dietro il "click" e l’inganno degli algoritmi Siamo abituati a pensare che tutto sia a portata di mano, ma la verità, come al solito, è nascosta dietro un click. Le multinazionali del delivery utilizzano la tecnologia come un velo per coprire dinamiche di sfruttamento, ma è proprio analizzando l'uso strumentale dell'Intelligenza Artificiale che possiamo smascherarle. Deliveroo: Il labirinto burocratico come arma di esclusione Il caso di Deliveroo è emblematico. L'azienda rifiuta sistematicamente le ricevute del rinnovo del permesso di soggiorno, accampando scuse che rasentano l'assurdo: Incompetenza dichiarata: Affermano che il loro personale non è in grado di riconoscere i documenti ufficiali. Abuso di potere: Si auto-attribuiscono un "diritto di controllo" sulla validità dei documenti che, per legge, spetta esclusivamente alle autorità competenti. Un documento è valido fino a prova contraria, non secondo l'umore di u...

Dietro l’Algoritmo batte un cuore di pietra: la verità sul lavoro dei Rider

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 Lo vediamo quotidianamente.  Lo vediamo nei gesti di chi, al servizio delle multinazionali del delivery, si nasconde dietro l'anonimato di un ufficio per prendere decisioni che stravolgono le nostre vite.  Non sono solo numeri: sono scelte che incidono direttamente sulla nostra retribuzione e sul nostro stile di vita. Spesso veniamo etichettati con disprezzo come "sfigati" o "irricollocabili", eppure veniamo sanzionati con il pugno di ferro.  Ecco la realtà che nessuno racconta: Multe Illegittime: Veniamo colpiti da trattenute arbitrarie con la formula standard "sospetto di frode". Un’accusa vaga che serve solo a decurtare i nostri guadagni senza possibilità di replica. Licenziamenti Algoritmici: Veniamo "disattivati" da un software che non ci riconosce o che interpreta male un dato, perdendo il lavoro da un momento all'altro senza una spiegazione umana. Il Ricatto dei Documenti: Veniamo bloccati e sbloccati a piacimento. La scusa è s...