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QUANDO L'ERRORE DELL'ALGORITMO DIVENTA TRAGEDIA: IL PARADOSSO DEI RIDER

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Ancora una volta emerge la brutalità del sistema delle piattaforme. La freddezza delle imposizioni dettate dall'Intelligenza Artificiale e l'assenza totale di un confronto umano trasformano un banale errore in un dramma che compromette la vita dei lavoratori. Il fatto: la sospensione arbitraria Un rider è stato sospeso perché l'applicazione non è stata in grado di valutare correttamente la sua idoneità attraverso una procedura del tutto blanda. Va sottolineato un dato allarmante: le piattaforme attivano questi controlli solo dopo 50 giornate di collaborazione, violando ancora una volta il D.Lgs 81/08 in materia di salute e sicurezza. Il blocco e il silenzio dell'assistenza Appena scatta il blocco, il lavoratore si attiva per richiedere la visita medica necessaria. Passano giorni nel limbo. È bene ricordare che, essendo inquadrati come lavoratori autonomi, per i rider lo stop significa zero retribuzione , mentre le tasse e le spese fisse continuano a correre senza sosta...

L’IPOCRISIA DI LORUSSO: TRA SELFIE ESTIVI E GELO ISTITUZIONALE

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  Abbiamo già denunciato su queste pagine l'operato del Sindaco Lorusso e della giunta comunale di Torino. Un’amministrazione che sembra essersi accorta dell’esistenza dei rider solo durante l'afosa estate del 2025, utile esclusivamente come sfondo per selfie elettorali e promesse puntualmente tradite. Siamo passati dal caldo torrido al gelo invernale, ma per chi pedala non è cambiato nulla. Torino: Culla della lotta, deserto della politica È bene rinfrescare la memoria a chi siede a Palazzo Civico: Torino è stata la pioniera della vertenza rider , così come lo è stata storicamente per ogni grande lotta sindacale. Qui sono nati i primi due casi di riconoscimento della subordinazione (e non della semplice etero-organizzazione); qui è stato siglato il primo protocollo meteo applicato a Just Eat; qui siamo stati la seconda città d'Italia a emettere un’ordinanza contro il caldo estremo. Eppure, nonostante questo primato di dignità, la giunta dorme dal 2018. Davanti all'ass...

Ma non doveva essere un progetto sostenibile?

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  All’inizio ce l’hanno venduta così: delivery green , città più pulite, rider in bicicletta, tecnologia al servizio dell’ambiente. Un progetto “innovativo”, “sostenibile”, persino “etico”. Oggi, dopo aver visto cosa succede davvero nelle strade e sulle nostre schiene, possiamo dirlo senza giri di parole: di sostenibile non è rimasto nulla . Dallo sfruttamento umano a quello ambientale Abbiamo già raccontato abbastanza dello sfruttamento dei rider: paghe a cottimo, algoritmi opachi, ricatti mascherati da “flessibilità”. Ma c’è un altro lato della storia che le piattaforme fanno finta di non vedere: l’impatto ambientale reale del food delivery . Il modello originario, basato sulle biciclette muscolari, è stato spazzato via dagli stessi meccanismi imposti dalle app. Consegne sempre più veloci, distanze sempre più lunghe, penalizzazioni per chi “ci mette troppo”. Il risultato? Le bici non bastano più. Ritmi impossibili = mezzi più inquinanti Per stare dietro agli algoritm...

Shopopop: Il "Cuoricino" della Vergogna e l'Addio con Sfruttamento

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L'improvvisa fuga di Shopopop dal mercato italiano ci lascia con l'amaro in bocca, ma senza sorprese. Il gigante delle consegne "collaborative" ci liquida con un laconico messaggio: "GRAZIE ITALIA" , rigorosamente accompagnato da un cuoricino. Sappiamo bene cosa nasconde quel simbolo. Non è affetto, è il ringraziamento di chi ha trovato in Italia terreno fertile per lo sfruttamento legalizzato . Quel cuore batte solo per il profitto estratto dal sudore di chi, in questi anni, ha garantito il servizio sotto la maschera della "cortesia" e del mutuo aiuto. La nostalgia dei padroni, la fame dei lavoratori Analizzando la lettera d'addio, passiamo dall'indignazione al riso amaro. L’azienda dichiara che “conserverà un ricordo nostalgico delle peripezie durante le consegne e della volontà dei rider ad aiutare l’applicazione” . Le "peripezie": Quelle che l'azienda chiama avventure erano, per noi, turni massacranti, assenza di tutele ...

I DISPERANDI

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  “ “Disperandi” è la parola giusta. Nel caso del rider indica la condizione di chi lavora senza più nemmeno la speranza di migliorare. Il rider entra nella piattaforma pensando: “intanto faccio questo”. Poi il tempo passa, le tariffe scendono, le penalità aumentano, le alternative spariscono. E lì nasce lo stato di disperandi: non è solo sfruttamento, è assenza di orizzonte. 👉 lavori ma non costruisci futuro 👉 fatichi ma non accumuli diritti 👉 resisti ma non migliori la tua condizione La piattaforma non promette crescita, promette solo sopravvivenza immediata. Ogni consegna è necessaria, nessuna è risolutiva. Il rider “disperando”: accetta paghe sempre più basse accetta regole sempre più arbitrarie accetta l’idea che domani sarà uguale o peggio di oggi Non è rassegnazione totale, è peggio: è lavorare senza speranza ma senza poter smettere. Per questo il lavoro in piattaforma non è solo precario è un lavoro che si regge sulla disperazione organizzata. Questa vignetta non nasce p...

​Il Business della Prevaricazione: Perché la "Collaborazione" è un Inganno

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    ​Hanno il vizio vizio di chiamarla "collaborazione", ma la verità è un'altra: hanno trasformato il lavoro in un sistema di prevaricazione totale per nutrire il proprio business. Li abbiamo denunciati per come sfruttano i rider, ma i giganti delle applicazioni digitali non si fermano davanti a nulla. Ora lo vediamo chiaramente: l’oppressione si è estesa ai ristoratori. ​Nonostante queste piattaforme trattengano già il 30% su ogni ordine lordo — senza curarsi di tasse, materie prime, bollette, affitti o costi del personale che gravano interamente su chi produce il cibo — pretendono ancora di dettare legge con penali e algoritmi punitivi. ​La Guerra tra Poveri ​Qual è il risultato? La classica, spietata guerra tra poveri . Ristoratori contro rider. Una guerra vera e propria in cui: ​ I ristoratori arrivano a fotografare i rider come "prova" della consegna, esasperati dal rischio di rimborsi ingiusti. ​ I rider si infuriano perché costretti ad aspettat...

Non chiamatela "disparità": questo è Sfruttamento

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  ​In ambito giuridico e sindacale, la disparità di trattamento viene asetticamente definita come l'applicazione di condizioni economiche o normative differenti a lavoratori con identico inquadramento, mansioni e anzianità. Ma nel mondo del delivery, questa definizione è un eufemismo che nasconde una realtà ben più brutale. ​Per anni, le aziende del settore si sono fatte scudo dietro Assodelivery , facendo comunella sulla pelle dei rider per comprimere diritti e salari. Nel 2021, il fronte si è apparentemente spaccato: tre aziende sono rimaste ancorate all'ideologia padronale dei "rider autonomi", mentre una ha ceduto al modello della subordinazione. Nel frattempo, una delle paladine dell'autonomia ha abbandonato i lavoratori, disconnettendoli dall'oggi al domani come se fossero semplici pezzi di ricambio. ​Si potrebbe pensare che chi ha ottenuto il contratto subordinato sia finalmente tutelato. Niente di più falso. Ci troviamo di fronte a contratti part-...